La ‘ndrangheta è “ovunque”: la DNA fotografa un Paese inghiottito dalle mafie.

L’ITALIA E’ ORMAI UN PAESE INGHIOTTITO DALLE MAFIE 

La ‘ndrangheta è “ovunque”: la DNA fotografa un Paese inghiottito dalle mafie

È stata presentata oggi la Relazione annuale 2016 della Direzione distrettuale Antimafia e Antiterrorismo che racconta di come la ‘Ndrangheta sia ormai presente su tutto il territorio nazionale (oltre che nel mondo). Ma anche Cosa Nostra, Camorra e Sacra Corona Unita sono in ottima salute. I loro alleati? Pezzi di politica, professionisti e massoneria. Come sempre.

Giovedì 22 GIUGNO 2017

Di Giulio Cavalli

La ‘Ndrangheta? È ovunque. E questa volta non lo dice solo qualche studioso isolato o qualche attivista troppo volenteroso ma la colonizzazione è descritta nella Relazione annuale 2016 della Direzione distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, presentata oggi dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti e dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi. Il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana “sono territori in cui l’organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attivita’ criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, talvolta veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, talaltra in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse”, si legge nella relazione, mentre per quanto riguarda Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ed Umbria, “sono regioni in cui, invece, vari sodalizi di ndrangheta hanno ormai realizzato una presenza stabile e preponderante, talvolta soppiantando altre organizzazioni criminali – cosi’ come avvenuto, per esempio, in Piemonte con le famiglie catanesi di Cosa Nostra – ma spesso in sinergia o, comunque, con accordi di non belligeranza, con le stesse, fenomeno riscontrato in Lombardia ed Emilia Romagna, ove sono attivi anche gruppi riconducibili alla Camorra o a Cosa Nostra”.

La pervasività mafiosa però non si limita al territorio nazionale ma tracima in vari stati europei oltre che in America e Australia, continuando a prediligere il Sud America come partner commerciale per lo smercio di cocaina. Per la DNA infatti “continuano, poi, ad essere sempre solidi, i rapporti con le organizzazioni criminali del centro/sud America con riferimento alla gestione del traffico internazionale degli stupefacenti, in primis la cocaina, affare criminale in cui la ‘ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa”. Ma come è stat possibile questa potentissima ascesa? Semplicemente le mafie sono riuscite ad accreditarsi presso pezzi di politica, della massoneria e del mondo dei professionisti in un’alleanza che sopravvive fin dagli albori e continua ad essere in ottima salute: le indagini infatti “hanno rivelato un rapporto tra la ‘ndrangheta, esponenti di rilievo delle Istituzioni e professionisti – legati anche ad organizzazioni massoniche ed ai Servizi segreti – di piena intraneità, al punto da giocare un ruolo di assoluto primo piano nelle scelte strategiche dell’associazione, facendo parte di una ‘struttura riservata’ di comando”. Proprio a questo proposito viene citata come paradigma la figura di Paolo Romeo, “ritenuto – si legge nella relazione della DNA – il vero e proprio motore dell’associazione segreta emersa nel procedimento Fata Morgana e delineatasi con le indagini Reghion e Mammasantissima, dimostratasi in grado di condizionare l’agire delle istituzioni locali, finendo con il piegarle ai propri desiderata, convergenti, ovviamente, con gli interessi più generali della ‘ndrangheta”. Secondo la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo  su Paolo Romeo “le diverse indagini hanno delineato quale appartenente al mondo massonico e, al contempo, uomo di vertice dell’associazione criminale, dei cui interessi e’ portatore, nel mondo imprenditoriale ed in quello politico, ruolo svolto con accanto personaggi che sono sostanzialmente gli stessi quantomeno dal 2002, dunque da circa 15 anni, senza dimenticare i suoi antichi e dunque ben solidi rapporti con la destra estrema ed eversiva, nel cui contesto, versa la fine degli anni 70, ebbe modo di occuparsi della latitanza di Franco Freda, imputato a Catanzaro nel processo per la strage di piazza Fontana”. “All’interno di questa cabina di regia criminale – si legge ancora nella Relazione – è stato gestito il potere, quello vero, quello reale, quello che decide chi, in un certo contesto territoriale, diventerà sindaco, consigliere o assessore comunale, consigliere o assessore regionale e addirittura parlamentare nazionale od europeo. Sono stati, invero, il Romeo ed il De Stefano a pianificare, fin nei minimi dettagli, l’ascesa politica di Alberto Sarra, consigliere regionale nel 2002 – subentrando a Giuseppe Scopelliti, fatto eleggere Sindaco di Reggio Calabria”.

Ma non sono solo i politici in carica ad essere spesso i “camerieri” delle mafie: nella relazione infatti viene anche descritta la figura del “facilitatore”: “un soggetto – si legge – intermedio ed autonomo, a suo modo un professionista nel mondo delle opere e dei servizi pubblici (come lo e’ il broker nel narco-traffico). Spesso ex politici o para-politici, ex funzionari pubblici, che, con la pregressa pratica, hanno imparato a conoscere la macchina degli apparati pubblici, i suoi tempi, i suoi meandri, i suoi passaggi. Ed hanno, quindi, amicizie nel descritto contesto, come nelle organizzazioni che a loro si rivolgono per ottenere le loro prestazioni”. Un elemento intermedio che si occupa “di fare incrociare la domanda di tangenti ed utilità varie (che, come poi vedremo, sono sostanzialmente altre tre) proveniente dal ceto politico – amministrativo disponibile, con quella di appalti, gestione di servizi, incarichi di ogni tipo, proveniente del ceto imprenditoriale, spesso mafioso, ma non solo”. È il mezzo preferito per “oliare” i rapporti rimane, come sempre, la corruzione che, scrive la DNA, “determina di fatto l’acquisizione (ma forse sarebbe meglio dire, l’acquisto) in capo alle mafie stesse, dei poteri dell’Autorità’ Pubblica che governa il settore amministrativo ed economico che viene infiltrato”.

Se la ‘Ndrangheta è dappertutto però anche le altre organizzazioni criminali non se la passano male: secondo la DNA Cosa Nostra “si presenta tuttora come un’organizzazione solida, fortemente strutturata nel territorio, riconosciuta per autorevolezza da vasti strati della popolazione, dotata ancora di risorse economiche sconfinate ed intatte e dunque piu’ che mai in grado di esercitare un forte controllo sociale ed una presenza diffusa e pervasiva” esprimendo su Palermo “al massimo la propria vitalità”; la Sacra Corona Unita tra Brindisi e Lecce dimostra “una perdurante, e per certi versi rinnovata, vitalità” mentre nella zona lucana “sta sviluppando una spiccata capacità ad intrecciare rapporti, prevalentemente di natura corruttiva, con amministratori pubblici e politici locali, finalizzati ad ottenere piu’ agevolmente appalti per servizi ed opere pubbliche e, quindi, compiere un salto di qualità verso un pieno inserimento nell’economia locale; a ciò si aggiunga la dimostrata attitudine ad effettuare lucrosi investimenti, in particolare nel settore delle scommesse e del gioco d’azzardo”. La Camorra invece, stando alle indagini, ha messo in atto un sistema “di infiltrazione nel sistema economico ad opera di gruppi imprenditoriali a tutti gli effetti compenetrati nell’organizzazione camorristica che sempre piu’ frequentemente estendono la loro operatività oltre i confini regionali e nazionali”. La DNA, inoltre segnala “molteplici focolai di violenza disseminati nell’area metropolitana e nella provincia di Napoli”. “In altre parole – si legge – sembra che oggi siano in corso più ampi sommovimenti negli assetti criminali camorristici, di cui gli omicidi e gli agguati costituiscono la manifestazione più eclatante”. La fibrillazione criminale “si registra sia nelle periferie urbane che nel cuore cittadino, nell’area settentrionale e orientale di Napoli, nel quartiere Sanità e dei Quartieri Spagnoli e Forcella” per una “spasmodica ricerca dei gruppi criminali di estendere lo spazio d’azione criminale. La situazione di elevato pericolo per l’ordine pubblico e’ resa ancor piu’ grave dai protagonisti di tali scenari, spesso nuove leve criminali: killer giovanissimi che si caratterizzano per la particolare ferocia che esprimono ed agiscono al di fuori di ogni regola”.

I fatti, quindi, dicono che nonostante la retorica e i buoni propositi le mafie continuano vivaci a prosperare e, di conseguenza, che le misure della Stato siano inefficaci. Ma questo, ovviamente, non lo troverete scritto da nessuna parte nella relazione.

 

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