La monnezza è ancora miniera d’oro per mafia e camorra. Giulio Facchi: “La criminalità guarda ai Paesi dell’est Europa”

La monnezza è ancora miniera d’oro per mafia e camorra. Giulio Facchi: “La criminalità guarda ai Paesi dell’est Europa”

CASERTA (g.g.) – L’emergenza rifiuti in Campania non è mai terminata. Come di recente ha affermato Raffaele Cantone, presidente Anac: “la gestione dei rifiuti è ancora nelle mani della mafia legalizzata“. Un meccanismo ancora non regolarizzato, anche perché è complicato ridefinire un sistema che da una parte è stato apparentemente rottamato, con una sequela di interdittive antimafia che hanno colpito le varie imprese protagoniste dagli anni 90 in poi, dall’altro, sembra ancora vivo e vegeto, visto che, come ci indica il caso eclatante di Ecocar, ma anche altri casi, come quello della Senesi a Mondragone, continua, nonostante l’interdizione e grazie alla pigrizia e alla incapacità conclamata e impunita di uno stato, delle sue prefetture, a esercitare il servizio e a incassare tranquillamente in proroga con la scusa dei tempi lunghi delle nuove gare. A queste si presentano imprese con nuovi nomi ma che dentro, direttamente o indirettamente sono controllate dagli stessi protagonisti di prima o da loro prestanome.

Abbiamo dunque ritenuto utile, dopo la prima intervista dell’autunno scorso, di chiedere, anche alla luce dell’interesse che quel documento giornalistico ha suscitato, a Giulio Facchi, ormai famoso sub commissario per l’emergenza rifiuti, ai tempi ancor più bui della camorra imperante dei servizi segreti più o meno deviati, di fornirci altre informazioni, per consolidare la nostra conoscenza storica e quella dei nostri lettori, che sono abituati bene dalla ricerca inesausta che questo giornale fa ogni giorno sulla matrice storico-culturale di quelli che sono i fenomeni criminali più importanti che affliggono il nostro territorio.

L’intervista è curata dalla collega Tina Palomba.

CASERTA (Tina Palomba)Dottor Facchi, quando si parla di rifiuti, si rischia di perdersi, di dissipare energie, di non cogliere, vista l’ampiezza e la numerosità dei problemi, gli aspetti fondamentali di questa grande questione sociale. Ci dà una sua spiegazione sintetica di quello che è secondo lei, il grande problema dei rifiuti in Campania e in provincia di Caserta in particolare?

E’ chiaro che si è portati naturalmente a concentrare il proprio pensiero sulle cosiddette emergenze dei rifiuti limitandosi al problema della difficoltà ricettiva degli impianti che poi conduce alla saturazione e all’immondizia che giace nelle città, ma il problema è più ampio e riguarda l’incapacità di chi ha funzioni di podestà di mettere in linea, di dare fluidità al sistema complesso che comprende diverse funzioni. Nelle emergenze del 1999 e nel 2008 si è verificato un corto circuito dell’intero sistema, a partire dalla sua radice.  E qui non d’inventa niente raccolta differenziata spinta, impianti di recupero, valorizzazione e smaltimento solo per le parti non altrimenti riciclabili attraverso un processo diretto.

Come procede la rotta verso il sud est asiatico? Pare che esistano problemi finanche per altri Paesi europei che non vivono in maniera acuta le nostre stesse emergenze.

In realtà la rotta asiatica verso la Cina ha subito in questi ultimi tempi un importante stop. La rinuncia ad accogliere, come era successo fino ad oggi, plastica, carta e a maggior ragione altri rifiuti più impattanti, ha costretto molti Paesi anche europei a modificare i propri progetti. Per quanto riguarda il recupero di plastica e carta, a parte il rilancio di alcune destinazioni come Vietnam, India, Malesia che non sono certo in grado di supplire al vuoto lasciato dalla Cina, vanno rilanciate le attività di recupero comunitarie; ma il blocco cinese ha influito in modo devastante sul valore delle materie prime da avviare al riciclo.  Nei Paesi europei più attenti stanno sviluppando la ricerca di altre forme di recupero, come la produzione di combustibile dalla plastica. Triste pensare che le prime interessanti sperimentazioni furono fatte nel 2002 in Campania, proprio nel casertano ma furono poi abbandonate.

E allora, saltata la Cina, esistono ancora delle alternative di esportazione?

Molti si stanno muovendo sui mercati dell’est Europa: Bulgaria, Polonia, Ungheria e Romania ad esempio. Queste destinazioni offrono però sbocchi soprattutto allo smaltimento del tipo Cdr. Questi Paesi sono interessati dunque alla produzione di combustibile, all’aspetto energetico legato al trattamento, per questo motivo c’è una discreta domanda anche per i rifiuti di tipo industriali e e per quelli assimilabili, molti dei nostri rifiuti, quindi,  sono destinati a quelle aree. Ma non siamo i soli, se il tema materie da inviare al recupero, tipo carta e plastica, sta coinvolgendo tutti i Paesi europei, quello connesso allo smaltimento sta coinvolgendo anche l’Inghilterra e in parte la Germania.
L’accresciuto fabbisogno di smaltimento dei rifiuti anche di altri Paesi ha fatto crescere il prezzo nelle aree dell’est Europa. Il pericolo è che la criminalità organizzata cerchi di sfuggire al nostro sistema dei controlli, cercando soluzioni improbabili in altri Paesi. Non mi stupire se il fenomeno di capannoni e stoccaggi che prendono fuoco cominciasse a manifestarsi in Ungheria, Polonia e non solo.”

 

17 Maggio 2019

Fonte:https://casertace.net/

Archivi