La memoria di Rocco Chinnici a 38 anni dalla strage

La memoria di Rocco Chinnici a 38 anni dalla strage

Aaron Pettinari e Marta Capaccioni 29 Luglio 2021

Oggi in via Pipitone Federico onorato il magistrato, i carabinieri Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta e il portiere Stefano Li Sacchi

Quello là saluta e se ne saliva nei palazzi. Ma che disgraziato sei, saluti e te ne sali nei palazzi. Minchia e poi è sceso, disgraziato, il Procuratore Generale di Palermo”. Così il capo dei capi Totò Riina, intercettato in carcere nel 2013 mentre parlava con il capomafia Alberto Lorusso, raccontava la strage in cui fu ucciso il capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo Rocco Chinnici, saltato in aria per l’esplosione di un’autobomba il 29 luglio del 1983. Con lui morirono anche due carabinieri della scorta Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta e Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile di via Pipitone Federico, a Palermo, in cui il giudice abitava.
Il capomafia corleonese descriveva l’esplosione, alla quale assistette da lontano un commando di killer di Cosa nostra, che sbalzò in aria il magistrato facendolo poi ricadere a terra.
Parole che vale la pena ricordare per comprendere il perverso pensiero mafioso.
Per un paio d’anni mi sono divertito – aggiungeva Riina per poi rivolgersi, apparentemente, ai magistrati di oggi – Minchia che gli ho combinato dobbiamo prendere un provvedimento per voialtri, uno che vi fa ballare la samba così che vi fa salire nei palazzi e vi fa scendere come vuole, come se fossero formiche”.

Oggi a Palermo si ricordava un magistrato che prima di altri aveva intuito cosa fosse Cosa nostra e le sue connessioni con l’alta finanza, la politica e l’imprenditoria. E fu tra i primi a capire che bisognava cercare tutte le interconnessioni tra i grandi delitti compiuti dalla mafia per studiare unitariamente l’intero fenomeno mafioso.
Una grandezza, quella di Chinnici, resa manifesta anche da quella sua volontà di potenziare e rendere efficaci gli strumenti per la lotta alla mafia, gettando le basi per la nascita del futuro pool antimafia.
C’è un dato che balza all’occhio dei presenti: l’assenza della cittadinanza.
E’ sempre così il 29 luglio. Forse anche per quella folta presenza istituzionale che appare sempre più scollata al bisogno di una memoria semplice e concreta.
Le stragi ed i delitti hanno segnato la vita di tanta gente e ancora oggi a Palermo, come dimostrano le continue inchieste e gli arresti, la criminalità organizzata è presente. Il segno che serve qualcosa in più.
Alla commemorazione erano presenti la figlia del magistrato Caterina Chinnici, europarlamentare, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, Francesco Messina direttore del Dac (Direzione Centrale Anticrimine), la neo procuratrice europea, la rumena Laura Codruţa Koevesi, il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, il prefetto di Palermo Giuseppe Forlani, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il questore di Palermo Leopoldo Laricchia, il comandante della Legione Carabinieri Sicilia, il generale Rosario Castello, il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo Arturo Guarino, il comandante regionale della Guardia di Finanza Riccardo Rapanotti e il comandante provinciale della Guardia di Finanza Antonio Nicola Quintavalle Cecere.
Accanto a loro anche il nuovo presidente del tribunale Antonio Balsamo, il presidente della Sezione Gip del tribunale di Palermo, Alfredo Montalto, il Presidente della Corte d’Appello, Matteo Frasca, l’ex membro del pool antimafia Giuseppe Di Lello ed i magistrati Geri Ferrara e Amelia Luise, ma anche Vincenzo Agostino (papà del poliziotto Nino, ucciso con la moglie Ida il 5 agosto del 1989), Antonio Vullo e Giovanni Paparcuri, quest’ultimo sopravvissuto alla strage e testimone diretto degli ultimi momenti di Chinnici. Nel suo volto si scorge sempre emozione.
Particolarmente importante, quest’anno, proprio la presenza della neo Procuratrice europea Laura Codruța Kövesi, magistrata rumena, la quale ha assicurato che la priorità oggi è quella di “assicurare un efficiente avvio dell’operato” e “di costruire un’istituzione che possa davvero funzionare a tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea e, quindi, dei principi di democrazia e libertà”. “E’ molto importante per me essere qui oggi perché Rocco Chinnici rappresenta un modello, una fonte di ispirazione, insieme agli altri magistrati che hanno dato la loro vita per la lotta alla mafia” ha aggiunto ancora rispondendo alle domande dei giornalisti. E poi ancora: “E’ la mia prima volta a Palermo, Chinnici rappresenta un modello perché il suo metodo di scambio di informazioni, il tracciamento del denaro, cioè il ‘Follow the money’, e tutto ciò che ha rappresentato l’avvio del pool antimafia, rappresenta oggi quello che la Procura europea sta mettendo in pratica nella lotta anche alle organizzazioni criminali in tutta Europa”.

Fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/309-topnews/85130-la-memoria-di-rocco-chinnici-a-38-anni-dalla-strage.html

 

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