La mancata pubblicazione del comunicato di solidarietà e di vicinanza a Bruno Fiore. In provincia di Latina succede anche questo ai danni di chi combatte contro le mafie.

Un avvocato difensore di un imputato nel processo “Damasco 2 “ per i fatti di Fondi durante il dibattimento ha accusato il consigliere comunale Bruno Fiore –che si è costituito parte civile, insieme al suo collega e nostro amico Enzo Trani – di aver usufruito in passato di un servizio a pagamento da parte dell’impresa di trasporti della quale è titolare uno degli imputati.

La stampa locale ha riportato la notizia con la massima evidenza e qualche giornale l’ha addirittura pubblicata sulle locandine affisse fuori dalle edicole.

L’immagine di Bruno Fiore – che, come si sa, è stato la punta avanzata del movimento che a Fondi ha lottato contro le mafie dando vita, peraltro, ad un apposito Comitato e subendo così anche degli attentati incendiari – è uscita di conseguenza fortemente danneggiata.

L’attacco a Bruno Fiore è stato sferrato, guarda caso, in dibattimento e a pochi giorni dall’emanazione della sentenza del processo “Damasco”.

In effetti le cose non stanno proprio così.

Il trasporto dei mobili- ci ha chiarito Bruno Fiore, al quale, in virtù della sua provata serietà crediamo – è stato ordinato anni fa dal fratello, il quale, dovendo spostare la sede dell’Associazione di cui era presidente, si servì, a pagamento ovviamente, della impresa di trasporti cui fa riferimento l’avvocato.

Non si tratta, quindi, di Bruno Fiore, che peraltro non faceva parte dell’associazione interessata, ma del fratello.

A questo punto una precisazione pubblicata con la stessa evidenza avrebbe chiarito il tutto e riparato il danno all’immagine di Bruno Fiore.

Ci teniamo a precisare che Bruno Fiore, insieme ad Enzo Trani, altro consigliere che si è costituito parte civile nel processo “Damasco 2”, è socio della nostra Associazione ed entrambi sono componenti del Consiglio Direttivo dell’Associazione Caponnetto.

Noi abbiamo interpretato l’azione come un tentativo di delegittimare Bruno Fiore che- lo ripetiamo – è una delle figure più rappresentative in provincia di Latina sul piano della lotta alle mafie.

E fin qui nulla da eccepire perché riteniamo che un avvocato difensore di un imputato abbia il diritto di ricorrere a tutti i mezzi nel rispetto delle leggi per svolgere il suo ruolo.

Sarà eventualmente Bruno Fiore a tutelare la sua immagine nelle sedi opportune.

Il problema che ci riguarda direttamente, come Associazione antimafia. è un altro e più generale.

Noi capiamo le finalità dell’atto e lo inquadriamo in un contesto che va al di là del processo “Damasco 2” e del “caso Fondi”.

E’ in atto da tempo una campagna sottile che secondo noi tende a delegittimare tutte le persone che, in una veste o nell’altra, sono impegnate a combattere in provincia di Latina le mafie.

Un clima inquietante che ha visto vittime, di volta in volta, di tale compagna l’ex Prefetto di Latina Frattasi, attuale Capo della Segreteria del nuovo Ministro dell’Interno, rimosso e trasferito su due piedi dopo il “caso Fondi”, Prefetti, ufficiali dei Carabinieri, Funzionari di Polizia, che hanno fatto parte della Commissione di accesso agli atti del Comune di Fondi, definiti “ pezzi deviati dello Stato”; la nostra Associazione; Libera; gli stessi magistrati delle DDA che svolgono le inchieste e che redigono le relazioni semestrali della DNA sulla presenza mafiosa in provincia di Latina, di fatto sistematicamente smentiti da coloro che rilasciano di continuo dichiarazioni, pubblicate con molta evidenza, con le quali si nega la presenza mafiosa sui territori.

Noi abbiamo ritenuto doveroso e giusto esprimere a Bruno Fiore la vicinanza e la solidarietà dell’Associazione Caponnetto, e, ciò, anche perché tutti sappiano che colpire un nostro amico, peraltro già rimasto vittima nel caso in esame di attentati incendiari, significa colpire l’intera Associazione.

Ci risulta che altrettanto hanno fatto gli amici di Libera con una dichiarazione del proprio coordinatore regionale Antonio Turri.

Abbiamo inviato il comunicato a quasi tutti i giornali, a quelli che abbiamo ritenuto finora i più sensibili al problema della lotta alle mafie, ed anche ad alcune importanti agenzie giornalistiche a livello nazionale.

Nessuno, ma proprio nessuno ha pubblicato né il comunicato dell’Associazione Caponnetto né le dichiarazioni di Libera, consentendo in tal modo, volutamente o meno, di far scempio della verità ai danni, in questo caso, di chi lotta contro le mafie.

Ci fermiamo qua, lasciando il giudizio a chi legge.

Anche questo succede in provincia di Latina!

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