La mafia torna ad uccidere Liguria, l’ombra della faida

Il Fatto Quotidiano

La mafia torna ad uccidere Liguria, l’ombra della faida

Ventimiglia. Ha confessato il killer di Joseph Fedele: è il rampollo della ‘ndrina dei Pellegrino. È il 1° delitto firmato dai clan dagli anni 90

di Marco Grasso | 29 DICEMBRE 2020

Il primo omicidio di mafia avvenuto in Liguria negli ultimi 25 anni ha già un reo confesso: Domenico Pellegrino, 23 anni, rampollo del clan di ’ndrangheta di Seminara che domina Bordighera. Ma le certezze su questo caso finiscono qui. L’improvvisa (e anomala) ammissione convince poco gli inquirenti. Soprattutto il presunto movente: un litigio nato dalla compravendita di un’auto. Troppo poco per spiegare l’“esecuzione in stile mafioso” – due colpi in testa, esplosi con la vittima in ginocchio – di “Joseph” (Giuseppe) Fedele, 60 anni, narcotrafficante di origini calabresi residente a Beausoleil, in Costa Azzurra, una sorta di uomo-cerniera tra il “milieu” del Var (la mafia locale) e le ’ndrine d’Oltralpe. “Vicino al clan Fargette”, gruppo malavitoso alleato a sua volta dei clan calabresi di Ventimiglia, non da ieri infastiditi dall’esuberanza dei Pellegrino.

Il corpo di Fedele era stato abbandonato in un fosso a Ventimiglia il 22 settembre. Per il medico legale sul cadavere hanno infierito due armi diverse. Ecco perché per i carabinieri di Imperia e la Dda di Genova è plausibile “un movente legato alla droga” e “l’intervento di più persone”, almeno un terzo uomo. Un accenno che sembra emergere dalle telefonate: “Lo abbiamo tirato, quel porco”, dice Pellegrino. C’è di più. Quando il giovane decide di consegnarsi, la sorella Roberta lo riprende per aver seguito i “consigli” di un pezzo grosso della famiglia: “L’ho sempre detto io di finirla… io, la mamma, tutti, di ascoltare il grande eroe di tuo zio Roberto, hai visto?”. Il riferimento è a Roberto Pellegrino, in carcere per associazione mafiosa, insieme a Giovanni, padre del killer, e al nonno Ciccio Barilaro.

Il corpo di Fedele viene trovato il 21 ottobre. A identificarlo è un conoscente, Fortunato Foti, corriere della droga fra Spagna e Italia emerso in indagini antimafia. Aveva appuntamento con la vittima il giorno della sparizione. Quanto a Fedele, a Nizza è stato condannato per droga e gestione di bische clandestine. La moglie Marie Clotilde Regnier è figlia del leggendario padrino di Tolone Loulou Regnier. Gli altri figli del boss sono finiti male: a Michel hanno sparato nel 1998, a Jean Claude nel 2012.

Da subito le indagini si indirizzano su un camioncino ripreso dalle telecamere nei pressi del luogo del delitto. È usato da Girolamo Condoluci, 42 anni, cugino del killer, indagato per favoreggiamento. È preoccupato per le tracce che si sono lasciati dietro: “’Sto furgone puzza di cadavere”, si lamenta il 17 novembre. Teme per la tenuta del cugino: “Non parlare al telefono”, gli ripete spesso. E quando questi gli confida di avere un appuntamento dallo psicologo, lo ammonisce: “Non gli dire un cazzo”. La conversazione ricorda quasi una puntata dei Sopranos: “Tranquillo, gli dico che ho problemi sul lavoro e che hanno arrestato il nonno”. Tutto precipita il 15 dicembre. I due vogliono dare fuoco al furgone e cancellare le prove: “Venti litri e passa tutto”. Il blitz dei carabinieri lo impedisce: “Sanno tutto Domenico, regolati”, dice Condoluci. “Dovevamo bruciarlo ieri, vedevi come capivano che ero stato io”, risponde l’altro. Il giovane Pellegrino ha fama di testa calda e per questo viene rimproverato dallo zio Maurizio, appena scarcerato: “Non so cos’hai in testa, sei una rovina. Bastava un colpo a una gamba. Adesso ti metti su una branda e dormi per un po’ di anni bello mio”.

La Dda di Genova e i carabinieri del Ros hanno aperto un’inchiesta sui tanti collegamenti che ritornano tra i clan italiani e francesi. In Costa Azzurra le famiglie calabresi nascondono latitanti, riciclano denaro e trafficano droga. Per alcuni pentiti ci sono almeno una decina di locali di ’ndrangheta, regolate da una “camera di controllo” a Nizza, una sorta di ambasciata del crimine, che ha il compito di risolvere i dissidi. Come accaduto a settembre, quando un membro del clan Gallico era arrivato dalla Calabria per risolvere una controversia per una partita di droga non pagata, recuperata attraverso la mediazione del clan calabrese dei Magnoli di Vallauris. Quell’intervento evitò una “Gomorra”, secondo i protagonisti, poi arrestati. Altro dettaglio interessante riguarda il tramonto dei vecchi boss di Ventimiglia, colpiti dalle inchieste antimafia. Al funerale del capobastone Peppino Marcianò, nel 2017, la vedova era accompagnata proprio dal figlio del vecchio boss Jean Louis Fargette, assassinato nel 1993 a Vallecrosia, a due passi da Bordighera, in circostanze mai chiarite. Per i pm è arrivato il tempo di alzare il velo su ciò che accade oltre confine.

 

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