La mafia si é aggiornata ed ha cambiato pelle.Ora deve farlo anche l’antimafia.Basta con l’antimafia delle chiacchiere ed avanti con quella dell’INDAGINE e della DENUNCIA .E’ necessario aiutare la Magistratura. Se non si fa questo si é inutili.L’Associazione Caponnetto deve stare sempre di più in prima linea.

LEGNINI “LA MAFIA? STA CONQUISTANDO NUOVI BUSINESS”

22 settembre 2015

“Dopo le stragi del 1992, è cambiato moltissimo. C’è stata una reazione forte da parte dello Stato, le strutture investigative delle forze dell’ordine e della magistratura si sono enormemente rafforzate, è cambiato anche il clima culturale che, di certo non ha stroncato definitivamente questo cancro che corrode la società, non solo nel Sud Italia, ma ha comunque posto fine alla modalità delle stragi e del terrore che sino a quel momento aveva caratterizzato l’operato mafioso”. Lo ha detto Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, intervenendo a Voci del mattino, Radio1 Rai, in occasione dell’anniversario degli omicidi di Rosario Livatino e Antonino Saetta, due dei dodici magistrati assassinati dalla mafia tra il 1971 e il 1992. 

“La mafia in questi anni ha mutato pelle. Non è più quella delle stragi, conquista sempre maggiori spazi in nuovi business, dimostrando grandissima capacità di penetrazione, attraverso lo strumento della corruzione, in molti settori come quello degli appalti – ha aggiunto Legnini -. Si è assistito, oltre che alla globalizzazione dell’economia, anche alla globalizzazione delle mafie, che impone una grande attenzione investigativa. E in questo la Procura nazionale antimafia e le procure distrettuali, con la banca dati di cui dispongono, costituiscono modelli di riferimento per molti altri Paesi”.  

“Nel 1984 – ha ricordato Legnini – in un discorso pronunciato a Canicattì, Rosario Livatino enunciò i 4 punti che a suo avviso dovevano caratterizzare il ruolo e il lavoro del magistrato: il rapporto tra il giudice e la sfera politica, il rapporto del giudice con il mondo dell’economia e del lavoro, la proiezione esterna del magistrato, quindi il suo ruolo di comunicatore al di fuori della sua funzione, e la responsabilità del magistrato. Trentuno anni fa quelli erano i temi centrali su cui si discuteva e tutto sommato oggi sono rimasti gli stessi, cosa che dimostra la straordinaria intelligenza e lungimiranza di quel giovane magistrato. Uccidendolo, la mafia ha commesso un crimine orribile, privandoci di una figura di grandissima capacità e avvenire. Ma noi dobbiamo coltivare la memoria di Livatino e degli altri servitori dello Stato assassinati. Lo dobbiamo a loro, ai loro familiari, ma ci serve anche per non abbassare di una virgola l’attenzione su questo cancro che dobbiamo estirpare”.

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