La mafia, le mafie

Quando la politica scade a livello di malaffare non è più politica.
E’ altra cosa.
E’ delinquenza.
E’ mafia.
E la delinquenza e la mafia vanno combattute con le manette.
Non c’è altra soluzione.
Chi scrive lo disse 30 anni fa, giovane consigliere, durante un dibattito consiliare e ne è sempre più convinto ora, quando non è più giovane e ne ha viste di cotte e di crude.
Non si tratta di essere giustizialisti o garantisti.
Si tratta di essere pratici, realistici.
Quando un consiglio comunale approva una variante urbanistica dietro la quale si celano interessi privati;
quando un sindaco, un assessore, un funzionario rilasciano una concessione, una licenza, una qualsiasi autorizzazione ad un affarista, a un delinquente, ad un mafioso;
quando si approva un qualsiasi progetto per favorire tizio o caio, non guardando all’interesse generale e magari prendendo anche la mazzetta;
non è politica.
E’ crimine e chi lo commette è un criminale.
La saldatura fra mafie e politica comincia allorquando un’amministrazione pubblica, un consiglio comunale, un consiglio provinciale o regionale, il Parlamento o il governo centrale, non tenendo conto dell’interesse generale, approvano un atto, una legge che favoriscono i pochi, gli affaristi, i delinquenti, gli speculatori.
Allora è mafia.

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