La mafia ha messo in campo una strategia per dare l’assalto finale alle pubbliche amministrazioni.Lo strumento principale del quale esse si servono per sfuggire ad ogni regola e controllo é quello delle “liste civiche”.L’Associazione Caponnetto sta lanciando da tempo l’allarme.Bisogna con ogni mezzo impedire e combattere queste,le quali,peraltro,servono solamente a soddisfare ambizioni di singoli e non collettivi in quanto ,non disponendo esse di alcun riferimento ai livelli delle Regioni,del Parlamento nazionale e di quello Europeo,non sono,peraltro, in grado di portare avanti battaglie per i finanziamenti di opere pubbliche.Servono solamente a singoli sconsiderati ,irresponsabili ed ai mafiosi.

  • Amministrative, Bindi: “Allarme infiltrazioni mafia negli enti locali”

 

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Roma – “Vogliamo lanciare un vero allarme perchè le amministrazioni locali sono il primo varco di penetrazione delle mafie nella politica e nella pubblica amministrazione”. A dirlo è stata la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, illustrando la relazione, di cui è relatrice, sulla “Trasparenza delle candidature ed efficacia dei controlli per prevenire l’infiltrazione mafiosa negli enti locali in occasione delle elezioni amministrative”, approvata all’unanimità oggi dalla stessa Commissione. Bindi ha evidenziato come la situazione dei comuni sciolti per mafia, sotto monitoraggio e dei comuni che hanno avuto commissioni di accesso, ha visto un aumento quantitativo e ha visto crescere le dimensioni e l’importanza delle amministrazioni sottoposte a commissioni di accesso o a scioglimento. Nel quinquennio 2011-2015 gli enti sciolti per mafia in gestione commissariale sono stati 20 nel 2011, 37 nel 2012, 45 nel 2013, 51 nel 2014, 44 nel 2015.

“In questa fase di preparazione delle liste – prosegue poi la Bindi – stiamo registrando una sensibilità e un’attenzione maggiore da parte delle forze politiche rispetto al passato” spiegando poi che “in vista delle comunali, esponenti del Pd, dell’Idv e di Fi ci hanno chiesto di esaminare le liste. Apprezziamo questa sensibilità e questa attenzione. Il fatto di chiedere a noi di fare delle verifiche, significa che si vuole fare bene”. Bindi ha precisato che l’Antiamfia, proprio per la carenza degli strumenti da parte dello Stato (innanzitutto il casellario giudiziario nazionale non aggiornato e senza carichi pendenti e l’assenza di una banca dati unica di candidati ed eletti, tanto che la presidente dell’Antimafia ha parlato di “totale non conoscenza del personale politico di questo Paese”), si limiterà a fare un lavoro di osservazione sui comuni sciolti per mafia, su quelli in commissariamento ordinario, dopo aver avuto una commissione d’accesso e sui comuni che hanno avuto una commissione d’accesso negli ultimi tre anni. I 15 comuni sotto “verifica” saranno quindi: Battipaglia, Scalea, Ricadi, Badolato, San Luca, Platì, Ioppolo, Roma, Trentola Ducenta, S. Oreste, Briano, Finale Emilia, Morlupo, Diano Marina, San Sostene. “Riteniamo inoltre – ha concluso – che le norme riguardanti la candidabilità nei comuni sciolti per mafia debbano essere in qualche modo rese più rigorose, così come riteniamo che debbano essere inasprite le pene per il reato di scambio elettorale, sia mafioso sia ordinario. Le mafie rappresentano un vero e proprio attentato nei confronti della democrazia e della qualità della vita democratica di un Paese”.

 

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