La mafia è pronta ad accaparrarsi i lavori di ricostruzione in Abruzzo. Ma, per fortuna, a L’Aquila c’è un Procuratore Capo, Rossini, bravo: era in corsa per andare a Latina

Pioggia di denunce, i costruttori sotto inchiesta
Il fascicolo degli inquirenti si ingrossa degli esposti dei cittadini. Le denunce sono decine e aumentano ora dopo ora. Parlano di allarmi sottovalutati, di crolli “assolutamente inspiegabili”, oppure “annunciati”. Gli inquirenti hanno già acquisito i video girati dalle tv locali subito dopo la scossa e le immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso delle banche o che guardano sulle strade. L’obiettivo è vedere come hanno reagito i palazzi, come hanno oscillato, come sono crollati. C’è poi il capitolo delle assicurazioni e delle loro indagini per eventuali risarcimenti dei danni

La procura dell’Aquila, che indaga sui crolli del terremoto, ha stilato un primo elenco di costruttori da interrogare nelle prossime ore: sono tutti quelli (una ventina) che hanno realizzato gli immobili sottoposti a sequestro. Gli interrogatori avverranno una volta acquisiti tutti i documenti utili a ricostruire la vita degli edifici e non appena saranno pronti i primi risultati delle perizie sui reperti sequestrati, in modo da poter muovere contestazioni specifiche.
Intanto, il fascicolo degli inquirenti si ingrossa degli esposti dei cittadini. Le denunce sono decine e aumentano ora dopo ora. Parlano di allarmi sottovalutati, di crolli “assolutamente inspiegabili”, oppure di crolli “annunciati”.

Anche un comitato di circa 80 giovani ospiti della struttura “Casa dello studente parte civile”, ha presentato un esposto in procura: “Ho deciso di aderire per avere giustizia – spiega Marilena Faragasso, studentessa originaria di Agri (Cosenza) ad un inviato dell’agenzia ansa -; c’erano tante cose che non andavano e sono state prese alla leggera. Quanto da noi denunciato doveva costituire un campanello d’allarme, ma nessuno ci ha ascoltati”. Quella notte Marilena dormiva nella casa dello studente e si è salvata scendendo in strada con un gruppo di giovani che si sono aiutati a vicenda.
In un altro degli esposti presentati agli inquirenti si legge: “Ho comprato una casa tre mesi fa, i soldi di una vita. Mi avevano detto, assicurato, che era antisismica, invece è crollata”.

Numerose denunce, secondo quanto si è appreso, riguardano case costruite in cemento armato che sono crollate mentre altre, lì vicino, non hanno fatto una piega, o anche edifici regolarmente collaudati eppure lesionati in modo tale da renderli del tutto inagibili. Molto spesso, questi esposti sono corredati da foto e filmati di come era l’immobile prima del terremoto e, in alcuni casi, anche delle fasi di costruzione.

Accanto a questi, ci sono poi quei cittadini che hanno perso dei parenti nei crolli e che, durante il lungo sciame sismico che ha preceduto il terremoto del 6, avevano ricevuto più di una segnalazione di allarme da parte dei loro cari. Segnalazioni alle quali erano seguite altrettante rassicurazioni da parte di soggetti che vengano puntualmente indicati. Sono esposti, questi ultimi, carichi di rabbia per “una tragedia che si poteva evitare”.
Tra chi ha denunciato la “sottovalutazione dei ripetuti allarmi” lanciati c’è una ragazza che piange il fratello morto nella Casa dello studente ed anche alcuni che hanno perso dei figli nello stabile crollato in via XX Settembre 79 (7 morti).
Gli investigatori hanno già sentito sommariamente alcune di queste persone, probabilmente la stessa ragazza.

Altre si apprestano invece a sentirne nelle prossime ore. Sono i costruttori che hanno realizzato gli immobili crollati.
Questo atto istruttorio è delegato in primis alla Gdf che ha già acquisito molti documenti relativi agli stabili: sulla base di queste carte e dei primi esiti delle perizie sui reperti raccolti verrà appunto chiesto conto a chi ha costruito case e palazzi della rispondenza alla normativa antisismica e dei materiali adottati.

Il sostituto procuratore Fabio Picuti ha fatto il punto ieri sera con tecnici e investigatori: il lavoro primario, al momento, è quello di ricostruire il modo in cui gli immobili hanno reagito al sisma. Per questo gli inquirenti hanno già acquisito i video girati dalle tv locali subito dopo la scossa e le immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso delle banche o che guardano sulle strade. L’obiettivo è vedere come hanno reagito i palazzi, come hanno oscillato, come sono crollati. “Sarà molto utile ai nostri periti”, si limita a dire il pm.

Uno degli altri aspetti della “madre di tutte le inchieste” è poi quello che riguarda il rischio di infiltrazioni mafiose.
Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha ribadito ieri che “non esiste l’equazione Abruzzo uguale mafia”, ma gli investigatori stanno comunque prendendo ogni contromisura affinché i tentacoli della piovra stiano lontani dall’affare miliardario della ricostruzione.
Il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha annunciato la creazione di una apposita task force di supporto al procuratore dell’Aquila e proposto una lista di grandi aziende “pulite” che dovranno avere il ruolo di organizzatori di quello che c’è da fare. Un monitoraggio in questo senso è già stato avviato dalla Guardia di Finanza, mentre un occhio particolare è riservato ai detenuti al 41 bis, il carcere duro, nei penitenziari abruzzesi: il sospetto, affermano gli investigatori, è che possano costituire un “punto di riferimento” sul territorio per le organizzazioni mafiose e che possano veicolare informazioni e “direttive” anche attraverso i colloqui con i familiari.

E poi c’è il capitolo delle assicurazioni private:le grandi compagnie si stanno muovendo, stanno cercando una verità sulla città dell’Aquila che è venuta giù di colpo. E hanno ingaggiato periti, ingegneri, architetti. Anche  investigatori privati. Svolgono indagini parallele e autonome da quelle della magistratura. Vogliono scoprire quali sono i danni del terremoto e quali i danni del cemento che non è cemento. Si muovono con rapidità, in attesa delle richieste stratosferiche di risarcimento che riceveranno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi da enti pubblici e privati.
Il primo compito dei periti è quello di accertare i danni,  capire se è meglio abbattere una struttura lesionata oppure ricostruirla. L’altro compito è verificare se gli edifici assicurati erano costruiti come vuole davvero la legge, perché non si risarciscano gli sciacalli del cemento dis-armato e delle leggi calpestate.
Ida Rotano

(Tratto da www.aprileonline.info)

Archivi