La mafia e l’incontro con il ministro Rognoni

La mafia e l’incontro con il ministro Rognoni

10 Gennaio 2020

Un altro dei temi emersi come essenziali, perché ritenuto dallo stesso Presidente MATTARELLA di tale importanza da poter provocare contro di lui le reazioni più gravi, è stato quello dell’incontro da lui avuto, nell’ottobre 1979, con l’On. Virginio ROGNONI, a quel tempo titolare del Ministero dell’Interno.

Anche a questo proposito è opportuno riportare testualmente quanto emerge dagli atti processuali.

La prima sommaria indicazione emerge dalle dichiarazioni rese, il giorno 11 gennaio 1980, dall’On. Sergio MATTARELLA (Fot. 614745, Vol. I):

“A fine settembre del 1979, mio fratello mi partecipò che intendeva parlare con il Ministro ROGNONI perché rivolgesse la sua attenzione sul Comune di Palermo.

Penso che su tale punto potrebbe fornire utili indicazioni l’attuale Ministro degli Interni nel caso in cui mio fratello sia riuscito ad avere un colloquio”.

L’importanza dell’incontro, quale occasione per richiedere «un intervento ben preciso dello Stato per risolvere i problemi della Sicilia in relazione alla criminalità dilagante» veniva confermata anche nelle testimonianze degli On.li D’ACQUISTO e NICOLETTI, il quale ultimo sottolineava peraltro che «il Presidente MATTARELLA non aveva rivelato nemmeno in Assemblea il contenuto dettagliato delle discussioni avute con il Ministro ROGNONI».

L’On. Sergio MATTARELLA ritornava sul tema, in occasione della testimonianza resa al Giudice Istruttore il 16 gennaio 1981 (Fot. 617059, Vol. IX):

“Dopo l’uccisione dell’On. Cesare TERRANOVA, mio fratello, parlando con me, mi disse che aveva intenzione di chiedere un colloquio al Ministro ROGNONI per parlargli della situazione di Palermo, che era insostenibile quanto alle infiltrazione ed alle influenze mafiose, per chiedergli un’azione più decisa e più attenta del Ministro degli Interni.

Dell’argomento non mi parlò più.

Però, dopo la sua morte, avendo esaminato la sua agenda, ho potuto rilevare che egli ebbe delle conversazioni telefoniche con il Ministro dell’Interno e che verosimilmente a Roma, in occasione di uno dei suoi viaggi, si sia incontrato con il Ministro.

Con il Ministro ROGNONI, comunque, si era incontrato a Palermo quando fu organizzato in Prefettura, ad iniziativa di mio fratello, un incontro del Ministro ROGNONI, con mio fratello e i responsabili locali dell’ordine pubblico”.

Va chiarito che, in occasione di questa riunione, tenuta in Prefettura sull’ordine pubblico il 10 ottobre 1979, il Presidente MATTARELLA fece un intervento particolarmente significativo per la lucidità dell’analisi e per la precisione delle proposte formulate (cfr. verbale in Vol. V), così da far condividere in pieno quanto affermato dal Presidente dell’Assemblea Regionale, On. Michelangelo RUSSO, secondo cui:

«rileggendo tutti i discorsi fatti dall’On. MATTARELLA a partire dal suo incarico presidenziale, si denota un crescendo nella condanna della violenza della mafia in particolare».

Solo in data 10 aprile 1981, la Dr.ssa Maria Grazia TRIZZINO, principale collaboratore del Presidente MATTARELLA perché suo capo di Gabinetto, si presentava al Giudice Istruttore e dichiarava al riguardo (Fot. 617153 Vol. IX):

“Verso la fine di ottobre del 1979, il Presidente MATTARELLA, di rientro da Roma con l’aereo del primo pomeriggio, venne direttamente alla Presidenza; contrariamente alle sue abitudini, non era passato da casa sua.

Appena in ufficio, mi chiamò personalmente senza ricorrere all’usciere e, con aria molto grave, mi disse testualmente:

«le sto dicendo una cosa che non dirò né a mia moglie né a mio fratello.

Questa mattina sono stato con il Ministro ROGNONI ed ho avuto con lui un colloquio riservato su problemi siciliani.

Se dovesse succedermi qualche cosa di molto grave per la mia persona, si ricordi questo incontro con il Ministro ROGNONI, perché a questo incontro è da collegare quanto di grave mi potrà accadere».

Io non azzardai alcuna domanda perché conoscevo bene la riservatezza del Presidente, tuttavia rimasi alquanto perplessa e quasi incredula perché mai il Presidente si era lasciato andare ad affermazioni tanto gravi e preoccupanti.

Il Presidente notò la mia espressione e mi disse testualmente:

«Signora, io le parlo molto seriamente». Subito dopo si parlò del lavoro corrente.

Conoscevo molto bene il Presidente e sapevo che non avrebbe azzardato alcun giudizio se non avesse avuto elementi fondati e concreti.

E pertanto, quanto mi disse il Presidente non poteva che essere il frutto di una sua maturata riflessione su quanto aveva detto al Ministro ROGNONI.

Il Presidente MATTARELLA mi diceva sempre che «bisognava fare pulizia nel partito e bisognava eliminare alcuni uomini che non facevano onore al partito stesso».

Quanto ho riferito nel corso di queste mie dichiarazioni non fu più oggetto, da parte mia e del Presidente di discussioni o commenti”.

La testimonianza della Signora TRIZZINO veniva ripresa e precisata dal fratello del Presidente assassinato, On. Sergio MATTARELLA, che, in data 28.5.1981, dichiarava al G.I. (Vol. IX, Fot. 617156):

“Qualche giorno dopo i funerali di mio fratello Piersanti, venne in casa di mia cognata la Signora TRIZZINO Maria, che era stata Capo di Gabinetto di mio fratello.

La signora mi chiamò in disparte, mi portò in un’altra stanza e mi disse:

«un giorno di fine ottobre, suo fratello, rientrato da Roma, mi ha chiamato nel suo ufficio e mi disse di avere avuto nella mattinata, su sua richiesta, un colloquio con il Ministro dell’Interno On. ROGNONI, nel corso del quale gli aveva parlato esclusivamente delle condizioni di Palermo, dicendomi che questo colloquio lo aveva chiesto dopo averci pensato a lungo e che, pur rendendosi conto della gravità del passo che aveva compiuto, non aveva potuto, per dovere di coscienza, farne a meno anche se il colloquio riguardava anche il suo partito».

Aggiunse la Signora TRIZZINO, che l’espressione di mio fratello le sembrò molto grave e che egli le disse di non parlarne né con me né con mia cognata.

Aggiunse ancora, la Signora TRIZZINO, che mio fratello ebbe a dirle:

«se dovesse capitarmi qualcosa, si ricordi di quello che le sto dicendo».

A D.R. Non ritenni, né ritengo di informare di questo episodio mia cognata, dato il suo stato di salute fortemente scosso in conseguenza del trauma subito”.

L’On. MATTARELLA aggiungeva di non aver mai fatto cenno dell’episodio narratogli dalla Dr.ssa TRIZZINO né ai Questori IMMORDINO e NICOLICCHIA né agli altri funzionari di polizia (con

i quali pure aveva avuto numerosi colloqui, anche di carattere informale).

Veniva quindi assunto in esame l’On. Virginio ROGNONI, Ministro degli Interni, che – in data 11.6.81 – dichiarava al G.I. (Fot. 617319, Vol. IX):

“Nell’ottobre del 1979, non ricordo quale giorno, previo appuntamento preso, non ricordo se direttamente o per tramite delle rispettive segreterie, venne a trovarmi qui al Viminale il compianto Presidente MATTARELLA.

Nel corso del colloquio si parlò della situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza della città di Palermo e anche della Sicilia, in relazione al problema della mafia anche in dipendenza degli ultimi atti criminosi come quello del Commissario GIULIANO Boris e del Giudice TERRANOVA, avvenuti rispettivamente nel luglio e nel settembre 1979.

Ricordo che il Presidente MATTARELLA mi parlò delle nuove forme criminose della mafia e di un aspetto molto importante del fenomeno relativo ai legami tra mafia e politica.

Mi ricordò che la sua politica era rivolta a combattere il fenomeno mafioso e a rendere via via credibile la classe politica adottando comportamenti, che rendessero, giusto nei fatti, credibile l’azione di governo e l’azione politica in genere.

Come esempio di questa politica, il Presidente MATTARELLA mi ricordò il suo intervento volto a fermare la procedura di alcuni appalti concorsi e di altri interventi nell’ambito dell’Amministrazione Regionale.

Non mi nascose che questa politica poteva creare forti ostilità negli interessi colpiti.

Nel corso della discussione il Presidente MATTARELLA, quasi per esemplificare il clima di paura e di intimidazione esistente e sul quale egli operava, mi ebbe espressamente a rappresentare la situazione, in quel momento veramente depressa, del segretario regionale della D.C. Rosario NICOLETTI; mi accennò finanche alla intenzione, qualche volta espressa giusto in quel periodo da NICOLETTI di troncare l’attività politica.

A questo punto, ricordo anche che il Presidente MATTARELLA mi espresse serenamente la sua determinazione e volontà di continuare nella intrapresa azione di governo, portando avanti una prospettiva di riscatto della vita civile, politica e sociale della Regione.

Ricordo che il Presidente MATTARELLA, in relazione ad alcune notizie secondo le quali l’ex sindaco di Palermo Vito CIANCIMINO avrebbe premuto per ottenere un reinserimento ad un livello di piena utilizzazione politica all’interno del partito della Democrazia Cristiana, ebbe a manifestarmi grande preoccupazione per un evento del genere ed il suo vivo dissenso al riguardo.

A giustificazione di questo dissenso, il Presidente MATTARELLA mi disse quanto fosse discussa, ambigua e dubbia la personalità del CIANCIMINO”.

In sostanza, dalle dichiarazioni dell’On. ROGNONI veniva confermato il profondo impegno morale e politico del Presidente MATTARELLA, la sua volontà di non cedere di fronte a nessun ostacolo e di non aver riguardo per alcuno neanche all’interno del suo partito, come emergeva chiaramente dal riferimento alla posizione di Vito CIANCIMINO.

Da quella testimonianza risultava, però, anche che l’interlocutore, forse per una diversa percezione della realtà siciliana, non aveva avuto la sensazione della tensione e del senso di pericolo, anche personale, che pervadeva invece il Presidente MATTARELLA, come veniva ribadito 1’8 luglio 1981 dalla vedova, signora Irma CHIAZZESE, che riferiva più ampiamente e dettagliatamente al G.I. le confidenze finalmente fattele dalla Dr.ssa TRIZZINO (Fot. 617325 Vol. IX):

“Da mio cognato prof. Sergio MATTARELLA ho saputo che mio marito era stato a Roma e che aveva avuto un colloquio con il Ministro degli Interni ROGNONI e che il colloquio aveva avuto per oggetto la questione politica siciliana con riferimento anche alla situazione interna della D.C.

Dopo 4 o 5 giorni che mio cognato ebbe a riferirmi la circostanza, venne a trovarmi la Signora TRIZZINO che era stata capo di Gabinetto di mio marito.

Alla signora riferii quanto succintamente mio cognato mi aveva detto e la signora mi riferì che un giorno mio marito, rientrato da Roma, nel primo pomeriggio, la mandò a chiamare e le disse, dopo averla invitata a sedere (la TRIZZINO abitualmente, parlando per motivi di lavoro per brevi momenti, stava in piedi): «sappia che questa mattina sono stato a Roma ed ho avuto un colloquio con il Ministro ROGNONI sulla questione politica siciliana; se dovesse succedermi qualche cosa, dico fisicamente, voglio che lei dica che io sono stato oggi a Roma a parlare con il Ministro degli interni».

La TRIZZINO mi riferì ancora che mio marito le aveva raccomandato di tacere tale circostanza in maniera assoluta, sia a me che a mio cognato.

A D.R. Nel corso del colloquio che io ebbi al riguardo con la TRIZZINO, io cercai di accertare se mio marito avesse confidato alla stessa qualche altra cosa, ma la TRIZZINO negò di avere avuto altre confidenze e, nel corso della discussione seguitane la TRIZZINO precisò soltanto che la discussione tra mio marito e ROGNONI aveva avuto anche per oggetto, oltre il problema della mafia, in relazione ai collegamenti politici, anche fatti interni del partito.

La TRIZZINO non fu con me ricca di particolari perché io non reagii bene, per ovvi motivi, a quanto apprendevo, in maniera così dettagliata per la prima volta; ciò perché mio cognato era stato molto più cauto rispetto a quanto non lo fosse stata la TRIZZINO.

A D.R. La TRIZZINO mi disse che mio marito era particolarmente dispiaciuto perché aveva avuto l’impressione, anzi dico meglio, era particolarmente dispiaciuto; secondo lei perché il Ministro ROGNONI non aveva dato troppo peso a quanto da lui esposto.

La signora mi disse pure che mio marito era così amareggiato che lei provò un sentimento di angoscia.

A D.R. Alla Signora TRIZZINO io mossi un rimprovero quando mi riferì le circostanze di cui ho parlato; la rimproverai perché me le aveva taciute.

La signora mi disse che non me ne aveva parlato perché mio marito le aveva espressamente detto di non riferire nulla dell’incontro con il Ministro ROGNONI né dell’oggetto di esso né a me né a mio cognato”.

Per completare l’esposizione di quanto emerge dagli atti processuali su questo punto (che sarà oggetto di valutazione in un momento successivo), si deve solo aggiungere che sul colloquio tra il Ministro ROGNONI e il Presidente MATTARELLA non sono stati in grado di aggiungere altri particolari nemmeno i parlamentari che all’epoca rivestivano la carica di sottosegretario agli Interni (On. SANZA, LETTIERI e DARIDA), nonostante alcuni di loro fossero legati ai due interlocutori da rapporti personali oltre che politici.

L’escussione di questi testi, nel 1990, si è resa necessaria per verificare se, eventualmente, all’incontro tra l’on. MATTARELLA e l’on. ROGNONI fosse stato presente uno dei Sottosegretari all’Interno, considerato che il prof. Leoluca ORLANDO CASCIO, nell’esame testimoniale del 21.9.1990 (fot. 938521 vol. LXX), aveva detto: «…. devo dire che anch’io ho memoria della presenza dell’on. SANZA, al cennato incontro o meglio ho memoria della notizia in questione.

Potrebbe darsi che …. ne abbia sentito parlare dal compianto Cons. CHINNICI in occasione di una escussione testimoniale, dopo la quale rimasi a parlare con lui …. per lungo tempo».

Pertanto, quest’Ufficio ha ritenuto di investigare anche in tale direzione, attesa l’importanza dell’eventuale presenza di una terza persona all’incontro per verificare l’esattezza dei ricordi dell’on. ROGNONI.

Per raggiungere tale risultato, sono stati sentiti tutti i sottosegretari all’Interno D.C. dell’epoca, escludendo il solo sen. OCCHIPINTI sul rilievo logico che, ad un incontro così riservato il sottosegretario poteva partecipare solo come amico comune dei due interlocutori e l’OCCHIPINTI, in quanto neppure appartenente alla D.C., appariva sicuramente da escludere.

Fonte:http://mafie.blogautore.repubblica.it/

Archivi