La mafia é “altro” rispetto al passato.Bisogna aggiornarsi.

Scarpinato: ”Contrasto alla mafia? Restituire alla gente i diritti”

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Pubblicato: 20 Maggio 2017

scarpinato rispdi AMDuemila
“La mafia è diventata uno dei grandi potere economici del mondo – ha ricordato Scarpinato – chi comanda è chi ha più capitale”. Oggi “ci troviamo in un Italia che non da nessuna fiducia e futuro alle giovani generazioni e che continua ad erodere i diritti per questo contrasto alla mafia non è più come prima” e di fronte ad “un mondo in cui il capitale sta uccidendo la democrazia è chiaro che il discorso antimafia comincia a perdere terreno ed ecco perché uno dei fronti di contrasto diventa la battagli per la democrazia” ha dichiarato Scarpinato nel rispondere a due famigliari di vittime di mafia presenti alla conferenza: Vincenzo Agostino, padre di Antonino e Graziella Accetta, madre di Claudio Domino.
E’ importante “Restituire alla gente il potere delle grandi decisioni, il diritto di scegliere il proprio destino anche con una legge elettorale che permetta di esprimere il voto di preferenza e scegliere parlamentari”ha detto ancora. Per riconquistare la fiducia delle persone “non possiamo avere dei nominati soltanto dai grandi comitati di partito” altrimenti continueremo ad avere “istituzioni sovranazionali che sono espressioni della grandi oligarchie economiche che continueranno a decidere dei nostri destini e noi scivoleremo sempre di più in una rabbia che rischia di diventare sterile”.
“Io capisco la rabbia – ha aggiunto il procuratore generale – ma se non diventa una grande energia che permette una trasformazione politica finiamo in una spirale di autodistruzione, autocommiserazione e rassegnazione fatalistica, ed è esattamente quello che loro vogliono: un popolo di disperati che non crede più a niente”.

Scarpinato: mafiosi e colletti bianchi in sinergia per affari
di AMDuemila

La novità, ha detto ancora il procuratore di Palermo Roberto Scarpinato nel corso del suo intervento, è che “oggi la torta è per pochi: i grandi affari sono gestiti in cabine di regia a cui hanno accesso ristrette élite di colletti bianchi e aristocrazie mafiose”, mentre durante la prima Repubblica “il rapporto tra mafia e corruzione era democratico, poiché la spesa pubblica era spalmata orizzontalmente”.
C’è un “selezionato numero di capi – ha spiegato ancora Scarpinato – che per un verso continuano a rivestire i ruoli direttivi in strutture formali apicali dell’organizzazione mafiosa, come le commissioni” e per un altro, “segretamente anche rispetto ad altri mafiosi entrano a far parte di comitati affaristici superiori”. “Dobbiamo pensare – ha continuato il procuratore – che i mercati sono governati da ristretti oligopoli di cui fanno parte grandi capitalisti finanziari, tra cui le nuove mafie mercatiste”. Si tratta, ha aggiunto, dei cosiddetti “sistemi criminali”, individuati da indagini e sentenze definitive, di cui fanno parte “il politico, l’amministratore, il finanziere, il colletto bianco, che in posizione paritaria” mettono “in sinergia le diverse risorse di cui dispongono” per “condurre affari” insieme.
“Il mondo criminale – ha continuato Scarpinato – replica la dinamica della società civile: la ricchezza si concentra nelle élite, mentre la massa popolare non conta niente” allo stesso modo “del popolino mafioso, che si dedica alle attività illecite più rischiose”. E’ un nuovo fenomeno, ha aggiunto, “non più gestibile con le vecchie norme della Prima Repubblica”. Per questo, ha concluso il magistrato, “la battaglia” deve essere “su tutti i fronti”, primo fra tutti “il ripristino della democrazia politica contro i grandi poteri economici e finanziari, di cui la mafia mercatista è componente strutturale”.


Dragoni: ”Mafia spa vale in Borsa più di tutte le società nazionali”
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“Quanto vale la mafia spa?”, si è chiestoGianni Dragoni, giornalista de Il Sole 24 ore, alla conferenza organizzata a Palermo a 25 anni dalla strage di Capaci. “Con un fatturato di 150 miliardi l’anno è al primo posto tra tutte le aziende italiane: più del doppio dell’Enel, 3 volte l’Eni, 8 volte la Telecom e 40 volte Mediaset”.
I suoi profitti, ha spiegato il giornalista, “sono quasi pari al giro d’affari” e “secondo le ultime stime si parla di 105 miliardi di utili annui. Rispetto alla Banca d’Italia, si tratta di 34 volte in più, 58 più della Telecom”. Quotata in borsa, ha aggiunto Dragoni, “la mafia raggiunge 1680 miliardi di euro mentre “tutte le società valgono insieme 558 miliardi. Se la mafia le acquistasse tutte, le avanzerebbero ancora 1092 miliardi da investire. Potrebbe acquistare persino la Apple, che con 725 miliardi di euro è la società dal maggior valore a livello mondiale”. Si tratta di denaro, ha spiegato il giornalista, “già presente nella borsa nazionale e mondiale, nelle banche, nelle assicurazioni, nei grandi gruppi” e “possono anche influenzare la gestione ed i prezzi di queste società”.
Dragoni, nel comunicare questi dati, ha affermato che “l’economia illegale continua a prosperare, al contrario del resto dell’economia” se si pensa che “dal 2013 al 2014 è aumentata dal 12,9 al 13% del Pil”e “i soli settori del contrabbando, della prostituzione e del traffico di droga sono secondo l’Istat l’1% del Pil, pari a 17 miliardi annui”.

Ardita: ”Rischio boss mafiosi in libertà. Poco senso ricordare così Falcone”
“Lui e Borsellino abbandonati ed emarginati da tutti”

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“C’è una generazione di mafiosi, arrestati dopo le stragi, che rischia di riprendere in mano le redini di Cosa nostra. Sono i più carismatici ed esperti” quella “generazione che a lungo aveva vissuto libera”. L’ha dichiarato il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, alla conferenza “Seguite i soldi, troverete la mafia”. A Catania, ha proseguito il magistrato, “un capomafia rimesso in libertà ha torturato, strangolato e dato fuoco ad un imprenditore che non voleva accondiscendere alle sue richieste di estorsione. Che senso ha commemorare Falcone senza fare nulla che serve a rispettare il suo sacrificio ed a impedire che ancora altri muoiano così per mano mafiosa?” si è chiesto.
Ardita, nel ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha affermato che “alla vigilia della loro morte erano emarginati dai poteri dominanti del tempo” e “lontani dalle celebrazioni istituzionali, vissuti come minacce e pericoli, abbandonati dalla stampa, dai politici e da alcuni colleghi”. “Avrebbe poco senso ricordare Falcone con ondate oceaniche di personalità pubbliche”, “commemorarlo dopo aver limitato le intercettazioni telefoniche, limitando gli strumenti di contrasto a alla criminalità come la conduzione di politiche contro il 41 bis” o “riportando in libertà chi era al vertice di Cosa nostra quando Falcone e Borsellino furono uccisi”.

Ardita: ”Corruzione mafiosa in ogni settore del potere”
ardita“Eroi celebrati separando le loro idee, mentre condannati tengono lezioni a giornalisti”

di AMDuemila
“La cerimonia per ricordare i nostri eroi viene celebrata in un rigoroso regime di separazione dalle loro idee, che rimangono ancora patrimonio non di tutti, a cui non si dà giusta la considerazione”mentre d’altra parte “ci sono altri, condannati, che tengono lezioni ai giornalisti”. L’ha detto il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, alla conferenza alla Facoltà di Giurisprudenza in ricordo della strage di Capaci, riferendosi all’ex presidente della Regione Sicilia Cuffaro condannato per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra.
“Questo mondo – ha aggiunto Ardita – reagisce all’esperienza dei nostri eroi in modo schizofrenico: attaccando il loro patrimonio ideale, ignorandone il testamento morale, e perseguitando chi fa memoria col proprio impegno. E il denaro, tema che stimolò la curiosità di Falcone e Borsellino e portò loro alla morte  metteva insieme la politica e gli interessi degli uomini delle cosche”. “Il pericolo che quelle connivenze potessero venire fuori – ha spiegato ancora – fu il prodotto degli ostacoli e delle calunnie in cui dovette imbattersi Falcone” ed oggi “la corruzione mafiosa ha lambito ogni settore del potere: essa stessa è potere irriconoscibile e può nascondersi in ogni luogo, difendendo in maniera formidabile i propri interessi”. In questo contesto, ha affermato Ardita, “lo Stato è rimasto indietro” e “nuovamente senza anticorpi”.

Scarpinato: ”Mafia ambisce a governare il Paese”
scarpinatodi AMDuemila

“E’ un errore guardare la criminalità mafiosa con gli stessi occhi e parametri concettuali con cui si guardava la mafia nella prima Repubblica”, ora è emerso “un nuovo crimine organizzato che è difficile gestire con gli stessi strumenti e norme della prima Repubblica come ad esempio il 416bis”. A spiegarlo è il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, alla conferenza in corso a Palermo “Seguite i soldi, troverete la mafia” a ridosso del 25° anniversario della strage di Capaci.
Il cambiamento sociale, culturale, economico internazionale che ha interessato il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica ha “scompaginato anche gli assetti della società civile illegale e l’universo mafioso innescando una selezione della specie che ha premiato non le mafia ma le così dette mafie silenti mercatistiche” ha spiegato Scarpinato. Mafie che “adattandosi hanno ridotto al minimo il metodo mafioso classico e l’uso della violenza cavalcando invece la logica del libero mercato”.
Questa situazione ha reso “evanescente il confine tra mafia, criminalità, politica amministrativa e finanziaria – ha detto il Procuratore Generale – tante indagini dimostrano l’esistenza di una fascia alta di sistemi criminali che non hanno caratteristiche dell’associazione mafiosa ma nemmeno dell’associazione criminale semplice” delineando dei “sistemi di potere paralleli” contenenti “un elitè di colletti bianchi e aristocrazie mafiose” che si occupano di grandi affari inaccessibili alla mafia tradizionale che si è sviluppata invece “all’interno dell’economia meridionale della prima Repubblica”. Scarpinato ha spiegato l’esistenza di tre tipologie di mafia: “La mafia tradizionale, la mafia mercatistica e i sistemi criminali”. La prima ha risentito il passaggio alla Seconda Repubblica e il venire meno del Sistema Paese perché “a seguito dell’unificazione monetaria europea il Paese ha perduto il potere finanziario” sulla spesa pubblica.
“A seguito della crescita procapite dei paesi emergenti prima esclusi è esplosa esponenzialmente la domanda mondiale di beni servizio” un mercato che è stato “intercettato dalle mafie che si sono trasformate in agenzie che offrono beni e servizi illegali” andando così a creare un “flusso monetario enorme che alimenta le economie nazionali”. Ci troviamo infatti, ha spiegato Scarpinato, con un Europa che “nel 2014 ha stabilito che per calcolare PIL bisogna inserire anche il fatturato della droga e della prostituzione”. Questo dimostra come il “flusso di denaro creato da droga e prostituzione entra in circolo e alimenta l’economia nazionale”.  
E così “la mafia mercatista non investe più sull’economia reale ma sulla speculazione finanziaria e in Paesi offshore”, questo comporta una ricchezza tale che permette alla mafia di “rinegoziare i rapporti con la politica e ambisce a governare i paesi”. 

Bongiovanni: ”Falcone pioniere. Seguiva mafia da notizie politica ed economia”
La conferenza alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo 25 anni dopo Capaci

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“Falcone disse già negli anni ’80 che la mafia era entrata in borsa”, ed oggi “sappiamo che si riferiva alla famiglia Ferruzzi ed alla cordata Buscemi di Palermo, capimandamento facenti capo aTotò Riina e Bernardo Provenzano”.L’ha detto Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila, alla conferenza in corso a Palermo “Seguite i soldi, troverete la mafia” organizzata dall’Associazione culturale Falcone e Borsellino a ridosso del 25° anniversario della strage di Capaci, in cui furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro“Falcone, come Borsellino – ha continuato Bongiovanni – era un pioniere. Diceva che attraverso le notizie di economia e politica sapeva come stava agendo la mafia. Ed oggi abbiamo dei riscontri drammatici”. “In Sud America – ha proseguito – abbiamo appreso che le organizzazioni criminali locali fanno capo a quelle italiane” e che in un caso “sono stati offerti 200 milioni di dollari al parente del presidente di uno dei paesi del latino America per il trasporto di container contenenti cocaina”, facendo riferimento “alle possibilità di corruzione di personalità delle istituzioni grazie ai soldi del narcotraffico”.Parlando di collegamenti tra criminalità organizzata italiana ed estera, ha aggiunto Bongiovanni, “secondo il figlio di Pablo Escobar quest’ultimo “all’epoca terzo uomo più ricco” a livello internazionale, “usò la stessa metodologia di Riina, di cui era estimatore e conoscitore” e “lavorava per la Cia”. La mafia, ha concluso, “come disse l’oggi procuratore Pietro Grasso nel libro ‘La mafia invisibile’, (scritto con Saverio Lodatondr‘è stata spesso il braccio violento dello Stato’”.

25 anni dopo Capaci: “Seguite i soldi troverete la mafia”
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“Ogni volta che vengo a Palermo per me è un tuffo al cuore ma sono felice di essere qui oggi”. A dirlo è Brizio Montinaro, fratello di Antonio Montinaro agente di scorta di Giovanni Falcone che rimase ucciso assieme ai colleghi Rocco Dicillo e Vito Schifani nella strage che uccise il giudice e la moglie Francesca Morvillo, alla conferenza “’Seguite i soldi, troverete la mafia’. Dalle parole di Falcone ad oggi. Cosa è cambiato 25 anni dopo la strage di Capaci”. L’incontro organizzato dall’Associazione culturale Falcone e Borsellino a ridosso del 25° anniversario della strage di Capaci è iniziata con i saluti della presidente di Contrariamente Valentina Muratore che ha ricordato come la mafia vada ben oltre il racket e le estorsioni fino ad arrivare, talvolta nelle Istituzioni e nella pubblica amministrazione.

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