“La mafia che non c’è” ?????????

Latina, 30 maggio 2004

On Presidente della Repubblica
Roma
On Ministro degli Interni
Roma
Alla Direzione Investigativa Antimafia
Roma
Alla Direzione Distrettuale Antimafia
Roma
Alla Procura della Repubblica
Latina
Al Comando della Guardia di Finanza
Latina

“LA MAFIA CHE NON C’E'”???

“La mafia che non c’è” è il soprattitolo di un servizio pubblicato da un quotidiano sulla presenza mafiosa in provincia di Latina. Esso potrebbe indurre ad un’interpretazione riduttiva, minimalista; ma, almeno per noi, è importante che se ne parli perché l’opinione pubblica deve avere contezza della gravità di un fenomeno che è radicato sul nostro territorio ed è in continua espansione.

Un anno fa, un’alta autorità istituzionale, durante un lungo e duro confronto, invitò noi dell’Associazione Caponnetto a… non diffondere allarmismi perché, altrimenti, industrie e turisti “sarebbero scapparti dal nostro territorio”..

La verità è che non si vuole parlare di mafia, perché, altrimenti, dovremmo ricostruire una storia vergognosa di omissioni, incompetenze, responsabilità politiche e istituzionali.

Due sono i nomi di servitori dello Stato che vanno sempre citati come coloro che hanno fatto fino in fondo il loro dovere: il Prefetto Procaccini e il generale dei carabinieri Messina. Un’altra citazione merita il colonnello dei carabinieri Tommasone.

Messina, in una serie di dossier inviati alla locale Procura della Repubblica, ha disegnato la mappa dei grandi affari mafiosi in provincia di Latina. Che fine hanno fatto quei dossier?

Il senatore Finestra, durante il dibattito sul Piano Regolatore Cervellati (ed anche recentemente, in un dibattito nell’aula magna dei liceo classico contro il “corridoio tirrenico”), ha più volte fatto riferimento a “gruppi oscuri”. Sembra che egli ne abbia parlato anche con qualcuno della locale Procura della Repubblica. Cosa è stato fatto dopo quel colloquio?

Il settimanale “Espresso”, in due servizi sul porto di Gaeta, citando notizie relative ad un’indagine fatta dalla Procura della Repubblica di Palermo, ha citato nomi di politici della nostra Regione e nazionali che sarebbero coinvolti nell’operazione di affidamento dei lavori ad un’impresa che faceva capo al figlio di Totò Riina. Noi della “Caponnetto” non ci siamo mai mantenuti nel vago, ed abbiamo sempre, pur non essendo un soggetto inquirente, citato fatti e circostanze che avrebbero dovuto rappresentare una pista per indagini per magistratura, forze dell’ordine, stampa e così via. Basta consultare il nostro sito Internet laddove parliamo di Gaeta, Formia, Sabaudia, San Felice Circeo, Sabaudia, Latina, Anzio, Nettuno e così via.
Diciamo la verità: noi abbiamo ascoltato Questori e Prefetti che hanno sempre parlato di “pericolo” di infiltrazioni, quando l’infiltrazione è ormai una cosa consolidata da decenni. Abbiamo sentito parlare di due grandi operazioni di polizia che riguardavano uno zingaro ed una seconda persona alla quale erano stati sequestrati dei beni subito dissequestrati dal Tribunale del Riesame. Sono questi i mafiosi a Latina? Ed i grandi investitori ed i loro sodali nella realizzazione di grattacieli e palazzi in via Ufente, via Giulio Cesare, via San Carlo da Sezze, piazzale Carturan, ecc. a Latina?
Sono state fatte le visure camerali delle varie società? E’ stata individuata la “provenienza” dei capitali investiti? E’ stata redatta una mappa dei flussi finanziari de della loro “origine”?…

C’è un aspetto che noi della “Caponnetto” andiamo sottolineando da tempo e che trova tutti disattenti: quello del “rapporto fra mafia e politica”. Si è mai indagato per verificare se nei consigli comunali, provinciale, regionale, ecc. , sono presenti mafiosi, amici, parenti di mafiosi?

Si è mai indagato sulla “provenienza” del fiume di soldi che si stanno spendendo in questa campagna elettorale da parte di taluni candidati (alcune sere fa, a Piazza Moro a Latina, alla presenza di un candidato, sono stati distribuiti ai partecipanti, e gratis, “prodotti gastronomici”).? La Guardia di Finanza dovrebbe avviare un’indagine approfondita al riguardo.

Chi sono i politici che hanno sponsorizzato gli assegnatari degli appalti nel porto di Gaeta, nel porto di San Felice Circeo, in via Giulio Cesare e via San Carlo da Sezze a Latina, a Sabaudia, ecc. ecc.? Chi sono gli “imprenditori locali” che, secondo il sottosegretario Mantovano, sarebbero collegati con soggetti della criminalità organizzata?

Parlare di Bardellino, di Schiavone, Moccia, Iovine, Tripodo è parlare di Medioevo. Questi sono stati individuati, ed è bene che si tengano seriamente e costantemente sotto controllo. Ma, oltre a questi, ce ne sono altri: casertani, napoletani, calabresi, siciliani, stranieri, ma anche latinensi. Lo ha detto Finestra, lo ha scritto Mantovano, lo diciamo noi.. Latinensi ai quali, probabilmente, si continua a conferire appalti pubblici!

A questo punto si apre uno squarcio che rivela un sottofondo melmoso nel quale si trova di tutto: affari, appalti, intrecci politica-affari, progetti, inefficienza delle istituzioni, complicità, omissioni, ecc. La mafia non raramente si trova nel “Palazzo”; essa entra nei consigli comunali ed ai livelli più alti: Regione, Parlamento, Governo, ecc. Studiamo l’elenco dei candidati, nome per nome; valutiamo il perché alcuni di essi spendono per pranzi, cene, regali di “prodotti gastronomici” o altro, fiumi di soldi. Magistratura e forze dell’ordine hanno mai posto sotto la loro lente di ingrandimento questo fenomeno?

Spesso è nelle pieghe di questo fenomeno che si annida la mafia, una mafia che trova terreno fertile e ben si salda con una “cultura mafiosa” sempre più dilagante su questo territorio. Anche questa è… mafia. Quando a Gaeta, ad esempio, si nomina il Presidente dell’Istituto SS. Annunziata e non gli si richiede, prima di tale nomina, come si è sempre fatto, il certificato dei “carichi pendenti”, chi ha deciso tale nomina commette un grave reato omissivo, che andrebbe perseguito.
Quando, ancora, si concedono finanziamenti pubblici, com’è nel caso di un’industria tessile in contrada 25 Ponti, fra Gaeta ed Itri, al fine di creare occupazione e non si va poi a verificare se tale occupazione c’è stata o meno, si commettono o no reati omissivi?

Come si chiama tutto ciò?

IL SEGRETARIO
Dr: Elvio Di Cesare

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