La mafia al Nord, allarme di Morra per il processo alla ‘ndrangheta a Como: minacce al magistrato e ai testi. E il comune che non si costituisce parte civile

La mafia al Nord, allarme di Morra per il processo alla ‘ndrangheta a Como: minacce al magistrato e ai testi. E il comune che non si costituisce parte civile

24 Febbraio 2019

Di redazione

Il capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, la dottoressa Alessandra Dolci, ha lanciato l’allarme pubblico, serio sul clima di paura che avvolge il processo contro i “rampolli della ‘ndrangheta comasca” che si sta svolgendo nelle aule del Tribunale di Como. Un processo dove il Comune di Como, fatto gravissimo che ad altre latitudini sarebbe stato bollato come atto di codardia o peggio omertà, non ha voluto costituirsi parte civile. Un processo dove, nelle scorse udienze, i testimoni che avevano denunciato le aggressioni e le estorsioni subite hanno ritrattato le testimonianze e l’aula è stata sgomberata dopo che i parenti degli imputati avevano inveito contro il pubblico ministero. “Non mi sento di criticare l’atteggiamento di questi testi perché se fossero stati accompagnati dalla cittadinanza forse avrebbero avuto il coraggio di testimoniare e invece si sono sentiti abbandonati dallo Stato” sono la parole del capo della Dda di Milano Alessandra Dolci. Davanti a questa situazione sconcertante ed inquietante interviene Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia. “Non posso che fare mie le preoccupazioni espresse da Alessandra Dolci che guida la Dda di Milano. C’è non solo sottovalutazione del fenomeno e della sua infiltrazione, ma una preoccupante volontà di minimizzare quanto sta accadendo, come se si fosse immacolati a prescindere a certe latitudini. Quotidianamente vengo aggiornato dalle forze dell’ordine e dalla magistratura di operazioni contro le mafie nel nord Italia. C’è, ipocrita negarlo, una ‘domanda di mafia’ che va stroncata senza indugio. Un certo tessuto economico apre le porte volontariamente e così anche girano la faccia dall’altra parte per non vedere società civile ed anche amministrazioni comunali. Troppe volte si afferma che non si deve generalizzare, ed è vero, ma ora “generalizziamo” la lotta alle mafie senza se e senza ma, come imperativo non più procrastinabile anche in territori che venivano ritenuti esenti costituzionalmente da certi fenomeni”.

 

24 febbraio 2019

fonte:https://www.juorno.it

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