La lotta alle mafie in provincia di Frosinone. Come Stato e società civile affrontano il “problema mafie” nel Basso Lazio

Oggi, grazie a Dio, cominciano ad esserci in provincia di Frosinone, al contrario di quanto avviene in quella di Latina, le condizioni per impostare un’efficace azione di contrasto della criminalità organizzata.

I comandi provinciali delle forze dell’ordine sono passati finalmente in ottime mani.

E’ arrivato un bravo comandante provinciale dei Carabinieri, con lunga esperienza nel NOE, c’è già da tempo un eccellente comandante provinciale della Guardia di Finanza e, finalmente, anche il nuovo questore – ci dicono – ha ottime qualità.

Quindi il nuovo apparato di sicurezza ha tutte le caratteristiche per impostare una strategia seria di attacco alle mafie.

Attacco che, però, va impostato soprattutto sul versante economico perché, oggi, quando si parla di mafie, bisogna parlare dei loro investimenti, dei loro capitali, delle loro imprese e non solo, come comunemente alcuni ancora fanno, con una logica da ordine pubblico e solamente repressiva.

Le mafie oggi sono impresa, capitali sporchi da ripulire o già ripuliti, business.

Quello che continua, purtroppo, a mancare in provincia di Frosinone è l’apporto della cosiddetta “ società civile”.

Anche noi abbiamo trovato e continuiamo a trovare notevoli difficoltà nel tentativo di mettere in piedi un impianto che non si limiti all’organizzazione di convegni –utilissimi, per carità, soprattutto per svegliare le coscienze della gente, ma non sufficienti, in una situazione che vede le mafie ormai “dentro casa “ – ma che sia soprattutto strumento operativo di indagine e denuncia.

E di collaborazione – quello che è più importante – effettiva, concreta, con forze dell’ordine e magistratura inquirente.

C’è – ci sembra –scarsa coscienza civile.

E questo è un grave handicap perché non si può pensare che la situazione possa e debba essere affrontata e risolta dalle sole forze dell’ordine e dalla magistratura.

A parte il dovere morale che i cittadini perbene hanno di dare il loro apporto agli organi istituzionali,

va sottolineato che questi, per una serie di ragioni, non sono in grado da soli a fare una battaglia che sia risolutiva di un problema, quello appunto della presenza e delle attività delle mafie sul territorio, che ha acquistato dimensioni notevolissime.

C’è, poi, da considerare che la lotta alle mafie, penetrate da decenni nella politica e negli organismi dello Stato, va fatta su più fronti e non solo sul piano repressivo e giudiziario.

Le mafie sono ormai spesso costitutive dello stesso potere.

Non più, quindi, contigue a questo, ma sovrapposte.

Ed è difficile, in queste condizioni, contrastarle seriamente se non c’è il concorso di una società dotata di una forte coscienza civile, politica e capace di un’azione di discernimento.

La nostra sensazione, guardando la situazione complessiva esistente nell’intero Basso Lazio –le due province di Frosinone e Latina – è la seguente:

mentre a Frosinone lo Stato sembra che voglia dar vita alla costruzione di un argine efficiente al dilagare delle mafie mentre la società civile è colpevolmente dormiente, a Latina, oltre all’assenza di quest’ultima, c’è un fenomeno in parte inverso.

Lo Stato, fatta eccezione per la Questura – che sta lavorando in maniera lodevole -, è molto, ma molto debole e, quando ci sono suoi servitori –come il Prefetto Frattasi, il Presidente del TAR Bianchi, il comandante provinciale dei Carabinieri Rotondi ecc. – che lavorano bene, li manda subito via.

Tutti fenomeni che ci debbono indurre ad una profonda riflessione.

Se vogliamo fare seriamente un’azione antimafia non parolaia.

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