La lista dei candidati “impresentabili” redatta fra mille difficoltà dalla Commissione Parlamentare Antimafia

I dati ci sono e indicano che la linea della collusione tra mafia e politica si ferma al Centro Italia, nel Lazio e in Abruzzo. Ma sono dati che non soddisfano né la maggioranza né l’opposizione. L’Antimafia ha chiuso il suo lungo lavoro istruttorio sulle ultime amministrative e i dati, parziali e disomogenei, indicano «solo» 45 violazioni al Codice accettato dai partiti per  l’ultima tornata amministrativa. Troppo poco, insufficiente, «la fotografia di una sconfitta», come dice Walter Veltroni.
Un dato che spinge il presidente della Commissione, Beppe Pisanu a parlare di «rapporti politica-cosche inabissati», di realtà che va ben oltre il buon lavoro svolto, tra mille difficoltà, dalla Commissione. Il Pd oggi chiede norme «più stringenti» e solleva il dubbio che dietro la riottosità di molte Prefetture a fornire i dati su candidati ed eletti, magari appellandosi a un malriposto concetto di privacy, ci sia una ben precisa indicazione politica venuta dal ministro dell’Interno con una sua circolare.

Tanto è che la Commissione ha raccolto dati incompleti visto che 22 Prefetture non hanno esaudito le richieste dell’Antimafia. I dati sono quindi non completi – specie al Nord – e insufficienti per una «fotografia completa» della situazione.

La mappa resa nota dall’Antimafia fornisce comunque un quadro preoccupante. Le violazioni del Codice riguardano 11 candidati eletti e 32 non eletti: 15 dei 45 casi individuati dall’antimafia riguardano candidati in liste nazionali.  Altri 4 in liste civiche che però fanno diretto riferimento a partiti nazionali e i restanti 25 in liste civiche locali. Inoltre ci sono 9 eletti tra i 45 candidati che hanno violato il Codice delle elezioni.

I reati considerati, tutti allarmanti, sono così distribuiti:
– Associazione di tipo mafioso: 4 candidati
– Associazione finalizzata al traffico di droga: 1
– Estorsione: 29 candidati
– Usura: 3 candidati
– Estorsione e usura: 2 candidati
– Riciclaggio: 2 candidati
– Misura di prevenzione della sorveglianza speciale: 3 candidati
– Misura di prevenzione per riciclaggio: 1 candidato.
Interessante è anche la distribuzione geografica delle
violazioni: Abruzzo: 2; Basilicata: 3; Calabria: 8; Campania: 9;
Lazio: 5; Puglia: 10; Sicilia: 8.

Il Pd oggi ha chiesto a Pisanu di continuare questa azione di verifica analizzando «sia i rapporti tra esponenti delle mafie e politici, anche in assenza di risultati processuali, sia la situazione delle infiltrazioni al Nord del Paese. Appare infatti poco credibile che in tutto il Settentrione non ci sia stato neppure un solo candidato, tra migliaia, che non abbia riportato nessuna delle condanne previste dal nostro Codice», spiega Laura Garavini. E il tema prossimo venturo sarà il confronto sulla proposta lanciata ieri sera da Pisanu di trasformare il Codice in una legge che affronti anche il “nodo” dello scambio elettorale tra mafia e politica.

(Tratto da Avvenire)

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