La legge salvapremier: tutti i cittadini NON sono uguali di fronte alla legge

Legittimo impedimento. Verso lo scudo per premier e ministri

Una legge ponte che salva il premier e i ministri dai processi per 18 mesi, in attesa dell’approvazione di un nuovo lodo Alfano stavolta per via costituzionale. E’ il testo sul legittimo impedimento che sarà esaminato domani in Aula alla Camera. Due articoli – il secondo riguarda l’entrata in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – che consentiranno “al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge”. Il Pd e l’IdV annunciano battaglia. I centristi verso l’astensione

Il testo prevede che le attribuzioni previste dalla legge che disciplina l’attività di Governo e della presidenza del Consiglio, dal regolamento interno del Consiglio dei ministri, le relative attività preparatorie e consequenziali, nonché di ogni attività comunque connessa alle funzioni di governo costituiscano legittimo impedimento per il premier a comparire alle udienze penali che lo vedono imputato (non a quelle in cui è parte offesa). Stesso trattamento vale per i ministri.

Un emendamento del relatore che sarà votato domani dall’Aula prevede che sia Palazzo Chigi ad attestare l’impedimento. “Ove la presidenza del Consiglio dei ministri – recita la proposta di modifica Costa – attesti che l’impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo ad udienza successiva al periodo indicato. Ciascun rinvio non può essere superiore a sei mesi”. Il corso della prescrizione rimane sospeso per l’intera durata del rinvio. La legge si applica anche “ai processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, alla data della entrata in vigore della legge”.

L’opposizione, in vista del via al voto sul legittimo impedimento, da domani nell’Aula della Camera, annuncia battaglia con 297 emendamenti e circa 100 ordini del giorno.
“Sono norme incostituzionali” che di fatto “introducono una vera e propria immunità per il premier” afferma con forza il capogruppo del Pd in commissione Giustizia di Montecitorio Donatella Ferranti. “Abbiamo presentato ben 73 emendamenti – avverte il deputato dell’Idv Federico Palomba – e da domani siamo pronti all’ostruzionismo”.
Più pacata, ma altrettanto ferma la posizione dell’Udc espressa dal deputato Roberto Rao: se vengono approvate le nostre proposte di modifica e quindi il testo torna alla versione originaria (come era quella messa a punto dal vice-capogruppo Michele Vietti) voteremo ‘si’ altrimenti sarà astensione. I centristi hanno presentato 11 emendamenti per restringere di fatto la portata della legge prevedendo, tra l’altro, che ci possa essere un solo rinvio e che questo non possa superare i sei mesi; che il legittimo impedimento riguardi solo il premier e non anche i ministri; che la durata della legge ponte non superi i 12 mesi.

Anche il deputato del Pdl Manlio Contento presenta due proposte di modifica: una tecnico-formale e una che prevede che il rinvio non possa superare i sei mesi (eliminando la parola ‘ciascun’ rinvio contenuta ora nel testo).

Tanti emendamenti, ma le votazioni non saranno moltissime (circa un centinaio) perché è ormai diventata prassi la disposizione contenuta nell’articolo 85-bis del regolamento della Camera con la quale si chiede in sostanza ai gruppi di segnalare le proposte di modifica che loro considerano più importanti e che devono essere calcolate sulla base della composizione numerica del gruppo (il rapporto deve essere di un decimo dei componenti). Anche se il presidente della Camera può sempre raddoppiare tale numero in presenza di provvedimenti particolarmente complessi e delicati.

L’opposizione conta molto anche sul voto segreto che in teoria potrebbe essere chiesto su ogni emendamento visto che l’intero provvedimento (composto di soli due articoli) fa sempre riferimento al diritto alla difesa (che è uno dei motivi per cui lo si può chiedere). Ma a domandarlo potrà essere solo il Pd visto che il gruppo, per avanzare tale richiesta, deve essere formato da almeno 30 deputati.

Se l’opposizione annuncia battaglia, il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto si mostra tranquillo: “La maggioranza è compatta” e si conta sull’unanimità di ogni voto.
“Il fatto che il presidente Berlusconi non ci sia in questi giorni”, commenta la democratica Donatella Ferranti, “forse non è un caso”. Così come potrebbe “non essere un caso”, si osserva sempre nel centrosinistra, il fatto che il presidente della Camera Gianfranco Fini non sarà in Aula per il voto finale visto che da domani notte sarà in viaggio negli Stati Uniti.

Ida Rotano

(Tratto da Aprile Online)

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