La Guardia di Finanza e gli altri corpi di polizia in una provincia, qual’è quella di Latina, afflitta dalle mafie e dalla malapolitica.

Il Colonnello Kalenda, Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Latina, durante il nostro ultimo convegno a Formia, ha voluto far proiettare un filmino con i risultati dell’azione delle Fiamme Gialle nella provincia pontina.

I risultati conseguiti sono sicuramente in ascesa rispetto al passato e noi gliene siamo grati, a lui ed anche al Maggiore Bruschi, Comandante del Gruppo di stanza a Formia.

Le Fiamme Gialle, con la venuta del Colonnello Kalenda e del Maggiore Bruschi, stanno conquistando nella lotta alla criminalità organizzata mafiosa in provincia di Latina un ruolo molto importante dopo un periodo in verità alquanto opaco che aveva caratterizzato le gestioni precedenti.

Siamo molto contenti e vogliamo, perciò, confermare la nostra disponibilità, per quanto possibile, a collaborare con questi due bravi Comandanti nell’azione di contrasto delle mafie che infestano la provincia di Latina, il suo impianto economico soprattutto ma anche parte di quello politico ed istituzionale.

La Guardia di Finanza è fondamentale in tale azione di contrasto e, senza di essa, non si va da nessuna parte, tenuto conto della natura soprattutto economica e politica che hanno assunto la camorra e le varie altre mafie.

In provincia di Latina fino a qualche anno fa non si sono avuti, purtroppo, magistratura inquirente e forze dell’ordine adeguatamente attente di fronte al fenomeno mafioso.

Ancora oggi si stenta a far acquisire la consapevolezza che, quando si parla di mafie, non bisogna sempre e solo pensare a gente rozza ed incolta che viene da fuori provincia e fuori regione.

Oggi, oltre a quella, ce n’è dell’altra, forse la più insidiosa, nata e cresciuta in provincia di Latina, professionisti, esponenti politici, amministratori pubblici, imprenditori, cittadini comuni che collaborano con le organizzazioni criminali diventandone forse anche parte.

Non raramente.

E’ su questo versante, soprattutto, quello della collusione fra mafia, politica ed istituzioni, che bisognerebbe incentrare il massimo delle attenzioni e dell’azione investigativa e giudiziaria e, purtroppo, non lo si è mai fatto e non lo si fa.

E, a quanto pare, non lo si vuole nemmeno fare.

E, quando qualche bravo investigatore, come il V. Questore Nicolino Pepe, ha voluto farlo con la famosa inchiesta “ Formia Connection” – finita come si sa, purtroppo, in un nulla di fatto per colpa di una Procura, quella di Latina, che ha deciso l’archiviazione della parte relativa al probabile voto di scambio – nessuno, ma proprio nessuno ne ha saputo o voluto cogliere significato ed importanza.

Nessuno – ripetiamo – nel clima limaccioso della politica pontina dove non si sanno mai le dimensioni ed i confini delle cosiddette “maggioranze” e “minoranze”, stanti le trasversalità che hanno caratterizzato in taluni aree decenni della vita pubblica e che hanno portato non raramente ad intersecazioni e, talvolta, sovrapposizioni di talune loro parti davvero incomprensibili..

Fondi docet.

Ma non è l’unica!

La provincia di Latina riveste, per la sua collocazione geografica di territorio confinante con quello della Capitale d’Italia, un ruolo importantissimo nella strategia di qualche mente raffinata che probabilmente mira a tenere sotto controllo tutto ciò che avviene nel Lazio, economicamente e politicamente.

Non si giustificano, altrimenti, l’inerzia ed i silenzi di coloro che avrebbero dovuto reagire e non lo hanno fatto, favorendo così oggettivamente l’affermazione e lo sviluppo continuo di quelle dinamiche che hanno portato ad essere il Lazio un suburbio del meridione del Paese.

Un vero e proprio processo di meridionalizzazione.

In tutti i sensi.

Il compito di uno Stato di diritto veramente efficiente, in situazioni del genere, dovrebbe essere quello di partire da una “lettura” attenta ed approfondita delle cause e della genesi dei “mali” di un territorio per approdare ad una scelta oculata dei suoi rappresentanti da mandare su di essi.

Cosa che, purtroppo, stando ai fatti, non è avvenuta e continua a non avvenire.

Per superficialità, per ignoranza, per complicità o per altro?

Non lo sappiamo.

Questo dovrebbe essere il fulcro dell’azione di una vera associazione antimafia: scoprire il “motivo” per il quale avvengono certe cose, si registrano talune carenze ed omissioni, si mandano via Prefetti, come Frattasi, che vogliono lavorare seriamente per creare un clima di vivibilità civile e democratica.

Senza che alcuno, al di là di qualche sceneggiata, abbia protestato seriamente ed abbia chiesto con forza il ripristino di alcune regole elementari della democrazia e di un corretto modo di governare.

Altro che commemorazioni, fiaccolate e narrazioni storiche, che, in situazioni degradate e compromesse quali sono quelle che stiamo trattando, non ci… ”azzeccano” proprio niente, tanto per usare il linguaggio di qualcuno!!!

In situazioni così delicate quali sono quelle descritte e che investono tutto il Lazio e, in particolare, le province di Latina soprattutto ma anche quella di Frosinone, bisogna saper leggere bene i fatti e ciò che sta “dietro” i fatti.

Ad evitare che si macini… aria fritta.

Qualcuno ci ha domandato qualche anno fa… perché in provincia di Latina non si fanno indagini complesse.

E’ la domanda che ci ha sempre tormentato e ci continua a tormentare.

Non siamo avvezzi, per età e per esperienza, a mitizzazioni di sorta, per non restare afflitti un giorno o l’altro dalla delusione.

Ma, quando vediamo Prefetti come Frattasi, Colonnelli ed Ufficiali come Kalenda e Bruschi, Questori come D’Angelo ed Intini, Capi di Squadre Mobili come Tatarelli e funzionari di polizia come Nicolino Pepe, il cuore ci si apre alla speranza.

Speranza che si smorza, poi, quando qualcuno di questi va via… o viene mandato via.

Non vogliamo diffondere il seme della sfiducia.

Non saremmo qua a combattere e a combattere sempre con maggiore rabbia.

Ma certo è che che, quando si parla di mafie e di antimafia, bisogna saper ragionare, confrontarsi con le realtà e studiare bene come affrontarle.

Altrimenti è meglio restare a casa e scegliere un altro tipo di impegno civile.

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