La gerarchia ecclesiale locale di fronte al problema mafie

IL DISCORSO DEL PAPA A PALERMO CONTRO LA MAFIA. PERCHE’ MAI UNA PAROLA DI CONDANNA DA PARTE DEI VESCOVI LAZIALI E, IN PARTICOLARE, PONTINI?

E’ stato duro il Papa nel suo discorso a Palermo contro la mafia.

Non come il suo predecessore nella Valle dei Templi, ma forse più incisivo quando è arrivato a parlare della mafia come del “male” e ad additare Don Pugliesi, il prete ucciso da “cosa nostra”, come esempio da imitare.

Lo sono stati altrettanto e ripetutamente molti Vescovi del sud del Paese nei loro numerosi documenti e nelle loro omelie.

Non tutti, per la verità, come dovrebbero.

La Chiesa di Cristo, se per gli stessi Pontefici la mafia è il “ male” assoluto, dovrebbe stare vicina, tutta intera, al suo gregge, al popolo vessato, sofferente, gravato dalle catene delle organizzazioni criminali, che, oltre a renderlo schiavo, ne rendono l’avvenire cupo e senza prospettive.

Non a caso il Papa ha invitato a non perdere la “speranza”.

“Speranza” di un cambiamento, di una palingenesi culturale, morale e non solo.

Un invito a ribellarsi che si legge quando ha invitato la gente a prendere come esempio di vita Don Puglisi.

Un invito a scrollarsi di dosso paure, esitazioni, riserve e ad impegnarsi contro questa piovra maledetta che ha ridotto il sud del nostro Paese ad un pantano, ad una palude purulenta.

Ad una terra depressa.

Non tutta la Chiesa, però, ascolta il suo Pastore, purtroppo.

Nel Lazio, ad esempio, nel Basso Lazio e in provincia di Latina in particolare, terra di mafie, non una parola viene pronunciata dai Vescovi contro questo “ male”.

Abbiamo avuto il “caso Fondi” che è eclatante, con un intero territorio sotto il tallone delle mafie, con il fenomeno dell’usura, fra gli altri, che ha distrutto famiglie ed un’intera economia legale, chiudendo le porte allo sviluppo di un’area immensa per decenni, con episodi di malcostume che hanno avvelenato anche parti della politica, delle istituzioni e della stessa società.

Non abbiamo sentito una sola parola contro il “male” da parte della gerarchia e nella gran parte delle parrocchie.

Anzi, ci siamo sentiti isolati, soli, considerati forse degli agitatori. Forse una percezione, ma palpabile.

Da queste parti Don Puglisi non viene additato come esempio.

E questo, per chi è credente come chi scrive, è veramente doloroso!

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