La furia cieca di Di Lauro jr: «Voleva che uccidessimo anche le donne dei boss»

La furia cieca di Di Lauro jr: «Voleva che uccidessimo anche le donne dei boss»

Di Luigi Nicolosi

Il neo pentito Molino ricostruisce le fasi precedenti la macelleria messicana nella tabaccheria di Melito e accusa il rampollo Ciro: «Così voleva colpire anche Rito Calzone e Gennaro Marino»

di Luigi Nicolosi

Un boss sanguinario e pronto a tutto pur di annientare la cosca che aveva osato mettere in discussione la leadership del clan fondato da suo padre. È questo il ritratto impietoso che il neo pentito Massimo Molino fa del ras Ciro Di Lauro, figlio di “Ciruzzo ’o milionario”, ricostruendo le fasi preliminari e successive degli omicidi di Domenico Riccio e dell’innocente Salvatore Gagliardi, freddati in una tabaccheria di Melito nel pieno della prima faida di Scampia. Molino, da pochissimi mesi passato tra le fila dei collaboratori di giustizia, ha raccontato quella drammatica vicenda attribuendo una lunga serie di (presunte) responsabilità a Di Lauro junior, secondo il quale i suoi killer avrebbero dovuto assassinare anche le donne dei ras rivali pur di raggiungere l’obiettivo.

La circostanza è stata riferita da Molino nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto il 17 novembre scorso: «Un giorno “’o marenaro” (Salvatore Petriccione, alleato dei Di Lauro, ndr) ci mandò l’imbasciata che si doveva uccidere questo Mimmo Riccio, che aveva una tabaccheria a Melito, di fronte alla caserma dei carabinieri. In quel periodo non ci si fidava di nessuno e mio cognato Maurizio Maione decise di andare personalmente da Ciro Di Lauro per avere conferma». Stando a quanto emerso dall’inchiesta l’omicidio di Riccio, ucciso in quanto ritenuto il riciclatore di denaro del clan degli Scissionisti, sarebbe stato deciso in prima battuta da Cosimo Di Lauro (non indagato in questo procedimento), ma poi materialmente organizzato dal fratello minore Ciro, che in quel frangente avrebbe tirato in ballo anche il gruppo capeggiato da Salvatore Petriccione, in seguito diventato uno dei capi indiscussi della Vanella Grassi.

Molino, pentitosi dopo il suo recente arresto per il tentato omicidio di Gennaro Casaburi, ha quindi spiegato ai pm della Dda di Napoli come sarebbero andate le cose nei giorni precedenti il raid, fasi concitate alle quali lui stesso avrebbe partecipato. Anzi, il giorno prima del delitto lo stesso Molino prese parte al commando, ma l’omicidio non andò a segno in quanto la vittima designata non si fece trovare sulla scena. Tornando invece all’incontro con Ciro Di Lauro: «Confermò e in più di disse – racconta Molino – cosa assurda, che se ce ne fosse stata la possibilità si dovevano uccidere anche la moglie di “’o pisano” Rito Calzone e la moglie di Genny “’o McKay”, ma noi non prendemmo in esame questa richiesta. Mimmo Riccio invece doveva morire, disse Ciro Di Lauro, perché riciclava e investiva i soldi di Raffaele Amato».

Fonte:https://www.stylo24.it/la-furia-cieca-di-di-lauro-jr-voleva-che-uccidessimo-anche-le-donne-dei-boss/

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