”La droga mi aveva distrutto, a Miccichè dico che sniffare significa alimentare la mafia”

AMDuemila 11 Luglio 2023

Parla Lorenzo Capretta, membro del movimento Our Voice. Dopo l’incubo della droga oggi assiste i bambini nei quartieri a Palermo

Miccichè dovrebbe prendere consapevolezza del ruolo pubblico che ricopre, andare nei quartieri dove i ragazzi muoiono di crack e di cui le istituzioni non si occupano, invece di dire ‘se sniffo sono fatti miei’. Significa alimentare una ventennale logica politico-mafiosa”. A dirlo è Lorenzo Capretta, counselor di 28 anni, originario di Monte Granaro (provincia di Fermo) che vive a Palermo da tre anni. Ex tossicodipendente, oggi fa parte del movimento Our Voice che denuncia lo spaccio di droghe, oltre a mafia e corruzione, Lorenzo racconta la sua storia nelle scuole e assiste i minori in difficoltà nei quartieri del centro storico di Palermo. Ha cominciato a drogarsi quando aveva 13 anni partendo dalle sostanze più comuni ed economiche finendo poi nel giro della cocaina e in quello dell’eroina. Un tunnel da cui è uscito grazie al supporto del Serd, servizio pubblico per le dipendenze patologiche. Proprio per il suo passato difficile, Lorenzo ha voluto commentare lo scandalo che ha investito l’ex presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, il quale avrebbe acquistato dosi di cocaina da Mario Di Ferro, titolare del ristorante vip di Villa Zito, situato a due passi da Ballare dove i giovani perdono la vita per colpa del crack.
Lo scandalo “
non mi ha stupito”, ha commentato Lorenzo a La Repubblica. “Esintomo di una classe politica che alimenta la criminalità organizzata. Membri delle istituzioni che non solo comprano la cocaina ma creano le condizioni per far sì che le droghe vengano consumate”. Soprattutto “in una terra come la Sicilia, dove la maggior parte del lavoro che c’è è precario, è facile finire in brutti giri”.
La vicenda Villa Zito è solo la punta dell’iceberg: non ci può scandalizzare e dire che nessuno sapeva. È sempre stato così. La cocaina gira dappertutto e non solo all’Ars. Laddove lo Stato è assente, volontariamente o no, proliferano coloro che giovano a una logica di potere basata sullo sfruttamento di molti a vantaggio di pochi”. Secondo il giovane counselor “lo Stato assente alimenta lo spaccio”. “La mafia – ha ricordato Capretta – esiste perché la politica lo permette, lo Stato lo permette. La mafia è l’unica organizzazione criminale che esiste da 150 anni, conclamata e accettata. Non possiamo più accettare che questa classe politica sia mafiosa”.
Dall’era di Cuffaro, nei primi anni Duemila, tutto è andato indietro invece di progredire. La sanità pubblica è stata sempre più smantellata, affidata agli amici degli amici. Per non parlare delle dipendenze patologiche: in Sicilia si è disinvestito nei Sert, ora Serd. Ci sono linee guida nazionali sulla salute che sono state recepite ovunque, meno che nell’Isola. Qui si è disinvestito nel personale, nella loro formazione e in tutto quello che è cura e prevenzione. Pessimo che un politico dica ‘se uso cocaina sono fatti miei’ o ‘adesso sniffo meno’: è la politica stessa che non vuole che il narcotraffico venga debellato”, ha spiegato. Oggi c’è bisogno “di investimenti in istruzione, sanità pubblica, occupazione sana, in modo che i ragazzi non si interfaccino con la criminalità organizzata nel momento in cui non c’è lavoro”.
Capretta da qualche tempo lavora all’interno di una rete di realtà sociali di Palermo. “In questa rete – ha spiegato – ci sono la Casa di Giulio, il giovane morto di crack a 19 anni, Sos Ballarò, diversi ragazzi e ragazze che si sono disintossicati. C’è un gruppo composto da studenti di Giurisprudenza: stiamo lavorando a una proposta di legge per attivare unità mobili, centri di crisi, poliambulatori, comunità dedicate alle dipendenze e per i minori”. L’obiettivo è “riappropriarci della parola politica, riuscire a creare un movimento popolare, regionale, far sì che questa proposta di legge venga approvata e messa in atto, per far sì che genitori e ragazzi legati alle dipendenze patologiche non siano più soli”.
Quindi il giovane ha lanciato un messaggio ai coetanei che sono ancora schiavi delle sostanze.
Reagire, farsi aiutare. Io avevo perso tutto: il rapporto con la mia famiglia, il lavoro, le relazioni affettive, ma soprattutto avevo perso il rapporto con me stesso. La droga mi aveva distrutto, ma poi sono rinato”.

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fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/309-topnews/96431-la-droga-mi-aveva-distrutto-a-micciche-dico-che-sniffare-significa-alimentare-la-mafia.html