La diserzione sistematica dei nostri convegni da parte del PD e, in genere, della politica. Quali le ragioni? E’ aperto il dibattito

Per un’Associazione antimafia seria che fa dell’osservazione quotidiana del territorio la sua costante oltre che la sua specificità, è doveroso soffermarsi su un fenomeno che comincia francamente a preoccuparci:

la latitanza, per non dire la fuga, di gran parte del centrosinistra in provincia di Latina, ma, più in generale, nell’intero Lazio, allorquando si parla di mafie in termini specifici e con riferimenti alle situazioni locali.

In parole povere, allorquando si parla di cultura della legalità, di storia delle organizzazioni criminali, di sociologia e di temi connessi, ma sempre in termini generali, sono tutti presenti.

Quando, invece, come è nostro costume, si affrontano le situazioni esistenti sui nostri territori, facendo analisi specifiche ed approfondite, con qualche nome e cognome, tutti o quasi disertano.

Eppure ai nostri convegni partecipano relatori per lo più appartenenti alla Magistratura ed alle forze dell’ordine, persone, cioè, che stanno in trincea e che le mafie le conoscono non attraverso la lettura di libri e giornali o le lezioni di conferenzieri pagati.

Persone informate, che sanno, quindi, vita, morte e… misfatti di ognuno di noi…

A giugno scorso al convegno da noi promosso a Gaeta – città con una giunta di centrosinistra – non il sindaco, non un assessore, non un solo consigliere comunale o provinciale di destra, di centro e di sinistra, hanno mostrato sensibilità e dovere morale quanto meno di ascoltare e salutare i tre Magistrati relatori, tutti magistrati noti e di frontiera. Lo stesso comportamento da parte dei rappresentanti dei partiti, ad eccezione di quelli della SEL.

A dicembre scorso, sempre ad un nostro convegno promosso a Formia – con una giunta di centrodestra da appena un paio di anni – città distante 6-7 chilometri da Gaeta e sempre nel sud pontino, si è verificata la stessa situazione.

Nessuno degli amministratori pubblici, ma anche nessuno degli esponenti politici, ad eccezione di alcuni rappresentanti della FDS.

Il fenomeno impone delle domande alle quali francamente non sappiamo, al momento, rispondere.

Chiediamo il concorso di quanti ci leggono e ci seguono perché si tratta di un fenomeno che ci interessa ai fini di una conoscenza completa del livello di eventuali collusioni politiche locali con le mafie.

E, sì, perché il timore è proprio questo, in quanto, se si latita di fronte a certi temi così importanti e vitali per la vita delle nostre comunità, qualche ragione seria c’é.

E qualche elemento a supporto di questo nostro timore già c’è, anche se, per ovvie ragioni, non possiamo al momento renderlo pubblico.

Al momento!

Ma certi signori sappiano che noi sappiamo e che stiamo seguendo da tempo le loro orme.

Vogliamo, però, che il tema diventi materia di riflessione e di dibattito nell’opinione pubblica perché riteniamo che la lotta alle mafie, se vuole essere efficace, si fa soprattutto recidendo gli eventuali legami fra esse e la politica.

E di questa necessità deve rendersene conto l’opinione pubblica onesta, ma che è rimasta, purtroppo, finora inerte e non sufficientemente attenta ed informata.

Ci stupisce, francamente, per la storia antimafia che caratterizza le componenti che l’hanno creato, il comportamento del PD laziale e, soprattutto, pontino, di fronte ad un problema che dovrebbe essere considerato la prima emergenza nazionale e locale.

Questa sua sistematica latitanza a certi convegni in cui si parla di fatti specifici, concreti, reali, del territorio, obbliga tutti ad un’analisi approfondita.

Perché non partecipano ad iniziative antimafia in un territorio invaso da tutte le mafie nazionali, internazionali ed anche locali?

E’, questa, una domanda che porremo, da oggi in avanti e fino a quando non ci verrà fornita una risposta convincente, alla base di tutta l’attività della nostra Associazione nell’anno appena iniziato.

E, ciò, non per stupidi, sterili motivi di polemica nei confronti di questo o quello, ma semplicemente per capire e far capire bene il comportamento di ognuno di fronte ad un fenomeno, quello dell’occupazione mafiosa del nostro Paese e della nostra regione, che sta sottraendo sempre più spazi di vivibilità civile e democratica a tutte le persone oneste.

Con il passar del tempo siamo portati a dar ragione sempre più ad Antonio Ingroia quando sostiene che, mentre le mafie tendono a civilizzarsi, la società civile tende, al contrario, a mafiosizzarsi.

Comunque, vogliamo essere come San Tommaso: diamo vita ad un dibattito sulle ragioni di tali “ fughe”.

Ovviamente non pubblicheremo le analisi, le segnalazioni e quant’altro dovessero pervenirci al riguardo, tutto materiale che ci servirebbe per “capire” bene le ragioni di tali comportamenti e per “orientare” bene le nostre azioni future.

Un nostro saggio amico ci ha detto quando costituimmo l’Associazione:

“E’ giusto pretendere dalla sinistra quel qualcosa in più, in materia di lotta alle mafie, di quanto si può chiedere a tutti gli altri “.

Se non altro, per la sua storia… se qualcuno ancora vuole ricordarla.

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