La determinazione dell’Associazione Caponnetto ad impegnare uno Stato troppo lento e distratto a combattere seriamente le mafie su tutti i territori. Nel Lazio questo Stato, a cominciare dalle Procure ordinarie e dalle forze dell’ordine, ad eccezione dei corpi speciali, è stato finora troppo inerte. Se le mafie si sono impossessate della regione più importante del Paese dal punto di vista strategico e perché ospita la Capitale, la responsabilità è solo della politica e delle istituzioni.

Quello delle Procure ordinarie che nel Lazio non indagano in materia di lotta alle mafie è un problema grosso che noi dobbiamo impegnarci a risolvere.
Non si può continuare ad addossare tutto il peso sulle sole spalle delle DDA e, nel caso del Lazio, della DDA di Roma.
Abbiamo chiesto al Ministro della Giustizia Severino di intervenire per fare in modo che venga applicato l’art.51 comma 3 bis del Codice di Procedura Penale e ci è stato assicurato un suo intervento al riguardo.
Ma temiamo che l’intervenuta crisi di governo pregiudichi un buon esito dell’intervento del Ministro costringendoci a reiterare la richiesta al Ministro che subentrerà all’Avvocato Severino.
La soluzione positiva di tale problema è assolutamente indispensabile anche per dare un rinnovato e più efficace ruolo ai Comitati Provinciali per la Sicurezza ed l’ordine pubblico in materia di lotta alle mafie in quanto la presenza in essi di Procuratori ordinari informati e responsabilizzati contribuirebbe inevitabilmente a dare impulso anche a tutto l’impianto investigativo delle singole province.
Un Procuratore disinformato e disinteressato sul piano delle indagini antimafia – oggi tutte a carico della sola Direzione Distrettuale Antimafia-non è in grado di attivare, come sarebbe necessario, tutti i corpi investigativi locali che, attraverso i loro vertici provinciali, fanno tutti parte dei predetti Comitati Provinciali per la Sicurezza e l’ordine pubblico.
La mancanza di informazioni genera inevitabilmente anche
inerzia.
L’assenza, poi, di un’adeguata cultura antimafia non solo nelle Istituzioni in genere, ma, purtroppo, anche nella Magistratura locale, fa il resto.
Se si pensa, al riguardo, che la Magistratura giudicante della Capitale solo da qualche mese ha cominciato ad applicare l’art.416bis – che riguarda il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, reato che non fu riconosciuto nemmeno nei confronti dell’ex Banda della Magliana-, possiamo, senza tema di essere smentiti dai fatti, manifestare tutte le più vive preoccupazioni per un esito positivo della lotta contro le mafie.
Con la Magistratura giudicante che lamenta così gravi ritardi culturali, con quella inquirente che non viene codelegata ad indagare e che, quindi, resta inerte a guardare l’avanzata quotidiana delle mafie nei territori, con le forze dell’ordine locali, di conseguenza, prive di input ed inutilizzate contro le organizzazioni criminali mafiose, ci troviamo di fronte ad un quadro oltremodo preoccupante.
Chi si propone di fare un ‘azione seria sul piano della lotta alle mafie non può e non deve prescindere da questi problemi.
E’ ingiusto e sbagliato prendersela con i vertici delle forze dell’ordine in quanto le responsabilità sono tutte e solamente di taluni Procuratori locali.
Se un Procuratore, infatti, dice ai vari Comandanti provinciali ed al Questore “voglio questo e quello”, quelli fanno quanto viene chiesto ad essi.
In Campania si sono compiuti passi da gigante contro la camorra grazie anche all’impegno diretto delle Procure ordinarie.
Perché nel Lazio non si fa altrettanto?
Il Consiglio Direttivo dell’Associazione, che andrà con la prossima Assemblea rinnovato in parte e rafforzato al fine di rendere attivo al massimo ogni suo componente, dovrà affrontare questo delicato ed impegnativo argomento e dovrà compilare un piano di ristrutturazione, da proporre ali Ministeri competenti ed ai Comandi Generali delle varie forze dell’ordine, di tutto l’apparato giudiziario ed investigativo del Lazio e dell’Abruzzo e Molise.
Questo piano lo prepareremo con il contributo di TUTTI noi (ed ognuno dovrà appunto portare idee e proposte) e con la supervisione del Dr. Antonio Esposito, Presidente della 2° Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, che eleggeremo durante la prossima Assemblea nostro Presidente Onorario e che il giorno in cui ci riuniremo a Formia, per fare Assemblea la mattina e Convegno la sera, sarà sempre presente.
Intanto vi rinnovo l’invito a regolarizzare la vostra posizione perché all’Assemblea- che ci sarà presumibilmente alla fine di gennaio-primi di febbraio pp. vv. – potranno partecipare SOLAMENTE coloro che avranno rimesso la quota per il 2003 di almeno 20 euro.
IL VERSAMENTO VA FATTO ESCLUSIVAMENTE TRAMITE BOLLETTINO DI VERSAMENTO POSTALE n.86015211 INTESTATO ALL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO.
COLORO CHE INTENDANO ISCRIVERSI PER LA PRIMA VOLTA PROVVEDANO, SE VOGLIONO PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA, A RIMETTERE VIA MAIL SUBITO UNA DOMANDINA CON I VARI DATI ANAGRAFICI, INDIRIZZO, MAIL, NUMERI DI TELEFONO E QUANT’ALTRO.
A NOSTRA SUCCESSIVA COMUNICAZIONE, DOVRANNO ANCHE ESSI RIMETTERE LA QUOTA DI CUI SOPRA.

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