La criminalità, mafiosa e comune, in Germania

La criminalità, mafiosa e comune, in Germania

Piero Innocenti

06 Novembre 2020

La caduta del muro di Berlino e la successiva unificazione delle due Germanie, il 3 ottobre del 1990, ha impresso una svolta storica fondamentale alle vicende di questa nazione che oggi conta più di 81 milioni di abitanti, su un territorio vasto, ricco di risorse (il tenore di vita è uno dei più elevati in ambito UE), collocata al centro dell’Europa in una posizione geografica e con un ruolo politico importantissimi. Una posizione geografica al confine tra l’Europa occidentale e i paesi dell’ex blocco orientale che, tuttavia, ha reso questo paese territorio di conquista delle organizzazioni criminali internazionali.
Si può addirittura parlare, in questo senso, di una colonizzazione che è andata maturando agli inizi degli anni Novanta in un contesto di sottovalutazione e disattenzione generale. Va, infatti, ricordato che fino a tutti gli anni Settanta, le autorità tedesche ritenevano che gli atti derivanti dalla criminalità organizzata fossero sporadici, marginali e dipendenti dalle esigenze contingenti di organizzazioni straniere quali la mafia italiana, in primo luogo. Si definiva criminalità organizzata solo quella politica della Raf (Rote arme fraktion), ritenuta ben più preoccupante.
Solo nel 1983, nei documenti di una commissione di lavoro delle polizie dei Lander e della BundesKriminalant (Bka), appare una prima definizione di criminalità organizzata, riferita a gruppi locali, ben attenta a cogliere, comunque, le differenze rispetto alla mafia italiana e americana. La criminalità organizzata tedesca era concepita, semplicemente, come una forma di attività delittuosa effettuata congiuntamente da più persone con l’obiettivo di un veloce guadagno”.
Solo nel 1992, dopo che cinque anni prima era stata scoperta una connessione tra un gruppo criminale a carattere imprenditoriale e alcuni membri del Senato, viene elaborata una nuova definizione della criminalità organizzata che tiene conto dell’impatto strumentale che l’organizzazione criminale è capace di esercitare sulle strutture politiche, economiche, sulla giustizia, sulla pubblica amministrazione, sui mezzi di informazione.
Nel frattempo l’inquinamento criminale si è andato diffondendo in gran parte degli Stati con le organizzazioni mafiose turche (o, più precisamente, curde) che in Baviera controllano il traffico di cocaina, con gruppi criminali del Gambia dediti al traffico di eroina nel Baden-Wurttemberg, con le Triadi cinesi presenti soprattutto a Dusseldorf, Stoccarda, Amburgo e Norimberga, i gruppi delinquenziali di ex jugoslavi attivi nelle parte sud orientale della Germania, quelli georgiani e ceceni stanziali, in particolare, a Berlino e negli ultimi tempi i gruppi criminali di origine araba dediti allo sfruttamento della prostituzione, allo spaccio di droghe, a scippi e rapine.
Naturalmente ben diverso è il “peso” criminale delle mafie italiane e, su tutte, di quella calabrese che più delle altre è riuscita a penetrare e sfruttare le ampie opportunità economiche offerte dall’economia tedesca…” (Relazione DIA, 2020), riuscendo a spartirsi gli affari persino con le mafie dell’est Europa, investendo nei settori finanziario ed immobiliare.
Naturalmente il traffico degli stupefacenti rimane l’attività più remunerativa per la ‘ndrangheta che conferma la sua presenza con le ndrine Romeo-Pelle-Vottari e Nirta Strangio di San Luca. Ben “attrezzate” le famiglie Pesce-Bellocco di Rosarno e Farao-Marincola originaria del crotonese, particolarmente attive nei Land del Baden-Wurttemberg, Assia, Baviera e Nord Westfalia.
Presenze anche di Cosa Nostra come ha evidenziato l’operazione Exitus del settembre 2019 con l’arresto di quattro persone accusate di associazione mafiosa per aver fatto parte della famiglia dei Rinzivillo di Gela (Caltanisetta). Non potevano mancare presenze contigue alla camorra (clan dei Casalesi e gruppi dell’area vesuviana e nocerino-sarnese) come testimoniato dalla operazione Galaxy dell’ottobre 2019 e di quella pugliese interessata al settore degli stupefacenti e alle truffe.
Un panorama decisamente non tranquillizzante in un periodo in cui tutte le attenzioni della politica e delle istituzioni sono, giustamente, rivolte alla grave situazione determinata dalla diffusione del contagio da corona virus per cercare di arginarlo.
(1 novembre 2020)

Tratto da: liberainformazione.org

fonte:https://www.antimafiaduemila.com/

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