La credibilità di Carmine Schiavone, al contrario di quanto ha sostenuto a Formia la senatrice del PD Rosaria Capacchione

LA CREDIBILITA’ DI CARMINE SCHIAVONE

5 milioni di morti tra Campania e Lazio. Terre avvelenate da un mare di rifiuti super tossici sversati in modo indisturbato dalla camorra negli ultimi vent’anni. Un esercito di politici, magistrati & colletti bianchi collusi o contigui. E’ l’estrema sintesi delle ultime, incredibili rivelazioni di Carmine Schiavone, pentito e collaboratore di giustizia dal ’93, cugino di Francesco Schiavone, alias Sandokan. Ha deciso di parlare ai media, Schiavone, di fare nomi e cognomi, di raccontare intrecci e connection, di alzare il sipario sugli affari più sporchi – e milionari – portati a segno dai Casalesi con forti complicità politico-imprenditoriali.
Il suo racconto – che parla anche di morti e disastri annunciati – è stato in gran parte ignorato dai grossi mezzi d’informazione e dalla stessa classe politica. Dopo l’intervista a Sky, infatti, quasi il silenzio. Non paginate dei quotidiani – nonostante la gravità delle denunce – né aperture dei tiggì. Mezze parole, commenti a metà. Poi, strisciante, un tentativo di mettere la sordina: Schiavone fa di tutt’erba un fascio, non è credibile, spara a vanvera. In un recentissimo convegno antimafia a Formia, la senatrice Pd Rosaria Capacchione ha letteralmente “picconato” la credibilità del collaboratore di giustizia: “Quando è sceso nei particolari – ha sottolineato Capacchione – le sue dichiarazioni non hanno mai trovato riscontro. Ha accusato politici, poliziotti, carabinieri, magistrati, imprenditori, chiunque. Sono stati tutti processati e in buona parte assolti”.
Ecco, invece, cosa ne pensano i “magistrati” del pentito Carmine Schiavone. Che valore e peso danno alle sue verbalizzazioni e alla sua “credibilità”. I brani che seguono sono tratti dalla sentenza del tribunale di sorveglianza di Roma emessa esattamente 3 anni fa, il 24 settembre 2013. Ha per oggetto “la richiesta di detenzione domiciliare o di differimento dell’esecuzione della pena” avanzata dallo stesso Schiavone, dopo la condanna a 23 anni e 2 mesi di reclusione decisa dalla procura generale della repubblica presso la corte d’appello di Napoli. Il tribunale di sorveglianza (collegio composto dal presidente-estensore Antonio Minchella, dal magistrato di sorveglianza Valeria Tomassini, e dagli esperti Concetta Castelli e Italo Cirillo) ha disposto “la detenzione domiciliare nella località protetta ove già dimorava sotto il controllo del Servizio Centrale di Protezione, per tutto il periodo della pena espianda”. Ma vediamo, ora, alcuni passaggi significativi della sentenza stessa e relativi a Carmine Schiavone.
In primo luogo, i magistrati di sorveglianza fanno riferimento al parere espresso dalla Direzione Nazionale Antimafia. “La DNA – scrivono nella sentenza del 24 settembre 2010 – si esprime in termini favorevoli rispetto alla concessione del beneficio e rammenta che lo Schiavone era un esponente di rilievo della cosca camorristica denominata ‘clan dei Casalesi’, operante nella provincia di Caserta ma con ramificazioni sull’intero territorio nazionale; la sua collaborazione con la Giustizia è iniziata nell’anno 1993 ed ha avuto il merito di disvelare l’operatività criminale del citato clan e gli interessi dello stesso. In particolare, si sottolinea che egli ha fornito un contributo ‘rilevantissimo’ per iniziare e sviluppare numerosi filoni d’indagine, offrendo la possibilità di portare a termine il cosiddetto ‘processo Spartacus’ le cui ricostruzioni storiche costituiscono un momento essenziale per la comprensione di pluriennali strategie criminose delle consorterie camorristiche casertane; ma vi è di più, poiché si evidenzia che, nel corso della sua collaborazione, ‘non sono mai emersi profili di collegamento tra Schiavone e le locali consorterie criminali, essendo stata viceversa affermata l’indubbia valenza delle sue propalazioni accusatorie rispetto all’accertamento di molteplici vicende delittuose’. L’Ufficio indicato (la DNA, ndr) ha espresso parere positivo all’accoglimento della richiesta di detenzione domiciliare”.
Passiamo alle significative note della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – messe nero su bianco il 3 giugno 2010 – così come riportate dai giudici del tribunale di sorveglianza di Roma nella sentenza. Ecco le loro parole. “La DDA di Napoli pone in evidenza che egli (Carmine Schiavone, ndr), con le sue dichiarazioni, ha consentito l’analitica ricostruzione dell’organigramma di gruppi delinquenziali operanti nella provincia di Caserta, delle loro alleanze, delle loro scissioni, della composizione dei singoli gruppi; inoltre ha narrato le infiltrazioni di tipo mafioso nell’ambito delle amministrazioni comunali, la gestione di campagne elettorali volte a favorire amministratori pubblici organici alle cosche, il conseguente condizionamento delle grandi opere pubbliche nel territorio casertano nonché le collusioni tra settori istituzionali e camorra casertana. Espressamente si dice che egli ‘è stato il primo collaboratore che ha consentito alle indagini di esplorare i vari campi di attività nel monopolio della pericolosa organizzazione denominata clan dei Casalesi’. Anzi, si precisa che furono proprio le sue propalazioni a rendere possibile la cosiddetta operazione Spartacus che nel 1995 venne eseguita a carico di ben 146 appartenenti alla cosca (tra i quali i vertici operativi della stessa), e la cosiddetta Spartacus 2 che nel 1996 venne eseguita a carico di 96 affiliati alla cosca; ancora oggi egli viene sentito in videoconferenza nel corso di alcuni processi e fornisce quello che viene definito un ‘eccezionale contributo’ poiché ha consentito di strappare il velo dell’occultamento alla consorteria camorristica, la quale non è una cosca radicata in un piccolo territorio, ma ha saputo gestire con pigio imprenditoriale le attività delittuose. Si è anche rimarcato che per anni egli è stato il solo collaboratore che aveva parlato di tale cosca e si è sottolineato che le sue condanne per omicidio e tentato omicidio poggiano fondamentalmente su dichiarazioni autoaccusatorie del predetto e si è elogiato il contributo dichiarativo reso”.
Così sintetizzano i magistrati del tribunale di sorveglianza romano nella loro sentenza di tre anni fa: “in definitiva, quindi, gli Uffici Requirenti interessati esprimono una valutazione del tutto positiva in ordine alle connotazioni della collaborazione offerta alla Giustizia dallo Schiavone, la quale si è caratterizzata per la costanza del percorso intrapreso, per l’assenza di ogni elemento in senso contrario, per la mancanza di sintomi di pericolosità sociale e per la sua definitiva recisione di ogni vincolo o legame con il mondo criminale”.
Ma secondo la senatrice del Pd Rosaria Capacchione, grande esperta antimafia, “le dichiarazioni di Carmine Schiavone non hanno mai trovato riscontro”…

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