La Cooperativa Concordia “in affari con i Casalesi”.Sei arresti.Indagato Diana ex DS dell’antimafia.

Il Manifesto, Sabato 4 Luglio 2015

La Coop Concordia «in affari con i Casalesi». Sei arresti
Indagato Diana, ex Ds dell’antimafia

di Adriana Pollice

L’inchiesta sulla coop rossa Cpl Con­cor­dia, dopo aver tra­volto il sin­daco Pd di Ischia, prende la via del caser­tano e tra gli inda­gati fini­sce Lorenzo Diana, ex sena­tore Ds e sim­bolo dell’anticamorra. Secondo la Dda di Napoli, i ver­tici della coo­pe­ra­tiva emi­liana avreb­bero stretto un accordo con i Casa­lesi gra­zie all’intermediazione di Anto­nio Pic­colo, impren­di­tore con affari nel cen­tro Ita­lia ma, soprat­tutto, orga­nico alla fazione Zaga­ria. Ieri sono state ese­guite otto misure cau­te­lari (tra cui sei arre­sti), di nuovo nei guai i ver­tici della coop mode­nese a comin­ciare dall’ex pre­si­dente Roberto Casari (accu­sato di con­corso esterno in asso­cia­zione mafiosa).

A indi­riz­zare le inda­gini anche le rive­la­zioni del boss pen­tito Anto­nio Iovine. L’accordo riguar­dava la meta­niz­za­zione di 7 comuni caser­tani (Casal di Prin­cipe, Villa Literno, Casa­pe­senna, San Cipriano d’Aversa, Villa di Briano, San Mar­cel­lino e Fri­gnano). Il Con­sor­zio Euro­gas fu costretto dai clan a cedere la con­ces­sione per i lavori a titolo gra­tuito alla Cpl. Due mesi dopo venne pro­mul­gata la legge 266/97 che stan­ziava risorse pub­bli­che per la meta­niz­za­zione nel Mezzogiorno.

Alla camorra Con­cor­dia avrebbe affi­dato i subap­palti, ver­sato una tan­gente «già inse­rita dalla Cpl nel prezzo dei lavori» e girato una «grossa fetta dei con­tri­buti pub­blici» (23 milioni). Gli accordi pre­ve­de­vano l’assunzione nella coop di affi­liati, come l’autista di Iovine, all’epoca lati­tante. Per­sino i locali affit­tati dalla Cpl a San Cipriano erano di pro­prietà di parenti del boss pen­tito. Si è sco­perto che, per rispar­miare sui lavori, le ditte di camorra hanno inter­rato i tubi a 30 cen­ti­me­tri, anzi­ché i 60 pre­scritti, ren­dendo le con­dut­ture pericolose.

Secondo il pro­cu­ra­tore aggiunto di Napoli Giu­seppe Bor­relli, Lorenzo Diana (inda­gato per con­corso esterno) avrebbe avuto un ruolo di «faci­li­ta­tore». All’epoca era nella com­mis­sione par­la­men­tare Anti­ma­fia, nella com­mis­sione Lavori pub­blici e con­si­gliere del comune di San Cipriano: avrebbe eser­ci­tato «un inter­vento sulla pre­fet­tura di Caserta per quei comuni com­presi nel Bacino, sot­to­po­sti a com­mis­sa­ria­mento per infil­tra­zioni mafiose, per otte­nere le deli­bere di appro­va­zione della con­ces­sione e dei pro­getti pre­sen­tati dalla Cpl nei tempi pre­vi­sti per acce­dere ai finan­zia­menti pubblici».

Tutto ciò «nella con­sa­pe­vo­lezza dell’esistenza dell’accordo per l’affidamento diretto dei lavori a imprese dei casa­lesi». A San Cipriano ci sarebbe stato poi un patto tra Pic­colo, Diana e il sin­daco Raf­faele Rec­cia per affi­dare gli appalti per un milione a società di parenti del sin­daco. E i due poli­tici avreb­bero otte­nuto «appog­gio nelle com­pe­ti­zioni elettorali».

La Cpl ha anche assunto il figlio di Diana, lo stesso figlio per cui Diana avrebbe chie­sto favori a Manolo Iengo, sosti­tuto pro­cu­ra­tore fede­rale della Figc, in cam­bio di inca­ri­chi pro­fes­sio­nali per 10mila euro al Caan, il cen­tro agroa­li­men­tare di Volla con­trol­lato dal comune di Napoli, di cui Diana era pre­si­dente. Il sin­daco Luigi de Magi­stris ieri lo ha sospeso.


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