La Commissione Parlamentare Antimafia rende nota la lista dei candidati “impresentabili”. Tre di questi sarebbero stati eletti a Fondi, su 5 del Lazio

Eran 45 “impresentabili” per contatti o sospetti di mafia. Sono stati candidati alle Regionali: 11 eletti

Quarantacinque candidati alle ultime regionali “impresentabili”. Quarantacinque che secondo il codice etico di autoregolamentazione approvato all’unanimità dai partiti erano non candidabili perché soggetti condannati o con processi in corso per reati legati alla criminalità organizzata. Di questi quarantacinque, e questa è la “buona” notizia, solo in undici sono stati eletti a fronte di trentaquattro bocciati dagli elettori.

Questi i dati presentati dal presidente della commissione antimafia Beppe Pisanu, e se la distribuzione partitica degli impresentabili è assolutamente trasversale, si salvano solo Idv e Sel, più marcata è invece la distribuzione territoriale che vede Puglia, Calabria e Campania in testa a questa poco onorevole classifica. Anche se, sottolinea proprio Pisanu, “le prefetture del centro nord sono state meno collaborative nel fornire i dati”.

I candidati “impresentabili”, cioè che al momento delle votazioni erano risultati con pendenze penali (denunce, condanne non definitive o sentenze passate in giudicato), espressione dei partiti nazionali sono risultati 14: due del Pdl, due dell’Mpa, due dei Socialisti uniti, due del Pd, due dell’Udc, uno dell’Api, uno del Partito dell’alternativa comunista e uno di Rifondazione. Gli altri candidati non candidabili secondo il codice da tutti approvato e praticamente da tutti ignorato, erano legati a liste civiche, nel 46% legate al centro destra, ma quasi tutte a carattere locale. Questo conferma la tendenza del rapporto mafia politica a stabilirsi e consolidarsi negli ambiti comunale e regionale per proiettarsi, solo all’occorrenza, sul piano nazionale ed internazionale dove la distribuzione dei fondi europei è una torta che fa gola a molti.

La gamma di reati ascritti a questi signori è ampia e variegata. In 4 casi la commissione ha accertato reati per associazione di stampo mafioso, in uno per traffico di stupefacenti, in ben ventinove (è il reato più gettonato) di estorsione, in cinque di usura, in tre di riciclaggio e tre in misure di prevenzione.

La distribuzione territoriale vede, nonostante la premessa di Pisanu sulla scarsa collaborazione delle prefetture del centro nord, nettamente in testa le regioni del sud. In Puglia gli “impresentabili” erano ben 10, seguita a ruota dalla Campania e dalla Calabria, rispettivamente con nove e otto candidati. Più staccati il Lazio con cinque, la Basilicata con tre e l’Abruzzo con due.

Ma quarantacinque candidati non presentabili perché sospettati o condannati a causa di reati legati alla criminalità organizzata sono tanti o pochi in Italia? Di certo sono quarantacinque di troppo, ma Pisanu è soddisfatto lo stesso, in fondo tutto va contestualizzato. Quello presentato è il primo rapporto della commissione antimafia dopo l’approvazione del codice di autoregolamentazione e i dati che sono emersi hanno spinto il presidente della commissione a proporre che il codice venga trasformato in legge delle stato, sembra incredibile ma oggi in Italia anche chi è indagato per fatti di mafia può presentarsi alle elezioni. Per Pisanu “quarantacinque violazioni del codice su migliaia di candidati alle elezioni del 2010 sembrano poca cosa”. E lo sono, spiega: “rispetto ai fatti di mafia che le cronache ci hanno rivelato tra il 1 gennaio 2009 e il 31 gennaio 2011. Mi riferisco ad arresti e condanne di politici, a indagini su infiltrazioni nelle amministrazioni locali e negli appalti pubblici, a scioglimenti di consigli comunali, ad altre denunce documentate di intrecci mafia politica. Fatti, tutti questi, che nel loro insieme ci rivelano il continuo espandersi dal Sud al Nord di quella zona grigia dove la politica incontra le cosche e a queste si piega”. Insomma accontentiamoci, in fondo poi ne sono stati eletti solo undici.

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