LA CAMORRA ODIA LA CULTURA : “ TE N’A’ ‘I’ “

Il ‘ LANIFICIO 25’ A PORTA CAPUANA A NAPOLI – GRAVI MINACCE A RENDANO –

LA CAMORRA ODIA LA MUSICA IL  TEATRO IL  CINEMA I  DIBATTITI I  LIBRI E  NAPOLI 

 di Francesco de Notaris

La paura è un buon deterrente per i despoti. A causa della paura gli uomini furono e sono  asserviti.

La camorra alimenta la paura. La camorra non vuole che il cittadino si emancipi.

La camorra odia l’istruzione e la cultura. La camorra favorisce l’ignoranza.

Dal 2006 un bravo chirurgo Franco Rendano, cultore ed amante dell’arte, aperto e sensibile alle esigenze ed alle necessità culturali della nostra Città , con tenacia ed entusiasmo proprie del suo carattere gioviale e della personalità sincera , leale, appassionata del bello, aveva ottenuto e poi realizzato uno spazio aperto nel quale giovani e meno giovani si incontravano e si incontrano ancora per esercitare la creatività, per confrontarsi e stare insieme, per ascoltare musica e discutere su di un film, per assistere ad uno spettacolo teatrale, per vivere amicizia e convivialità, per realizzare una normale convivenza, per sperimentare anche l’originalità di tanti artisti, ricchezza della Città.

Il luogo è al centro di Napoli, presso Porta Capuana riqualificata in seguito agli interventi del grande progetto Unesco.

Il “Lanificio 25”  – dice Franco Rendano – vive in uno stratificato complesso architettonico pertinente alla quattrocentesca insula di santa Caterina a Formiello, chiostro della omonima Chiesa, trasformata nel corso del XVIII secolo in fabbrica di lana”.

Quella struttura è diventata negli anni un punto di riferimento qualificato e qualificante. Insomma una bella impresa.

Ebbene a qualcuno queste iniziative non stanno bene.

A qualcuno interessa che i giovani siano massa di manovra, riserva di caccia per personaggi che si fanno chiamare boss in quanto delinquenti che vogliono trarre vantaggio dal lavoro degli altri.

Ed ecco che intimidiscono , prevaricano, vogliono impadronirsi di spazi non loro, vogliono sostituirsi ai commercianti per bene, agli imprenditori onesti per imporre le loro scelte, il riciclaggio, i circoli per le scommesse, i ristoranti per ripulire il denaro sporco e via dicendo.

Questi signori , vittime di loro stessi e della loro ignoranza, negatori del loro presente e del presente e del futuro dei loro figli, detestano lo studio, la scuola, le attività artistiche e vivono con la testa rivolta all’indietro. Insomma non si emancipano neanche attraverso la loro stessa attività illecita.

Gente che scava la propria fossa e non soltanto virtuale!

Gli Istituti scolastici sono sede privilegiata di scorribande e furti di attrezzature, che sono un patrimonio a disposizione dei ragazzi del quartiere.

Guai far crescere la capacità critica, guai far conoscere il bello, guai educare ad amare in modo pieno la vita. Disprezzo per il sapere. La camorra è cultura di morte.

Il “Lanificio 25” sconvolge i piani di chi ha deciso che è la sua la forza che decide secondo i tradizionali criteri della logica della camorra.

Ed allora bisogna incutere paura, minacciando ed ingiungendo alla CarloRendanoAssociation e ad altri di andare via e smetterla con la pretesa di essere occasione ed opportunità di trasformazione in meglio.

Qualcuno si affida ad un proiettile e ad uno sconclusionato messaggio.

Il proiettile destinato a Rendano è diretto ai numerosi Rendano, Sorbillo, ai cittadini  di Napoli.

Il proiettile 7.65 che Rendano riceve a casa sua in busta chiusa con bigliettino di accompagnamento fa paura a lui e ad altri perché la paura non è debolezza ma  è la naturale reazione di una persona dinanzi ad una esplicita minaccia.

Chi agisce utilizzando le armi non è una persona normale e non compie un’azione normale.

Non è una persona normale perché usa la violenza  e strumenti propri di chi è limitato mentalmente anche perché non ha il diritto di ledere il diritto di nessuno e perché, volendo introdurre elementi di ragione,  non capisce e non vuole capire  che il “Lanificio25” è volano di sviluppo. Soltanto quel tipo di intervento , che non tutti possono condurre, valorizza ed esalta il territorio intero.

La paura di chi crede di essere sotto tiro rappresenta uno stato emotivo, in questo caso indotto, e deve allarmare altri soggetti che si sentono aggrediti. In questo caso la paura deve generare coesione, preparazione a difendersi con ragione e decisione.

Il “Lanificio25” deve rimanere dove è.

Una comunità civile non può abbandonare Franco Rendano perché se la sbrighi da sé ma deve favorire il ripristino della sicurezza democratica  cui ogni cittadino ha diritto e  costruire intorno a Franco un sistema di alleanze e di informazione  per cui l’interessato possa sentirsi protetto non alla maniera distorta ma possa apparire reattivo dinanzi alla vile minaccia ed insieme a lui altri facciano muro.

Questi sono i muri che costruiscono la Città con i suoi Amministratori in prima linea.

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