LA CAMORRA DEI BINARI. Che pena, i dirigenti di Rfi stesi a tappetino davanti a Nicola Schiavone ‘O Monaciello. Da 400 mila a 700 mila euro…

LA CAMORRA DEI BINARI. Che pena, i dirigenti di Rfi stesi a tappetino davanti a Nicola Schiavone ‘O Monaciello. Da 400 mila a 700 mila euro…

13 Agosto 2022 – 19:57

A partire da quello del compartimento di Napoli, D’Alessandro. Peraltro un conterraneo di Schiavone, in quanto di Trentola Ducenta. Il solito pranzo nel consueto ristorante Rosiello di Napoli, le intercettazioni e le arrabbiature dell’ex pupillo di Sandokan per l’inefficienza dell’impresa mandante e della subappaltataria da lui prescelta

CASAL DI PRINCIPE (g.g.) – E’ un Nicola Schiavone assolutamente dominante quello che nell’estate del 2018 dimostra di avere in mano molte potestà dell’azienda di stato Rete Ferroviaria Italiana.

Rimandandovi alla lettura dello stralcio dell’ordinanza che evidenzia alcune intercettazioni del primo agosto, del 3, del 5 e del 10 dello stesso mese, l’argomento può essere sintetizzabile a questo punto con molta facilità: l’obiettivo di Nicola Schiavone è quello di governare l’attribuzione in subappalto alla CRTS di uno dei contratti applicativi delle sottostazioni di Contursi, Faragiano e Picerno rilasciati, ovviamente dopo le dovute pressioni, da noi raccontate nelle precedenti puntate, sui lavori del lotto 11 relativi agli impianti elettrici e più in generale dell’alimentazione energetica delle citate stazioni.

Per cogliere il suo obiettivo, Schiavone mette sugli attenti il direttore dell’ingegneria, in pratica l’ufficio tecnico del Dipartimento di Napoli di Rfi Nicola D’Alessandro, il quale arriva a Napoli in stazione dove viene prelevato da Schiavone e dal suo autista Vincenzo Bove. I tre si recano poi ad un’altra stazione, quella dell’Alta Velocità Napoli Afragola e lì prelevano evidentemente proveniente da Roma Pierfrancesco Bellotti.

Tutti insieme tornano a Napoli e al netto di Bove che rimane ovviamente in auto, inizia il pranzo, naturalmente offerto dall’ex pupillo di Francesco Schiavone sandokan, al solito ristorante Rosiello, già teatro di altre conviviali organizzate da Nicola Schiavone.

In tre ore e mezza, dalle 13.30 circa alle 17.00, vengono affrontati tantissimi argomenti. Quel che si capisce dalle intercettazioni è che Nicola Schiavone ordina e Nicola D’Alessandro, insieme a Bellotti, prendono appunti per eseguire, senza tante discussioni.

Non partecipano al pranzo, ma ne sono lo stesso protagonisti, Giuseppe Russo cioè il direttore dei lavori di Rfi per il lotto 11, che veramente sembra un dipendente di Nicola Schiavone e non dell’azienda di Stato e Paolo Grassi, anch’esso indagato in questo capo di imputazione provvisorio che contesta i reati di abuso d’ufficio, insieme a tutta la filiera delle corruzioni, dall’articolo 318 fino al 321, oltre all’aggravante camorristica, esclusa dal tribunale del Riesame ma che la Dda, come dimostra la richiesta di rinvio a giudizio, intende comunque portare nel processo

Per Nicola Schiavone è un problema il fatto che i due elementi esteriori anche se apparenti, cioè da un lato la Simec dei fratelli Mario e Ferdinando Avallone, mandante dei lavori del lotto 11, e la PSC siano lente, quasi inerti nel contribuire quantomeno alla redazione dei documenti, fondamentali per il subappalto.

Però, a pensarci bene, Nicola Schiavone ha bisogno di soggetti del genere. Perchè lui si copre le spalle firmando contratti di consulenza con queste imprese, ma in realtà le percentuali degli importi che lui va ad intascare sono largamente superiori a quelle che di solito toccano ad un consulente. Il pacchetto lo costruisce lui e ha bisogno di interlocutori e di imprese che pendano dalle sue labbra, che si mostrino disponibili a recitare una parte. E’ chiaro che rispetto ad una condizione del genere, non si ci può attendere di avere, da parte di questi comodi e disponibili interlocutori, anche la competenza, l’efficienza nel padroneggiare i procedimenti amministrativi. Dunque, Nicola Schiavone, come detto, se ne lamenta più volte, ma alla fine deve abbozzare, soprattutto nel momento in cui ottiene facilmente da RFI un aggiornamento economico del contratto di attuazione, che passa a 400 a 700 mila euro.

Fonte:https://casertace.net/la-camorra-dei-binari-che-pena-i-dirigenti-di-rfi-stesi-a-tappetino-davanti-a-nicola-schiavone-o-monaciello-da-400-mila-a-700-mila-euro/

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