La camorra alza il tiro e vuole uccidere Roberto Saviano, il simbolo della legalità. Lo Stato che fa contro le mafie?

Saviano, in gioco è il futuro della legalità
Pasquale Ciriello (deputato PD), 14 ottobre 2008, 17:25

La notizia che la camorra stava organizzando un attentato ai danni dello scrittore deve spingere lo Stato e la politica ad una battaglia di protezione verso questo “uomo simbolo”. In ballo ci sono la credibilità delle istituzioni e il domani delle giovani generazioni. Perciò è opportuna la scelta di Veltroni di essere presente a Casal di Principe il 15 novembre per dare un segnale.

La recente, agghiacciante notizia rilevata dal pentito di camorra e relativa all’organizzazione di un imminente agguato ai danni del giovane scrittore Roberto Saviano non può passare sotto silenzio.

Anzitutto essa rappresenta la più evidente testimonianza di quanto radicato sia il fenomeno malavitoso in alcune aree del paese, laddove -a dispetto di ogni intensificazione di operazioni militari e di polizia- il fenomeno non solo non accenna a regredire, ma pare anzi rilanciarsi.

In secondo luogo, avvalora la tesi di quanti ritengono che, insieme con l’imprescindibile attività di ordine pubblico, si tratta di un problema che affonda le sue radici in un ancora incompiuto rapporto con la modernità che non può essere superato senza un preciso disegno di politica culturale: è solo puntando sull’educazione alla legalità delle nuove generazioni che si può sperare di uscire, nel medio periodo, dall’incubo in cui sono sprofondate aree significative del territorio nazionale.

Da questo punto di vista, le recenti misure già assunte o proposte dal governo in materia di riduzione dell’orario scolastico e di chiusura di numerosi plessi scolastici (alcuni dei quali costituenti l’unica vera presenza dello Stato nella zona) vanno decisamente nella direzione sbagliata e rischiano di aggravare, anziché stemperare la questione.

Occorre, tuttavia, porsi una domanda di fondo: perché tanto accanimento contro un “libro”, che rappresenta per giunta l’esordio di uno scrittore fino a poco tempo pressoché sconosciuto? La risposta è semplice. Non è il libro, non è Gomorra ad avere impensierito gli affiliati alla camorra, notoriamente poco inclini a certe letture ispirate all’impegno civile e politico. E’, invece, la sfida apertamente lanciata al cosiddetto clan dei casalesi da Saviano nella piazza principale di Casal di principe e, soprattutto, è l’essersi fatto egli simbolo della lotta al “sistema” malavitoso che la camorra non può accettare.

Per queste stesse ragioni la questione Savaino diventa oggi un punto irrinunciabile, una questione su cui lo Stato gioca buona parte della sua credibilità nella lotta alla malavita organizzata. Può scommettersi che da come il Paese gestirà questo delicato passaggio, i ragazzi a rischio di tante aree della Campania trarranno un segnale decisivo in ordine alla scelta se varcare o meno il confine della legalità.

Fa molto bene l’opposizione a rendere chiaro, attraverso la presenza di Veltroni il 15 novembre in quei territori, come la lotta alla criminalità non abbia colore politico e come chi ha a cuore l’interesse nazionale non abdichi alle sue responsabilità, diverse ma non meno significative di quelle delle forze di governo. Se questo atteggiamento improntato a serietà e senso delle istituzioni fosse stato maggiormente frequentato nel nostro Paese, forse il problema criminalità non sarebbe così grave come, invece, il caso Saviano denuncia.

(tratto da www.aprileonline.info)

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