LA CAMORRA AL COMUNE DI AVERSA E LE ACCUSE DI ANTONIO IOVINE O’NINNO

LA CAMORRA AL COMUNE DI AVERSA E LE ACCUSE DI ANTONIO IOVINE O’NINNO. L’imprenditore Michele Russo minacciato e costretto a rinunciare all’appalto per il Pip della città normanna. Le accuse a Ferdinando Di Lauro, gli altri due che hanno scampato la prigione

Sotto all’ormai noto microscopio di Casertace va a finire l’ordinanza che ha portato all’arresto, qualche giorno fa, di due nomi noti dell’imprenditoria dell’agro aversano

AVERSA – Prima di tutto il nome del gip: Federica Colucci, una super esperta delle cose relative al clan dei Casalesi, per altro reduce da un’ordinanza quella del centro commerciale Jambo, che noi consideriamo una sorta di pietra miliare della lotta dello Stato contro la camorra imprenditoriale, i grandi interessi coltivati, soprattutto dal gruppi Zagaria in diversi e anche variegati settori economici. E’ proprio Federica Colucci, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, a firmare l’ordinanza nei confronti del boss pentito Antonio Iovine, per l’imprenditore di San Cipriano Ferdinando Di Lauro e dell’altro imprenditore Andrea Grieco, suo socio di Casoria, per la vicenda dell’aggiudicazione della gara d’appalto per la costruzione delle infrastrutture di quella che, al tempo, era la nuova area PIP del comune di Aversa.

Sono due i capi di incolpazione: uno riguarda solamente Ferdinando Di Lauro, il quale viene arrestato prima di tutto per il reato di associazione a delinquere di stampo camorristico, come elemento, intimamente legato dunque intraneo, al clan dei Casalesi, fazione Antonio Iovine; il secondo relativo alla contestazione di turbativa d’asta in concorso, aggravata dall’articolo 7, cioè dall’aver favortio il clan camorristico nella presunta realizzazione di questo reato, a carico dello stesso Di Lauro, di Antonio Iovine, di Andrea Grieco amministratore della Falco e Security, società controllante in quanto proprietaria delle quote di maggioranza della Pip Aversa srl Soc di progetto. Per lo stesso reato, cioè per la turbativa d’asta in concorso aggravata dall’articolo 7, sono indagati Enzo Di Federico di Castiglione Messere Raimondo in provincia di Terano, amministratore della G&D Prefabbricati spa, e Enrico Capogrosso, di Napoli, amministratore e socio di maggioranza, ma riconducibile, secondo i pubblici ministeri della Dda a Ferdinando di Lauro della società PIP Aversa srl Soc di progetto.

Alla turbativa d’asta ci avrebbe pensato Antonio Iovine minacciando o facendo minacciare l’imprenditore Michel Russo e costringendolo a rinunciare all’appalto del pip, con successiva riapertura della procedura che portò all’aggiudicazione della gara alla G&D, non solo ma Iovine avrebbe fatto ritirare, secondo quello che lo stesso boss divenuto collaboratore di giustizia ha dichiarato, anche un’altra impresa napoletana, non identificata, che pure aveva iniziato le procedure per partecipare al pubblico incanto.

Da quello che si comprende in premessa di ordinanza, la Dda aveva chiesto anche l’arresto di Enzo Di Federico e di Enrico Capogrosso per i quali però il gip Federica Colucci non ha ritenuto esistessero gli elementi, quei gravi indizi di colpevolezza ma comunque pressanti esigenze cautelari per ordinare misure di grave restrizione della loro libertà personale.

Questi i dati di premessa. Ora comincia l’analisi che non mancherà di interessare anche aspetti, relativi alla vita amministrativa del comune di Aversa negli anni che sono andati dal 2006 al 2011.

G.G.

 

QUI SOTTO LO STRALCIO DELL’ORDINANZA CONTENENTE LE INCOLPAZIONI PER GLI INDAGATI

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PUBBLICATO IL: 29 maggio 2016 ALLE ORE 18:50

fonte:www.casertace.net

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