La Camera rimanda gli atti su Ruby a pm Milano, Pd: E’ umiliante

Bocciata la richiesta dei magistrati di perquisire l’ufficio dell’amministratore privato di Berlusconi. E il governo tocca quota 316 voti

Gli atti con cui la Procura di Milano aveva chiesto alla Camera di poter perquisire l’ufficio di Giuseppe Spinelli, amministratore privato di Silvio Berlusconi, nell’ambito dell’inchiesta sul caso Ruby tornano indietro: l’Aula della Camera li ha rinviati al mittente con un voto che rafforza ulteriormente la maggioranza e la porta a quella tanto agognata quota 316, cioè la maggioranza dei componenti dell’Assemblea, per la prima volta dopo la scissione del Pdl e l’uscita dei finiani. I numeri “sono buoni”, dunque per ora il governo “va avanti”, commenta il leader della Lega e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, nel giorno in cui il federalismo, il provvedimento tanto caro al Carroccio ha subito una battuta di arresto alla commissione Bicamerale incassando un pareggio. Il presidente del Consiglio era assente alla votazione ma ci hanno pensato Pdl, Lega e Responsabili a difenderlo dalle accuse di concussione e prostituzione minorile: per il relatore del dossier, il pidiellino Antonio Leone, da parte dei pm meneghini c’è “un intento ritorsivo, se non persecutorio” e il collega di partito Maurizio Paniz che in Aula ha fatto la dichiarazione di voto a nome del Pdl ha attaccato: “C’è qualcuno tra i magistrati che abbia mai pagato per la fuga di notizie? Bisogna finirla di inventarsi i reati perché la gente vuole che si puniscano i ladri e i mafiosi non che si consumino risorse per fotografare le cene o le feste. Finora oltre un milione di euro è costata questa inchiesta”. “Qui dobbiamo occuparci solo di fare le leggi – ha detto invece in Aula il leader Idv, Antonio Di Pietro – non di fare le sentenze. Ma questo Parlamento lo farà, perché la sua maggioranza è asservita: chiuderanno gli occhi e si tureranno il naso, votando questa decisione un po’ criminale per difendere la pensione”. Per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si tratta di “una vicenda umiliante, se si compra un voto in più o in meno la sostanza non cambia”. Il voto in più oggi è quello del fuoriuscito dal Mpa Aurelio Misiti che dichiara avrebbe votato allo stesso modo anche se si fosse trattato di “Fassino o di Di Pietro”.

(Tratto da Virgilio Notizie)

Archivi