L’ “antimafia del giorno dopo”: il caso emblematico dell’hotel Mirasole a Gaeta. Che fa il Tribunale di Latina?

L’ “ANTIMAFIA DEL GIORNO DOPO”: UNA TEORIA DA ABBANDONARE! IL CASO EMBLEMATICO DELL’ HOTEL “MIRASOLE” A GAETA

Abbiamo voluto di proposito pubblicare lo studio fatto da SOS IMPRESA della Confesercenti sull’allarmante fenomeno dell’usura nel Paese e nel Lazio proprio per focalizzare l’attenzione di tutti i nostri lettori sul livello di penetrazione della criminalità organizzata nel nostro tessuto economico e civile.

Un livello di penetrazione che non dovrebbe lasciare tranquilli tutti coloro che ancora credono in certi valori ed in uno Stato di diritto.

Lo stiamo gridando da anni che oggi le mafie, oltre ad essersi impadronite di ampissimi segmenti della nostra economia, sono riuscite ad entrare pesantemente anche nei mondi della politica e delle istituzioni. E, quindi, anche dell’informazione!

Lo vediamo ogni giorno, spesso a nostre spese, nel leggere i pesanti attacchi che vengono rivolti dalle colonne di taluni organi di stampa contro chi, come noi, cerca, fra mille difficoltà, di contrastare un’avanzata che appare inarrestabile su un territorio, come il Lazio, scelto non da ora come terra di conquista da parte di clan, ’ndrine, cosche di ogni genere, italiane e straniere.

Un territorio dove taluni esponenti della politica e delle istituzioni, anziché alzare tutte le barriere morali e materiali per contrastare tale avanzata, sembrano lavorare, invece, per agevolarla.

E’ su questo versante che va combattuta la mafia, perché, se c’è ancora qualche persona che in buonafede continua a ritenere che la mafia sia costituita solamente dai Riina, dai Provenzano, dai Sandokan e da gente del genere, sta mille miglia fuori strada.

C’è tutta un’area zuccherosa, costituita dai cosiddetti “colletti bianchi”, da professionisti, esponenti politici e delle istituzioni, gente “insospettabile”, ”pulita”, che ne costituisce il nerbo.

Ed è, questa, la parte più pericolosa della mafia perché essa riesce ad incidere nella società, nell’informazione, nella formazione, quindi, di quel ” consenso sociale” di cui le mafie sono in continua ricerca per demolire dalle fondamenta lo Stato e per sostituirsi ad esso.

Che fare, quindi?

Noi riteniamo apprezzabile il lavoro che fanno altre Associazioni nostre consorelle sul piano della formazione delle coscienze e delle intelligenze.

Ma-lo ripetiamo ancora una volta- quel lavoro non è esaustivo. E’ un lavoro lungo, che produrrà frutti -se li produrra’, considerato il contesto sociale, politico ed economico nel quale, poi, si troveranno i ragazzi che partecipano ai corsi di cultura della legalità nelle scuole, agli stage e così via – fra decenni. Nel frattempo la criminalità organizzata si sarà impossessata dell’economia, della politica, delle istituzioni, di tutto. Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata.

Ecco perché noi non abbiamo mai creduto all’ “antimafia del giorno dopo”. Ecco perché noi abbiamo scelto, sin dai primi giorni della nostra nascita, di stare in trincea, in prima linea, con un lavoro quotidiano di analisi sul territorio, di individuazione di ogni “movimento” sospetto, di insediamento di gente nuova proveniente, in particolare, dalle zone storiche delle mafie, di investimenti immobiliari, di movimentazioni di capitali.

Ed abbiamo cominciato a denunciare a chi di competenza, stando, peraltro, attenti a rilevare se, anche ai livelli istituzionali, ci fossero anomalie, inefficienze, collusioni e roba del genere. E denunciando, eventualmente, anche queste.

Quando noi diciamo di stare attenti, ad esempio, a quanto potrebbe avvenire con la procedura messa in piedi dal Tribunale di Latina per il riaffitto del noto Hotel “Mirasole” di Gaeta-sul cui territorio la camorra ha messo le mani da decenni -; quando noi denunciamo che nella stessa Gaeta, oltreché a Fondi e Formia, a Terracina, a Latina, a Sabaudia, San Felice Circeo, e, poi, sul litorale romano, nella Capitale, a Civitavecchia e sul litorale viterbese, in provincia di Frosinone e così via, sono stati fatti e sono in corso investimenti di montagne di capitali sulla cui “provenienza” bisognerebbe indagare e non si indaga; quando, a fronte di tutto ciò, stampa, partiti politici, sindacati, associazioni varie stanno zitti; allora, vuol dire che “qualcosa” non va.

Qualche sospetto viene!

Ecco perché non c’è più tempo per andare in giro a raccontare la storia o la sociologia delle mafie quando queste stanno, come hanno detto giustamente alcuni mesi fa l’ex segretaria nazionale dei radicali Rita Bernardini ed un ex ministro del governo Prodi, “intorno” e “dentro “ i palazzi romani…

Chiediamo una riflessione a tutti i nostri lettori: perché, a distanza di poche settimane uno dall’altro, noti esponenti politici ed istituzionali hanno attaccato duramente sulla stampa ed attraverso due diverse emittenti televisive la nostra Associazione ed il suo Segretario?

Chi vuole veramente fare “antimafia” deve, quindi, scendere in trincea, con noi, costi quel che costi, combattendo la mafia “prima “ e non “dopo” che essa si sarà insediata!

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