L’attentato a Libera a Latina. Ora aspettiamo fatti e non chiacchiere.

ORA BASTA DAVVERO!!!
Non si tratta solamente di un attentato a Libera, ma a tutto il fronte dell’antimafia.
Le istituzioni, i vertici delle forze dell’ordine e la magistratura pontini DEBBONO subito intervenire, individuare mandanti ed esecutori, arrestarli, condannarli pesantemente e levando ad essi ogni bene.
Senza se e senza ma!
Appena appresa la notizia dell’ennesimo attacco a Libera, chissà se giustificato o meno il sospetto, abbiamo subito pensato a quei ” 50 soldati” della camorra di cui parlò nel 1996 Carmine Schiavone a Latina, 50 “soldati” che, sparsi per la provincia pontina al soldo del clan di SandoKan, nessuno si preoccupò mai di identificare e di arrestare.
50 “soldati” che, sfuggiti alle maglie della Giustizia, probabilmente sono ancora presenti ed attivi in provincia di Latina.
Almeno alcuni di essi.
E stiamo parlando solamente della camorra e dell’ala Schiavone, senza considerare tutti gli altri “soldati” e generali degli altri clan e delle altre organizzazioni criminali.
Con tutte le appendici dei loro sodali, esponenti politici, professionisti e, probabilmente, anche appartenenti alle Istituzioni.
Probabilmente, abbiamo detto, anche se alcune delle pochissime indagini fatte finora in provincia di Latina, a cominciare dalla “Formia Connection” e dalle “Damasco”, hanno abbondantemente provato le relazioni esistenti fra mafiosi e taluni soggetti della politica e delle istituzioni.
Ed allora delle due una:
-o chi rappresenta lo Stato in provincia di Latina si mette seriamente a lavorare ed a combattere le mafie in maniera efficace e risolutiva;
-o è chiaro che è lo Stato, questo Stato, qua in provincia di Latina, che va processato e condannato per oggettiva collusione con la mafia.
Tertium non datur.
Ora, passata la carnevalata delle dichiarazioni alla stampa, aspettiamo i fatti:
l’arresto dei mafiosi ed il sequestro preventivo dei loro beni.

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