KATIA E TERESA BIDOGNETTI si “schifavano” al punto da fregarsi sottobanco con i soldi. Ecco come

KATIA E TERESA BIDOGNETTI si “schifavano” al punto da fregarsi sottobanco con i soldi. Ecco come
La mamma Anna Carrino: “Non è vero che i quattrini non fossero sufficienti, mia figlia amava il lusso ed aveva un alto tenore di vita.” In calce lo stralcio dell’ordinanza contenente l’interrogatorio integrale citato di Anna Carrino e 5 brevi brani, estrapolati dal gip di altrettanti interrogatori di Umberto Venosa.

di Redazione

CASAL DI PRINCIPE – Altre due testimonianze allegate alla maxi ordinanza di mille 200 pagine, firmata dalal gip Maria Luisa Miranda, che ha portato a scompaginare l’ultima generazione della fazione Bidognetti del clan dei Casalesi con tanto di arresto di Katia e Teresa Bidognetti, cioè delle due figlie del boss.

E’ ancora una volta la madre delle sue, Anna Carrino, divenuta collaboratrice di giustizia a descrive alcuni particolari dei flussi di danaro che, ancora in tempi d’oro per la camorra, le arrivavano. Ben 20 mila euro a Natale e altri 20 mila euro, consegnati a lei da Michele Bidognetti, suo cognato in quanto fratello, ultimamente prediletto, di fRancesco Bidgnetti, detto Ciccotto e Mezzanotte.

Una battuta va sottolineata di Anna Carrino. E riguarda le lamentele ce la figlia Katia, periodicamente esprimeva, anche al cospetto del padre per la riduzione dei soldi, frutto delle rimesse estorsive. “Queste difficoltà che Katia lamentava – dichiara Anna Carrino nell’interrogatorio del 10 marzo 2008 – non erano corrispondenti alla realtà, ma dovute alla volontà di tenere un alto tenore di vita, connotazione che era comune a mia figlia ed anche al marito Lubello Giovanni.” 

La sensazione che abbiamo maturato leggendo queste pagine dell’ordinanza e mettendo in combinazione le tante parole pronunciate da pentita, da Anna Carrino, e quelle pronunciate da probabile e impenitente camorrista, da Katia Bidognetti è che la questione dei soldi ha mosso diverse situazioni nelle dinamiche familiari dei Bidognetti relativamente anche a scelte di vita effettuate dai suoi componenti.

Katia, dunque, abituata al lusso, come abituata al lusso era stata la stessa Anna Carrino per sua ammissione diretta. E allora, ovviamente, Teresa Bidognetti, cioè l’ultimogenita, non poteva sottrarsi all’attitudine comune delle donne di famiglia, solo che Teresa si muoveva da battitore libero, così, un pò estemporaneamente.

Qualcosa l’avevamo capito dalle molte liti tra l e due ragazze, intercettate durante i colloqui in carcere con il padre. Una conferma a questo dato la offre Umberto Venosa, un altro che ha scelto di diventare collaboratore di giustizia e che è perfettamente al corrente di tutte le dinamiche estorsive, riguardanti il periodo in cui la fazione Bidognetti cominciava ad avvertire la crisi, legata soprattutto alla montagna di arresti da essa subiti.

Umberto Venosa parla di liti, di frizioni, anche di un pestaggio subito da Andrea Bortone in carcere relativamente al sospetto reciproco dei vari ras-raccoglitori di pizzo che con la riduzione degli incassi, ognuno di loro volesse mettersi un pò in proprio e fare un pò di cresta.

Umberto Venosa racconta al riguardo, della protesta di Katia: “Katia Bidognetti – ricorda Umberto Venosa nell’interrogatorio del 29 maggio 2014 – si arrabbiò a casa di mio cognato Antonio Venosa dicendo che io stavo abusivamente girando per conto della famiglia Bidognetti, quando in realtà la sorella Bidognetti Teresa era consapevole e prese in un’occasione i soldi della mia attività.” 

Come si può ben capire, il fatto che queste due ragazze si schifassero e il fatto che questo accadesse in un contesto non del tutto gentile, in cui poteva capitare che i dissidi tra i vari esattori potessero essere regolati a colpi di pistola, ha determinato come conseguenza un ulteriore sfilacciamento della fazione in quanto ha innescato sospetti che, non a caso, sono sfociati nel pestaggio di Bortone ad opera di Pasquale Cirillo e da un certo Antonio.

Il resto lo leggerete nello stralcio dell’ordinanza contenente l’interrogatorio integrale citato di Anna Carrino e 5 brevi brani, estrapolati dal gip di altrettanti interrogatori di Umberto Venosa.

G.G.

 

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELLO STRALCIO DELL’ORDINANZA

CARRINO Anna il 10.03.2008

A questo punto alla CARRINO viene posta in visione la videoregistrazione del colloquio presso il carcere di Ascoli Piceno del 19 gennaio 2006.
……………………………..omissis…………………………..
Si passa alla pos. 56.26 ADR: In questo brano Bidognetti Francesco mi chiede se mi sono stati consegnati i soldi da Bidognetti Michele. Si tratta di 15 mila euro che da circa 2 anni, a Natale e Pasqua, Michele mi portava e di cui non conosco la provenienza. A dire il vero si trattava di una somma variabile tra i 15 ed i 20/25 mila euro. In effetti in quel periodo, dopo due o tre giorni dal colloquio ricevetti i 15 mila euro da BIDOGNETTI Michele e, per come mi aveva detto Cicciotto durante il colloquio diedi circa 7 mila euro a Katia perché mia figlia si era lamentata con il padre di avere difficoltà economiche.
Devo dire che queste difficoltà economiche che Katia lamentava non erano corrispondenti alla realtà, ma dovute alla volontà di tenere un alto tenore di vita, connotazione che era comune a mia figlia ed anche al marito Lubello Giovanni. Essi contavano molto sulla sponda che derivava da Bidognetti Francesco il quale tendeva molto ad accontentare la sua prima figlia femmina.
Anche VENOSA Umberto confermava il ruolo di Bidognetti Katia. Specificava altresì VENOSA anche le condotte di Bidognetti Teresa, del compagno D’Angelo Vincenzo e di Bidognetti Aniello, figlio di Michele, quali soggetti di riferimento per i Bidognetti e le recentissime dichiarazioni del collaboratore Venosa Umberto fornivano straordinario riscontro probatorio al contenuto di alcune conversazioni tra presenti intercettate che di seguito saranno commentate:
VENOSA Umberto il 16.05.2014

…… ADR: So che il gruppo Bidognetti, in particolare Katia Bidognetti, ancora oggi prende soldi dalle pompe funebri, settore ancora oggi controllato dalla famiglia Bidognetti. So che Katia andò a lamentarsi da mio cognato Venosa Antonio dicendo che non dovevamo girare a chiedere estorsioni nelle zone controllate dal padre Bidognetti Francesco. Mio cognato Venosa Antonio mi chiese se io sapessi qualcosa anche perché Katia aveva fatto proprio il mio nome come persona che girava. Io risposi a mio cognato che stavo facendo quello che aveva detto Vincenzo, compagno di Teresa Bidognetti, sorella di Katia, ed anche quello che aveva detto Aniello figlio di Bidognetti Michele. Era infatti vero che noi giravamo per i territori della Domiziana, Villa Literno e limitrofe, ma lo facevamo su disposizione di Della Corte Vincenzo che aveva avuto indicazioni dal Vincenzo e dal figlio di Michele. Il Della Corte sempre su direttive della famiglia Bidognetti, aveva messo la famiglia De Cicco a Lusciano, a Trentola, sempre per conto di Bidognetti operava il figlio di Cantone Raffaele “malapelle” detto Peppe il quale attualmente riceve i soldi delle slot da Alberto che è il fratello dell’appartenente alla DIA di cui ho parlato nel precedete interrogatorio.. …….omissis……

VENOSA Umberto il 29.05.2014.

…omissis…. Durante i primi tempi della mia militanza io mi occupavo per lo più di andare nei bar per cercare di capire che installasse le macchinette ed anche le scommesse sportive e su altri eventi. Ovviamente noi non volevamo fare una estorsione al titolare del bar ma pretendevamo che l’installatore venisse da noi a pagarci per poter installare le macchinette. Arriva il mese di dicembre, mese delle estorsioni, cominciai a girare anche per i negozi di Villa Literno. Giravo io e Baldascini e le somme erano già conosciute dai commercianti che le consegnavano direttamente a noi. Mi riservo di fornire i nomi dei commercianti che ho estorto ovvero l’indicazione dei negozi dove sono andato. A gennaio – febbraio 2013 mi ruppì con il Della Corte così come anche Baldascini. Il Della Corte Vincenzo era il cassiere per conto della famiglia Bidognetti. Il suo compito era raccogliere i soldi che provenivano dalle zone dove i Bidognetti operavano, togliere la parte da destinare alla famiglia Bidognetti ed il residuo doveva essere diviso tra noi tre. Noi ci accorgemmo però che il Della Corte barava sui conti. ADR Quando nell’ottobre 2012 cominciammo ad operare mi fu detto da Baldascini che la famiglia Bidognetti più propriamente detta, aveva dato l’assenso attraverso il figlio di “Cicciotto”, Gianluca. Devo però dire che la famiglia Bidognetti, in particolare tra i figli della Carrino Anna e i figli avuti da Bidognetti Francesco nel primo matrimonio, non corre buon sangue. Posso citare a riscontro due episodi: Bortone Andrea è stato picchiato nell’estate del 2013 presso il carcere di SMCV da Cirillo Pasquale e da Antonio di cui non ricordo il cognome. Il motivo era che il Cirillo contestava al Bortone di girare abusivamente per conto della famiglia Bidognetti. Io però ricordo bene di avere consegnato dei soldi a Vincenzo, attuale compagno di Bidognetti Teresa (mi riferisco alla figlia di Bidognetti Francesco, che si è poi separata o divorziata dal marito e di cui il Vincenzo di cui parlo è il nuovo compagno). Certamente non è la mogie di Lubello Giovanni. Ricordo ancora che proprio Katia Bidognetti si arrabbiò a casa di mio cognato Antonio Venosa dicendo che io stavo abusivamente girando per conto della famiglia Bidognetti quando in realtà la sorella Bidognetti Teresa era consapevole e prese in un’occasione i soldi della mia attività. 

Alle ore 14.11 si sospende il verbale e la fonoregistrazione. Alle ore 14.25 si riprende il verbale e la fonoregistrazione.

La rottura con il Della Corte avvenne agli inizi del 2013. Ci staccammo dal Della Corte sia io che il Baldascini e si unì a noi Bortone Andrea che era un mio socio nella mia attività di imprenditore edile e che, trovandosi in difficoltà economiche, cominciò a lavorare insieme a noi. Da quel momento il territorio rimase quello di Villa Literno ed anche le attività cui eravamo dediti erano le estorsioni e le macchinette. La differenza stava nel fatto che i soldi non li consegnavamo più al Della Corte ma li gestivo io. Questi soldi li trattenevamo io Baldascini e Bortone. Si trattava delle somme che i gestori delle Slot Machine ci pagavano per collocare e mantenere le loro attrezzature negli esercizi commerciali. Si trattava di circa 5.000 – 6.000 euro al mese. Il gruppo Bidognetti si stava un po’ sfaldando e mi ricordo che io consegnavo 1.000 / 1.500 euro al mese a Vincenzo compagno di Teresa. Anche per le estorsioni che riscuotevamo a Pasqua provvedemmo a trattenere per noi tre il ricavato. 

Venosa Umberto il 05.05.2015 
“…omissis…All’inizio noi non ricevevamo alcun stipendio e quindi abbiamo iniziato a girare e ad imporre le estorsioni ai titolari dei bar che avevano installate le macchinette e poi a tutti gli esercizi commerciali, mantenendo per noi, almeno fino al dicembre 2012, tutte le entrate derivanti dalle attività estorsive che avevamo iniziato a svolgere. Da gennaio poi abbiamo iniziato a pagare gli stipendi alla famiglia Bidognetti, in particolare i soldi venivano consegnati a Vincenzo detto picchiariello di cui non ricordo il cognome ma che, all’epoca e penso ancora attualmente, era il compagno di Teresa Bidognetti, figlia di Cicciotto e mezzanotte. Voglio precisare a riguardo che solo in una occasione io personalmente ho consegnato i soldi direttamente a Vincenzo, mentre normalmente li davamo al gestore del bar che si trova dopo la rotonda di Casale, il primo nell’angolo, rotonda dove è posizionata la statua di Padre Pio …omissis….”

Venosa Umberto il 04.12.2015
“..omissis… C’era poi la famiglia Bidognetti, i cui soldi li davo ad Aniello Bidognetti e a tale Vincenzo, compagno della figlia di Francesco Bidognetti, che dovrebbe chiamarsi o katia o Teresa, non ricordo bene…omissis…”

Venosa Raffaele il 2.07.2015

PUBBLICATO IL: 24 febbraio 2017 ALLE ORE 13:52

fonte:www.casertace.net

Archivi