Italia in festa per i 150 anni dall’Unità, ma c’è chi la vuole disgregare e non festeggia

Italia in festa, centomila in piazza

A Torino trionfo sotto la pioggia, a Roma il Colosseo tricolore

C’è chi si fa scattare una foto ricordo davanti all’Altare della Patria illuminato con il Tricolore e chi è in fila, in piazza del Campidoglio, per assistere allo spettacolo ’150 ma non li dimostra’ con Gigi Proietti. Sembra una Roma da ora di punta quella che è apparsa iera sera a cittadini e turisti. Folla nel pieno centro, traffico rallentato e bandierine tricolori nelle mani di quasi tutti. Complice anche la tregua data dalla pioggia, la notte tricolore sembra aver destato interesse tra la popolazione. Tantissimo scattano fotografie a tutto spiano, in strada come a bordo dei bus turistici a due piani. C’è chi, a Roma, è venuto appositamente per la notte tricolore. Si tratta di Giorgio e Fabiana, in arrivo da Firenze. «Niente albergo stasera, non si dorme – raccontano proprio davanti all’Altare della Patria – staremo in giro tutta la notte. Del resto è un’occasione troppo unica e troppo bella per rischiare di perderla».

Qui Torino
Migliaia di persone, nonostante la pioggia, hanno affollato le vie e le piazze del centro di Torino per la ’Notte Tricolore’. La centralissima piazza San Carlo ha ospitato la Fanfara della ’Brigata Taurinense’ che ha eseguito l’inno di Mameli. Anche le altre piazze del centro sono state palcoscenico per spettacoli ed esibizioni di basi musicali e cori. Affollatissime via Roma e via Po, percorse da moltissimi torinesi e turisti che poi hanno raggiunti piazza Vittorio Veneto per assistere al grande concerto e, a mezzanotte, ai fuochi artificiali sul fiume Po che hanno augurato buon compleanno all’Italia.

Qui Venezia
L’Inno di Mameli cantato dal coro in platea, con il pubblico tutto in piedi, mentre dal loggione scendevano volantini bianchi, rossi, verdi con il testo del ’Và pensierò dal Nabucco di Verdi: è l’immagine offerta ieri sera dal teatro La Fenice, a Venezia, che ha dedicato un concerto per il 150/o anniversario dell’Unità d’Italia. Tra gli spettatori in un teatro esaurito in ogni ordine di posti molti avevano la coccarda o un nastrino tricolore; altri avevano portato da casa la bandiera che poi hanno appoggiato sui palchetti delle gallerie. La serata è stata aperta dai saluti del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e del sovrintendente della Fenice, Cristiano Chiarotta: accanto ai riferimenti al ruolo di Venezia e dello stesso teatro a favore del percorso che ha portato all’unità d’Italia, non sono mancati i richiami all’attualità con il problema dei tagli al Fondo unico per lo spettacolo, e più in generale alla cultura. Chiarotta ha evidenziato che il teatro veneziano sta attraversando «un ottimo stato di salute» ma forze è prossimo a chiudere e ha auspicato un ripensamento riguardo ai fondi. Poi ha espresso unione al grido rivolto dal maestro Muti sul palco del Nabucco contro la scure dei tagli: «la Patria sì bella e perduta è quella che perde la sua cultura». Poi il maestro Alvise Casellati ha diretto l’orchestra e il coro del teatro veneziano in un repertorio centrato tutto sull’opera verdiana, dal Rigoletto alla Traviata, dai Lombardi alla Prima crociata allo stesso Nabucco e proprio il Và pensiero è stato posto a chiusura del concerto con un implicito invito al pubblico a unirsi al coro.

(Tratto da La Stampa)

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