Isoliamo i politici condannati, i corrotti, i sospetti di collusione con le mafie

ISOLIAMO I POLITICI CONDANNATI, I CORROTTI, I SOSPETTATI DI COLLEGAMENTI CON LA CRIMINALITA´ ORGANIZZATA, QUELLI CHE NEGANO l´ESISTENZA DELLA MAFIE SUL NOSTRO TERRITORIO. 

 

LIBERIAMO ANCHE LE ISTITUZIONI DAI MAFIOSI, DAI LORO SODALI, DAI COLLUSI, DA COLORO, INSOMMA, CHE NON FANNO ALCUNCHE´ PER IMPEDIRE L´AVANZATA DELLE MAFIE NEL LAZIO E NELLE NOSTRE PROVINCE. 

 

 

 

 

 

E´ vitale. Bisogna alzare il tiro ai piani alti, se vogliamo veramente combattere le mafie. Potremo combattere mille battaglie, potremo individuare e denunciare mille insediamenti ed investimenti mafiosi; ma, se i mondi della politica e delle istituzioni non recepiscono i nostri inviti e le nostre denunce – o, peggio, se ne mostrano infastiditi, come spesso capita, e li lasciano cadere nella spazzatura – anche noi rischiamo di fare un buco nell´acqua. 

 

Il problema della lotta alle mafie è, quindi, insieme culturale e politico. 

 

Una politica corrotta è una politica collusa con le mafie. 

 

La nostra è una guerra difficile, complessa, che richiede volontà, fermezza, onestà intellettuale, libertà dagli schemi mentali e coraggio. Chi ci sta, deve impegnarsi seriamente; per vincere mafiosi e disonesti non occorrono “pesi morti”, persone abituate più a chiacchierare che ad operare efficacemente. 

 

Non tutti hanno queste qualità, purtroppo. 

 

Ci troviamo ad operare su un terreno zuccheroso su cui non sai mai chi, fra gli esponenti politici ed istituzionali, ti è amico o nemico, chi è colluso e chi no. 

 

Spesso, quando denunci situazioni e comportamenti “sospetti”, anziché apprezzarti, molti ti guardano e ti trattano come uno “scassaminchia”, un rompiscatole, uno che rompe equilibri ed interessi consolidati, come se il mafioso fossi tu e non quello effettivo. Questa è la realtà drammatica di una provincia come quella di Latina, ma, più in generale, di una Regione, com´è il Lazio, di un Paese, com´è l´Italia. 

 

I cittadini, purtroppo, la maggioranza di essi, disinformati, presi da altri problemi di natura esistenziale, distratti ed istupiditi da un bombardamento mediatico asfissiante, hanno perso qualsiasi capacità di reazione. 

 

Sono pochi, ormai, coloro che ostinatamente continuano a battersi per la legalità, contro le mafie, per istituzioni pulite, senza marciume ed efficienti. E democratiche, nel senso vero della parola. 

 

Gli onesti rappresentano ormai un´eccezione!

 

Con questo quadro, c´è ancora da meravigliarsi se spesso leggiamo sui giornali che tizio o caio hanno la sfacciataggine, negando quanto da decenni denunciano i magistrati antimafia, di dichiarare che… da noi non c´è mafia e che chi sostiene il contrario è responsabile della fuga di capitali, di imprese, di turisti? 

 

Quel tizio o quel caio, però, non hanno il coraggio di dire che, forse, stanno parlando di capitali e di imprese mafiose. 

 

Certamente, un imprenditore pulito e non mafioso non verrà mai ad investire i propri capitali su un territorio notoriamente infestato dalle mafie, qual´è il nostro. Oltretutto, nessuno glielo consentirebbe!!!

 

Non siamo noi – e tutti coloro come noi che denunciano la situazione in cui ci troviamo – a far fuggire capitali, imprese e turisti puliti, ma, al contrario, la mafia e tutti coloro che direttamente od indirettamente la sostengono.

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