Invasione casalese del Lazio

INVASIONE CASALESE E CAMPANA DI TUTTO IL LAZIO. ACCENDIAMO I RIFLETTORI ANCHE SUL TERRITORIO A NORD DI CIVITAVECCHIA

Le notizie che quotidianamente ci arrivano ci inquietano.

Non vogliamo sostituirci alle forze dell’ordine nell’indagare su tutti gli investimenti “ sospetti” di cui veniamo a conoscenza, perché, oltretutto, non possediamo gli strumenti per farlo.

Ma vorremmo che queste fossero più attente al versante che riguarda i possibili e molte volte acclarati rapporti fra larghi settori della politica e delle istituzioni e soggetti ed organizzazioni criminali.

L’ampia inchiesta svolta dalla bravissima Rita Cammarone su “La Provincia” relativamente ad una grande lottizzazione realizzata a Sperlonga da gente che proviene tutta dalla Campania e dai cognomi eccellenti ci fornisce lo spunto per fare alcune considerazioni.

Può darsi che si tratti di gente pulita che ha solo la sventura di chiamarsi in quel modo.

Non sappiamo se i Carabinieri di Sperlonga, che hanno la loro Stazione a nemmeno 100 metri da quella lottizzazione, abbiano svolto o meno gli opportuni accertamenti.

Può darsi, quindi, che le nostre preoccupazioni siano infondate.

Ma certo è che la situazione esistente in tutto il triangolo che comprende Gaeta-Sperlonga-Itri è, a quanto sembrerebbe, alquanto inquietante.

La sua gravità è stata, forse, finora sottovalutata, tutti concentrati, com’è stato, su quella ben nota di Fondi e Terracina.

E’ tutto il territorio pontino (e, più in generale, del Basso Lazio, non esclusa la provincia di Frosinone) sotto attacco della camorra e delle altre organizzazioni criminali.

Stiamo completando un’indagine su Formia e sul territorio dell’estremo sud e, dalle notizie finora raccolte, sta emergendo un quadro allucinante.

Ma è anche sull’alto Lazio che registriamo presenze ed attività molto, molto sospette.

A Civitavecchia, Tarquinia, Montalto di Castro ecc, ad esempio.

Quello che ci preoccupa è il fatto che talune amministrazioni pubbliche continuino ad aggiudicare, malgrado tutto, appalti senza aver prima raccolto il massimo possibile di notizie sui soggetti beneficiari.

Esse si limitano – quando lo fanno (vedi il “caso Fondi”! ) – ad acquisire il… certificato antimafia, senza rendersi conto della facilità con la quale oggi si possono, ricorrendo a prestanome, eludere i rigori della legislazione antimafia.

Ciò lascia largo spazio al sospetto dell’esistenza di aree inquietanti di contiguità di parte della politica e delle istituzioni con le mafie.

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