28 Ottobre 2026 | Saverio Lodato
Lucia De Sanctis
Professor Musacchio, nel 1999 Tommaso Buscetta affidò a Saverio Lodato un bilancio amaro sulla lotta alla mafia dopo le stragi del 1992. Parlò di un intreccio tra mafia, politica e istituzioni mai veramente sciolto e denunciò una “nuova omertà”. A distanza di oltre trent’anni dalle stragi di Capaci e Via d’Amelio, qual è oggi il suo bilancio?
Il bilancio purtroppo conferma le preoccupazioni notevolmente datate di Buscetta. Se da un lato lo Stato ha ottenuto alcuni successi — azzerando i vertici storici di Cosa Nostra e catturando i grandi latitanti —, dall’altro l’intreccio sistemico tra criminalità organizzata, politica e mondo economico-finanziario si è evoluto anziché disciogliersi come si sperava in quel momento storico. Buscetta spiegava con estrema lucidità un fatto fondamentale: la mafia non è un corpo estraneo alla società, ma un sistema di relazioni. Oggi assistiamo a una evidente metamorfosi: le mafie sparano meno, ma corrompono di più. Si sono mimetizzate nelle zone grigie delle professioni, della finanza e della pubblica amministrazione. Sono più pericolose rispetto a quelle del passato.
Buscetta accusava la classe politica italiana di aver favorito una sorta di “nuova omertà”. In cosa consiste oggi questo fenomeno?
La nuova omertà oggi si traduce nella rimozione del problema. Non è più soltanto il silenzio dettato dalla paura dei cittadini nei territori ad alta densità mafiosa, ma una forma di indifferenza sociale e politica istituzionalizzata. Quando la mafia smette di fare clamore con bombe e delitti d’eccellenza, si tende a credere erroneamente che sia stata sconfitta. In realtà, il cancro criminale è entrato in una fase silente e metastatica quindi altamente invasiva e micidiale. La nuova omertà è l’accettazione passiva dell’infiltrazione mafiosa nell’economia legale: dai subappalti alle ecomafie, fino alla gestione dei fondi europei.
Nel testo di Lodato emerge un duro j’accuse nei confronti della classe dirigente. Perché, secondo lei, l’intreccio con le istituzioni rimane l’anello più difficile da spezzare?
Perché la mafia necessita della politica per mantenere il proprio potere e la politica, troppo spesso, ha ceduto al ricatto o alla convenienza del consenso elettorale e delle risorse finanziarie garantite dai clan. Come ricordavano Falcone e Borsellino, il salto di qualità della mafia è sempre stato la sua capacità di farsi “istituzione parallela”. Finché non si recidono con fermezza i legami tra il voto di scambio, la corruzione burocratica e il capitale mafioso, l’intreccio non si scioglierà mai del tutto.
Dove stiamo andando? Sconfiggeremo queste nuove mafie?
La mafia non è affatto invincibile, come diceva Giovanni Falcone, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Bisogna perseguirla non facendo la caccia alle streghe, ma applicando la legge e utilizzando le migliori forze a disposizione dello Stato e la parte sana della società civile.
Qual è il rischio più grande che corre oggi la società italiana nel contrasto alla criminalità organizzata?
Il rischio principale è proprio quello indicato nell’eccellente, e sempre attuale, testo di Lodato: cadere nuovamente nel “cono d’ombra dell’indifferenza”. Senza una forte vigilanza sociale e culturale, le riforme normative rischiano di depotenziare gli strumenti investigativi antimafia. Le mafie di oggi — prima fra tutte la ‘Ndrangheta, ma anche le nuove forme di criminalità transnazionale — operano in mercati finanziari complessi e con tecnologie avanzatissime. Se la politica e la società civile abbassano la guardia pensando che la mafia appartenga al passato, abbiamo già perso la sfida.
Il libro: La mafia ha vinto
La rubrica di Saverio Lodato
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fonte:https://antimafiaduemila.com/rubriche/saverio-lodato/intervista-a-musacchio-su-la-mafia-ha-vinto-di-lodato-sparano-meno-ma-corrompono