Intervento al Convegno di Napoli del 30 gennaio 2015.

VENERDI’ 30 GENNAIO,NEL MASCHIO ANGIOINO A NAPOLI  E CON INIZIO ALLE ORE 15,30,IMPORTANTE CONVEGNO DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO  INSIEME AI RAPPRESENTANTI DELL’ORDINE DEI REVISORI DEI CONTI  E CON IL PATROCINIO MORALE DELL’ANCI CAMPANIA E DEL COMUNE DI NAPOLI.

VENERDI’  30 GENNAIO ,DALLE ORE
15,30,NEL MASCHIO  ANGIOINO A
NAPOLI,CONVEGNO DELL’ASSOCIAZIONE
CAPONNETTO CON
MAGISTRATI,GIORNALISTI,ORDINI
PROFESSIONALI ,CITTADINI ED
AMMINISTRATORI PUBBLICI.
HA ANNUNCIATO LA SUA PRESENZA ANCHE
IL SINDACO DI NAPOLI DE MAGISTRIS

Qualcuno l’ha definito un tema ” tecnico” ed in certo
senso lo é :
“Il condizionamento della criminalità organizzata sulla
libera determinazione degli Enti Locali.
Contrasto,prevenzione,repressione.
Il ruolo di vigilanza e denuncia del Collegio dei
Revisori dei Conti “.

L’Associazione Caponnetto,definendone il titolo ,ha
voluto,com’é una sua tradizione,  tenersi lontana
dalla retorica e dalla genericità di un’antimafia
parolaia e di parata, per affrontare,invece, i temi
VERI   della lotta alle mafie,quelli che riguardano
l’approntamento e l’utilizzo  di  strumenti  efficaci
necessari per combatterle.
La dimostrazione di ciò è ravvisabile nella decisione di
coinvolgimento  e di compartecipazione  in  questo
evento  dei rappresentanti di categorie professionali –
quali,appunto,i Revisori dei conti – che hanno la
grossa responsabilità di controllare ,dal di dentro agli
Enti locali ,se ,nel governo della cosa pubblica,ci si sia
attenuti e ci si attenga o meno a criteri di correttezza
e di impermeabilità ad  eventuali interferenze
mafiose.
Ormai si contano a migliaia le amministrazioni locali
che sono state sciolte in Italia per mafia e non passa
giorno che non arrivino sulle scrivanie ministeriali
ulteriori richieste di scioglimento che non riguardano
più,com’é stato fino ad alcuni anni fa ,solo Comuni
del sud e del Centro Italia,ma anche quelli del nord.

La linea della palma é rapidamente salita  e
sempre più,infatti,da Milano,come da Venezia,da
Reggio Emilia come da Genova,dal  Piemonte,come
dalla  Lombardia,dalla  Liguria come dal  Veneto,dalle
Marche e così via,arrivano notizie di collusioni fra
importanti pezzi della  politica e delle  istituzioni con
le organizzazioni criminali mafiose.
Dovunque l’imprenditoria sana viene sradicata e
sostituita  da quella criminale che sempre più  si sta
impossessando del Paese.
Un processo di radicamento delle mafie da incubo
dovuto in gran parte al fenomeno della corruzione  –
la quale ha raggiunto livelli che si valutano intorno ai
60-70 miliardi di euro ed ancor più -,ma anche
all’inefficacia degli strumenti ,delle misure e
dell’azione  adottati finora da uno Stato che troppo
spesso  appare con la veste  di un Giano bifronte, il
quale ,da una parte,dice di voler combattere le
mafie,ma che dall’altra fa poco o nulla  per  tener
fede alle promesse ed agli impegni .

Potremmo,al riguardo,limitarci a citare il solo caso dei
Testimoni di Giustizia,una piccola categoria di
cittadini che  si sono giocati tutto,a cominciare dalla
vita  propria e dei loro cari,per schierarsi dalla parte
della Giustizia e contro le mafie e che,invece di essere
trattati con gratitudine,vengono lasciati in uno stato
di perenne disagio e di sofferenze inenarrabili.
Da uno Stato di diritto ci si aspettano  un ben altro
comportamento,oltre che un’attenzione particolare a
quanto é avvenuto e sta avvenendo in Italia.
Il problema della lotta  alle mafie ed alla corruzione
dovrebbe essere il primo problema nell’agenda
politica e di governo di un Paese civile e democratico
,anzicchè essere relegato agli ultimi posti come é
avvenuto  finora e continua sempre più ad avvenire.
Pervengono,invece,sia dai livelli centrali che da quelli
periferici,risposte assolutamente inadeguate,le cuoi
conseguenze ed   i cui sviluppi hanno portato e
stanno portando sempre di più,grazie anche ad una
società civile che appare distratta e disinteressata
rispetto al tema della lotta alle mafie ,all’attuale

gravissima situazione di occupazione vera e propria
del Paese da parte della  criminalità mafiosa .
Moltissime responsabilità al riguardo ricadono sugli
organi periferici governativi,a cominciare dalle
Prefetture e dai Prefetti ,tanti dei quali ancora oggi si
ostinano a negare l’esistenza delle mafie sui propri
territori.
Basterebbe citare per tutti il “caso Roma” di Mafia
Capitale ,il cui Prefetto appena alcuni mesi fa –
mesi,non anni – ancora sosteneva che…………..” Roma
é la città più sicura d’Italia”!!!!!!!!!!
I Prefetti,attraverso gli strumenti messi a loro
disposizione dalla legge in materia di prevenzione,al
contrario dei magistrati il cui compito é quello di
intervenire solo  a reato compiuto,hanno il DOVERE
di intervenire PRIMA  e senza eccessivi ostacoli  di
natura burocratica.
Basta,infatti,una semplice informativa delle forze di
polizia perché,ad esempio,essi possano emanare un’
interdittiva antimafia che impedisca ad un’impresa
sospettata di  contiguità o di collusione con le

organizzazioni o soggetti criminali di eseguire lavori
per conto delle amministrazioni pubbliche o di
concorrere per eventuali forniture a favore di esse.
Cosa che non molti di essi fanno o che fanno in
maniera molto,ma molto limitata.
Essi,inoltre,avendo la veste ed il ruolo di presiedere i
Comitati provinciali per la sicurezza e l’ordine
pubblico,hanno il potere,oltre che di disporre le
misure di protezione in favore di coloro che si
trovano in situazioni di pericolo  dopo che si sono
schierati dalla parte della Giustizia e contro la
criminalità,di dettare le direttive alle forze di
polizia,coordinandole e fissando per esse le ”
priorità” nell’azione di contrasto ad essa.
In molte aree del Paese il contrasto avviene  ancora
con un’ ottica obsoleta da “ordine
pubblico”,ignorando che la mafia ,oggi,é una vera e
propria IMPRESA,la più grande IMPRESA del Paese,e
che ,quindi,va combattuta con ottiche e metodologie
più aggiornate che tengano conto dei patrimoni
accumulati,delle movimentazioni finanziarie e
quant’altro del genere.

Noi contiamo moltissimo sul nuovo Prefetto di
Napoli,sulle sue note qualità professionali ed umane
e ci aspettiamo che ella voglia imprimere una  svolta
in una città,una provincia ed una regione devastate
dal malaffare politico  ed amministrativo,oltre che
dalla camorra.
L’Associazione Caponnetto é grata a tutti i relatori di
questo Convegno e li ringrazia uno per uno,dal
Sindaco di Napoli che ci ha voluto ospitare,ai
magistrati,ai quali confermiamo la nostra vicinanza e
la nostra disponibilità a continuare a combattere al
loro fianco,ai rappresentanti di ordini e categorie
professionali.
Ai cittadini di Napoli e degli altri comuni della
Campania e di altre parti d’Italia  che hanno inteso
prendervi parte rivolgiamo un caldo ringraziamento
accompagnato da un fortissimo  incitamento ad
accentuare al massimo l’impegno a difendere con i
denti quello Stato di diritto che i nostri nonni ed i
nostri genitori fortissimamente hanno voluto e che
oggi corre il rischio di essere abbattuto sotto i colpi di
una criminalità sempre più arrogante ed invasiva.

 

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