Interrogazione Sen. Pedica sulla Procura della Repubblica di Latina

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n ° 3-00960

Atto n. 3-00960

Pubblicato il 29 settembre 2009
Seduta n. 259

PEDICA – Ai Ministri della giustizia e dell’interno. –

Premesso che:

la situazione pontina è caratterizzata da un altissimo livello di infiltrazione mafiosa, come attestato dalla Relazione della direzione nazionale antimafia (sul periodo 1° luglio 2007-30 giugno 2008), la quale evidenzia come nel Lazio, e nel sud pontino in particolare, operino gruppi mafiosi collegati alla Cosa nostra siciliana, alla ‘ndrangheta calabrese, alla camorra campana e alle mafie straniere;

il radicamento delle organizzazioni criminali si riscontra in particolar modo nella provincia di Latina e nel Comune di Fondi in particolare, ove le cosche calabresi, campane e siciliane hanno intrecciato rapporti collusivi con le istituzioni locali, così come documentato dal Prefetto di Latina, Bruno Frattasi, il quale, in base alle risultanze di due commissioni di accesso relative al Comune di Fondi, che hanno prodotto una documentazione di 500 pagine che ricostruisce chiaramente una ragnatela di rapporti fra soggetti malavitosi di stampo mafioso ed esponenti politici nonché funzionari amministrativi del Comune di Fondi, ha chiesto al Ministro dell’interno lo scioglimento dell’amministrazione comunale in data 8 settembre 2008, reiterando la medesima richiesta in data 9 settembre 2009;

di tale presenza criminale nell’area pontina sono testimonianza, inoltre, i 18 attacchi incendiari che si sono susseguiti nel Comune dall’inizio dell’anno, nonché i 17 arresti compiuti dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Roma in data 6 luglio 2009 a carico di esponenti mafiosi, imprenditori pontini, politici locali, funzionari amministrativi del Comune di Fondi, per diverse fattispecie di reato che vanno dall’abuso d’ufficio all’associazione a delinquere di stampo mafioso;

a quanto consta all’interrogante, nell’inchiesta in questione sembrerebbe coinvolto per il reato previsto dall’art. 416-bis del codice penale anche un consigliere della Regione Lazio;

nel quadro drammatico sopra riportato, che vedrebbe coinvolti ad ogni livello sia le istituzioni che le Forze dell’ordine locali, considerando che nei sopra citati arresti sono inclusi il comandante capo della Polizia municipale, Dario Leone, ed il suo vice, Pietro Munno, appare necessaria una decisa attività di contrasto da parte delle autorità giudiziarie locali;

tuttavia, per quanto risulta all’interrogante, tale necessaria forte attività di contrasto alla criminalità da parte dell’autorità giudiziaria potrebbe essere indebolita dalla situazione problematica nella quale versa la Procura della Repubblica territorialmente competente, a causa sia delle difficili relazioni instaurate con i colleghi da parte del Procuratore capo di Latina, il dottor Giuseppe Mancini, sia dell’ipotizzabile condizione di incompatibilità ambientale a lui associata, le quali potrebbero compromettere non solo il prestigio e l’indipendenza della magistratura pontina ma anche i risultati della lotta alla criminalità organizzata nell’area di Latina ed in particolare nel Comune di Fondi;

gli stessi magistrati della DDA di Roma si sarebbero espressi con estrema severità nei confronti dei loro colleghi della Procura di Latina accusati di aver rubricato reati di natura mafiosa come reati di criminalità comune;

è già stata oggetto di interpellanza parlamentare, atto 2-00068, pubblicato in data 1° aprile 2009 ed ancora in attesa di risposta ministeriale, la citata situazione di incompatibilità nella quale verserebbe da tempo il Procuratore Capo di Latina, considerando che lo stesso è padre di due avvocati che esercitano la professione legale nel medesimo circondario, e che i due, forse avvalendosi strumentalmente di taluni colleghi, potrebbero aver prestato la propria attività con riferimento alle indagini penali in materia edilizia che il Procuratore capo espleta personalmente piuttosto che affidarle ai suoi sostituti;

relativamente al citato rapporto polemico sorto da tempo presso la Procura di Latina, attribuibile ad atteggiamenti di prevaricazione del dottor Mancini nello svolgimento delle indagini condotte dai suoi collaboratori, anch’esso già oggetto di interpellanza parlamentare tuttora inevasa, 2-00015, pubblicata in data 19 giugno 2008, si registrerebbe il grave contrasto tra il Procuratore capo e il suo sostituto Giuseppe Miliano;

la vicenda nello specifico riguarderebbe l’indagine per abusivismo edilizio sul campeggio Holiday Village di Fondi avviata dal sostituto procuratore, il quale, ravvisando estremi di reato, ha proceduto al sequestro dell’immobile, provvedimento che, per quanto risulta all’interrogante e alla stampa, sarebbe stato revocato, nonostante la forte contrarietà del dottor Miliano, grazie

all’intervento di un parlamentare, come risulta dalla citata interpellanza, che si sarebbe recato nell’ufficio del GIP Giuseppe Cario per domandargli notizie delle decisioni assunte sul caso dell’Holiday Village;

il dissequestro dell’Holiday Village di Fondi è stato quindi disposto in data 10 giugno 2008 da parte del procuratore Mancini, di fatto vanificando il lavoro del sostituto procuratore Miliano, il quale, anche in conseguenza di ciò, dopo un duro confronto con il suo capo, si sarebbe sentito male e si sarebbe visto costretto a ricorrere alle cure mediche presso l’ospedale di Terracina e, poi, avrebbe fatto richiesta di trasferimento presso altra Procura;

su tali vicende, e sull’ipotizzata arrendevolezza del Procuratore capo di fronte alle pressioni ricevute, con grave e pubblico discredito per l’indipendenza dell’ordine giudiziario, è stata aperta un’indagine del Consiglio superiore della magistratura;

si riporta anche notizia dell’indagine che sarebbe stata aperta dalla Procura della Repubblica di Perugia circa le indiscrezioni delicatissime che sarebbero fuoriuscite dalla Procura di Latina e che avrebbero potuto influenzare l’esito delle indagini dell’inchiesta “Damasco”, la quale si è occupata delle infiltrazioni mafiose relative al Comune di Fondi;

in tale quadro fortemente problematico, il procuratore Mancini ha fatto richiesta di riconferma alla guida della Procura della Repubblica di Latina, per ulteriori quattro anni;

a luglio 2009, il Consiglio giudiziario della Corte di appello di Roma si è espresso, con voto unanime, in senso contrario alla richiesta di riconferma di Mancini a Latina;

la richiesta del procuratore è adesso al vaglio del Consiglio superiore della magistratura, il quale dovrebbe decidere in merito entro il mese di settembre 2009, avendo già audito il dottor Mancini in data 22 settembre,

si chiede di sapere:

se non si ritenga che la circostanza che i due figli del Procuratore della Repubblica di Latina esercitino l’attività forense nel circondario giudiziario di Latina sia sufficiente motivo per rilevare una condizione di incompatibilità ambientale per lo stesso Procuratore;

se siano riscontrabili elementi che inducano ad associare la figura del parlamentare di cui sopra a quella del Procuratore della Repubblica di Latina, con riferimento al comune impegno degli stessi per ottenere il dissequestro del campeggio l’Holiday Village di Fondi;

quali misure di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare per evitare, a Latina, una paralisi giudiziaria della giustizia penale, un arresto della doverosa lotta contro la criminalità organizzata, ed un deterioramento dell’immagine della magistratura pontina, a causa di una conduzione troppo personalistica e, forse, permeabile alle influenze, dirette o indirette, della criminalità organizzata operante nell’area di Latina;

se non si ritenga, alla luce dei fatti esposti, che sia da escludere una permanenza nell’incarico di Procuratore Capo per altri quattro anni, peraltro in deroga a quanto disposto dalla normativa di riorganizzazione degli organi giudiziari.

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