Interrogazione Realacci su Lago Paola e Circeo

ECOMAFIE: INTERROGAZIONE REALACCI SU ABUSI NEL LAGO DI PAOLA E PARCO
NAZIONALE CIRCEO

Necessario porre fine ad infiltrazioni malavitose nel sistema sociale ed
economico pontino

Verificare la conformità alle normative vigenti del “progetto di
riqualificazione” del Lago di Paola, all’interno del Parco Nazionale del
Circeo, presentato dalla Provincia di Latina e riguardante la demolizione
del cosiddetto “Ponte Rosso”. Un intervento di riqualificazione e fruizione
sostenibile, di cui a tutt’oggi non si conosce formalmente il contenuto, che
nella realtà aprirebbe la strada alla costruzione di vero e proprio porto
turistico, violando le norme di tutela e salvaguardia poste a protezione del
sito. E più in generale accertare le responsabilità, a tutti i livelli,
degli abusi edilizi già commessi non solo lungo le sponde dello specchio
d’acqua, ma più in generale all’interno del Parco, ripristinando lo stato
naturale dei luoghi, attraverso l’esercizio delle norme di legge che
regolano i Parchi Nazionali, le ZPS (zone a protezione speciale) e i SIC
(sito di interesse comunitario).

Questo, in sintesi, il contenuto dell’interrogazione che Ermete Realacci,
Ministro dell’Ambiente del Governo Ombra del Pd, su segnalazione di
Legambiente, ha presentato sul Lago di Paola e più in generale sul
territorio del Parco Nazionale del Circeo ai Ministeri dell’Ambiente,
dell’Interno, delle Infrastrutture e dei Beni Culturali. I contenuti
dell’interrogazione sono stati presentati oggi nel corso di una conferenza
stampa a Montecitorio, a cui hanno partecipato, oltre a Realacci, Antonio
Nicoletti, Responsabile Nazionale Aree Protette di Legambiente; Lorenzo
Parlati, Presidente di Legambiente Lazio; Marco Omizzolo, Coordinatore per
la provincia di Latina di Legambiente e Presidente del circolo Larus di
Sabaudia (LT); Anna Scalfati, Proprietaria di maggioranza del Lago di Paola.

Il Presidente onorario di Legambiente ha chiesto inoltre che la futura
programmazione territoriale della zona del Parco, in vista della redazione
del Piano del Parco, sia definita in maniera congiunta da Ministero
dell’Ambiente, amministrazioni territoriali interessate e Regione Lazio, in
modo da far cessare le pressioni che da più parti tentano di frenare lo
sviluppo della zona in direzione di un turismo ed un’economia sani e di
qualità, secondo la vocazione e le potenzialità proprie di quel territorio.

“Il futuro dell’area del Lago di Paola – ha dichiarato Realacci – non passa
certo per la cementificazione e per l’illegalità. La nautica da diporto e le
infrastrutture portuali turistiche, se ben gestite, possono rappresentare
delle leve per lo sviluppo duraturo dei territori e per sollecitare nuove
forme di turismo, ma qui ci troviamo di fronte ad un progetto le cui
finalità lasciano spazio a parecchi dubbi. Si parla infatti di un piano che
va a compromettere ulteriormente un area già aggredita dall’abusivismo e
dalla speculazione edilizia, fortemente legati ad una crescente
infiltrazione delle organizzazioni criminali, come già denunciato da diversi
esponenti politici ed inchieste giornalistiche. Tanto che l’area è
sottoposta all’attenzione del Ministero dell’Interno e della Direzione
nazionale e distrettuale antimafia. Ciò che chiediamo più in generale alle
istituzioni è di intervenire in maniera più ampia per porre termine alle
infiltrazioni malavitose nel sistema economico e sociale pontino, che stanno
soffocando le possibilità di sviluppo di un’economia sana e durevole”.

Nell’interrogazione si fa notare, inoltre, come il “Ponte Rosso”, sia
l’unica chiusa ancora in piedi per gestire il flusso delle acque del Canale
Romano, che collega lo specchio d’acqua lago al mare. L’altra chiusa, posta
in prossimità della foce verso il mare – detta Chiusa Innocenziana, in
quanto realizzata nel ‘700 da Innocenzo III su fondamenta di epoca romana –
è già stata abbattuta nel 2003, proprio al fine di consentire il passaggio
di natanti di stazza sempre maggiore. Il Ponte Rosso, invece, ha subito
l’allargamento abusivo di una delle arcate di passaggio, con l’instaurazione
di una serie di procedimenti di carattere penale. A seguito
dell’abbattimento della Chiusa Innocenziana, nel 2003 l’intero Canale Romano
è stato posto sotto vincolo archeologico diretto da parte del Ministero dei
Beni e le Attività Culturali.

“Con questa nuova iniziativa, vogliamo continuare a tenere ben accesi i
riflettori sul Lago di Paola e sul Parco Nazionale del Circeo, dove l’unico
vero intervento di riqualificazione che serve è quello relativo al contrasto
dell’abusivismo e dell’illegalità – ha dichiarato Lorenzo Parlati – . Per
questo nei giorni scorsi abbiamo anche chiesto alla Regione Lazio di avviare
un’indagine amministrativa al fine di verificare eventuali responsabilità in
merito all’inerzia nel contrasto all’abusivismo edilizio nei Comuni di
Sabaudia e San Felice Circeo, presso i quali giacerebbero inutilmente ben
3.331 domande di condono edilizio, un milione e duecentomila metri cubi di
cemento abusivo assolutamente non condonabile, senza che i Comuni emettano
gli scontati provvedimenti di reiezione, facendo contestualmente partire le
ruspe per gli abbattimenti”.

Roma, 17 dicembre 2008

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