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Inquinamento, arrestati 22 allevatori nel Casertano. Ci stanno avvelenando

Accusati di disastro ambientale, gestione illecita di rifiuti, avvelenamento di acque e scempio paesaggistico

NAPOLI – Ventidue titolari di aziende bufaline sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza nel casertano. Gli imprenditori, ai quali sono stati concessi gli arresti domiciliari, sono accusati, a vario titolo, di disastro ambientale, gestione illecita di rifiuti, di avvelenamento di acque e scempio paesaggistico. Le indagini delle Fiamme Gialle sono state avviate alcuni mesi fa per accertare le cause dell’inquinamento del bacino idrico dei regi Lagni. Nel corso dell’operazione gli investigatori hanno anche sequestrato 25 aziende zootecniche e 4 impianti di depurazione delle acque reflue. I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa indetta per le ore 11 nella sala riunioni della Procura generale di Napoli.

Le acque dei Lagni, il reticolo di canali che attraversano un bacino di circa 1095 chilometri quadrati che si estende tra le province di Napoli e Caserta, per anni sarebbero stati avvelenate anche da rifiuti liquidi e solidi di ogni genere come scorie di altiforni, carcasse di animali e di veicoli, tessuti, scarti industriali e solventi. E’ quanto hanno accertato gli uomini della Guardia di Finanza di Caserta nel corso dell’operazione che si è conclusa stamani con l’arresto di 22 imprenditori zootecnici nonché col sequestro di quatto impianti pubblici di depurazione (Villa Literno, Marcianise, Orta di Atella e Marcianise). Nei Regi Lagni, secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, attraverso la rete dei canali di bonifica, sarebbero sono finiti le deiezioni di centinaia di migliaia di capi bufalini.

In alcuni occasioni le acque che uscivano degli impianti pubblici di depurazione erano di qualita’ peggiore di quelle che entravano per essere trattate. E’ quanto emerso dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Caserta sull’inquinamento dei Regi Lagni. Secondo gli investigatori il pessimo trattamento delle acque reflue, oltre allo sversamento illecito di sostanze altamente inquinanti nel reticolo dei canali dei Regi Lagni, sarebbe stata una delle principali cause di inquinamento del tratto di mare dove sfociano appunto i Regi Lagni, lungo la costa domiziana. Le indagini che sono andate avanti per mesi – migliaia le foto scattate e le riprese video eseguite – sono state condotte dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza con il contributo di alcuni funzionari dell’Arpac e dell’Enea.

Il gip di Santa Maria Capua Vetere Maurizio Santise ha disposto, in particolare, la misura interdittiva dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per Gaetano De Bari, amministratore delegato della Hydrogest Campania, società che gestisce i tre depuratori della provincia di Caserta, per Domenico Giustino, presidente del Consiglio di amministrazione della stessa società, per Luigi Piscopo, capo impianto del depuratore di Orta di Atella e per Mauro Pasquariello, capo impianto del depuratore di Foce Regi Lagni. Numerose e gravi le irregolarità accertate all’interno degli impianti dalla guardia di Finanza, con cui hanno collaborato Arpac ed Enea. A Orta di Atella, per esempio, le griglie, rimosse per manutenzione straordinaria, non sono più state rimesse a posto: di conseguenza nei Regi Lagni, assieme ai liquidi, arrivavano carcasse di moto e auto, grossi animali e pneumatici. L’impianto di Foce Regi Lagni, invece, è soggetto a continui allagamenti non appena ci sono ondate di piena ed i liquami finiscono nei canali senza essere disinfettati. Ci sono inoltre tre comuni (Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e Casapesenna) che vi sversano direttamente i liquami fognari. Nel corso della conferenza stampa, il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, ha definito gli indagati “ladri di futuro” spiegando che a pagare le conseguenze del disastro ambientale saranno almeno le prossime tre generazioni.

(Tratto da ANSA)