Inchieste e polemiche sul “caso riscossioni” dopo le rivelazioni di Report

ANCORA UN ALTRO ARTICOLO DENUNCIA SU EQUITALIA E SU EQUITALIA GERIT. DOPO REPORT, IL FATTO, DAGOSPIA: DAI FAVORITISMI ACCONDISCENDENTI VERSO I POTENTI INTOCCABILI ALLA ICLA E A MOKBEL/DI GIROLAMO. PERCHE’ GLI INQUIRENTI ASPETTANO AD INDAGARE? QUALI E QUANTI SEPOLCRI IMBIANCATI CI SONO?

Dicono che i centralini delle diciassette agenzie di riscossione sparse su tutto il territorio nazionale e facenti capo ad Equitalia S. p. a. non abbiano retto al colpo inferto dal Report di Milena Gabanelli, con il servizio a firma Giovanna Boursier.

Orde di cittadini imbufaliti ed esasperati dalla gestione tutt’altro che equa e trasparente dell’esazione delle tasse, hanno bersagliato i call center dello sceriffo di Nottingham in versione italiana. Ovvero una società privata, ma ad azionariato esclusivamente pubblico, armata di clava con i piccoli contribuenti e di piuma con gli “amici” ed i vari potentati, imprenditoriali e politici.

Che ci sia un ‘caso Equitalia’ sembra ormai abbastanza inevitabile, stando alla rivelazioni di Report successivamente riprese anche da “Il Fatto Quotidiano”. Ma quella “lista degli intoccabili”, con tanto di Vip, esponenti politici e partiti di centrodestra e centrosinistra per i quali un dirigente della s. p. a. dà indicazione di “astenersi da eventuali solleciti di pagamento”, è solo l’ultimo dei capitoli di un libro nero lungo almeno dodici mesi.

L’Equitalia ideata e presieduta dal bipartisan Attilio Befera, oggi anche direttore della Agenzia delle Entrate (che controlla il 51per cento della Società di riscossione), vive un continuo fermento fatto di intercettazioni scabrose, inchieste della magistratura e scatoloni contenenti cartelle milionarie che scompaiono e riappaiono come d’incanto.

C’è lo scandalo di Frosinone, con i dieci rinviati a giudizio tra funzionari e impiegati della Gerit (una controllata di Equitalia) per abuso d’ufficio e frode informatica. Dall’interno dell’ente riscossore venivano cancellate e invalidate con un semplice ‘click’ i debiti fiscali di parenti, amici e conoscenti. Il tutto per un valore di 2milioni e 400mila euro. Sempre a Frosinone, nel 2007, i finanzieri rinvengono dentro un armadio il fascicolo “scomparso” con le cartelle multimilionarie dell’impresa di costruzioni ICLA, controllata dai Di Falco attraverso il gruppo Pafin. La denuncia di sparizione l’aveva fatta l’Amministratore delegato dell’Equitalia frusinate, che successivamente abbandonerà il proprio incarico.

Il 24 settembre 2009, a Palazzo Chigi c’è grande fibrillazione per quelle intercettazioni telefoniche pubblicate da ‘Il Fatto Quotidiano’, relative ad una indagine della Procura di Potenza su un presunto “sconticino” applicato da Befera ad una azienda vicina al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Il gruppo “La Cascina”, di area Cl, schiacciato da una pesante situazione debitoria con il fisco, si rivolge al vice di Berlusconi per uscire dall’empasse economica. Letta risponde: “Ci penso io” e si mette in contatto con la stanza dei bottoni dell’ente di riscossione. L’azienda riuscirà così ad ottenere lo sconto e la rateizzazione su tutte le imposte, iva compresa, e Befera, interpellato dai giornalisti sulla vicenda, risponderà: “Parlo abbastanza spesso con il dottor Letta”. Nulla di strano, dunque.

Il numero uno di Equitalia, d’altronde, di tutto può essere accusato fuorché che di non godere di amicizie politiche d’alto livello e assolutamente trasversali. Con l’ex ministro Vincenzo Visco condivide, ad esempio, la passione per il sigaro toscano e qualche anno di coabitazione al dicastero delle Finanze durante il primo governo Prodi. Al centrodestra di Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, Befera deve, invece, gli ultimi avanzamenti di carriera, prima alle Entrate, poi nella neonata Equitalia ed infine alla direzione della Agenzia delle Entrate, che di Equitalia mantiene la salda patria potestà con il 51 per cento delle azioni.

Una passione per la politica che Befera condivide in pieno con gli enti-società da lui amministrati. La lista di “contribuenti Vip” scoperta dalla giornalista di Raitre, Boursier, si apre infatti con Alleanza Nazionale, seguita a ruota da Forza Italia e infine dalla Federazione romana dei Democratici di Sinistra. Una missiva, datata 16 ottobre 2007, in cui un dirigente di Equitalia scrive alla controllata Gerit di soprassedere, in attesa di “istruzioni da parte del capogruppo”, con i solleciti di pagamento che andrebbero rivolti ai contribuenti elencati. Non solo partiti, ma anche singoli esponenti politici e del mondo dello spettacolo, tutti in vario modo accarezzati dalla misericordia fiscale.

Ma non basta: la tentacolare società di riscossione viene ancora una volta tirata in ballo nelle pagine di cronaca giudiziaria dei principali quotidiani durante lo scandalo Fastweb-Sparkle in cui, tra gli altri, finiscono agli arresti l’ex senatore del Pdl, Di Girolamo, e il faccendiere romano, Mokbel.

Secondo i pm che si sono occupati della vicenda, lo studio legale facente capo a Di Girolamo, usava un giro consolidato di conoscenze dentro le controllate di Equitalia, nello specifico la laziale Gerit, per aggiustare i contenziosi tributari dei «suoi», tra cui lo stesso Gennaro Mokbel.
Tommaso Vaccaro

(Tratto da Dazebao)

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