Inchiesta sul porto di Napoli, gli appalti segnalati dall’anticorruzione

Il Mattino, Martedì 9 Maggio 2017

Inchiesta sul porto di Napoli, gli appalti segnalati dall’anticorruzione

di Leandro Del Gaudio

Lo aveva scritto in tempi non sospetti, lo aveva chiarito forte e chiaro a tutti, al punto tale che la sua denuncia è stata completamente rimossa nel nuovo piano triennale dell’autorità portuale. Un documento, quello firmato dall’avvocato Antonio Del Mese, che a ben vedere ti consente di capire in cosa consiste l’ultima indagine della Procura di Napoli sulla autorità portuale, ma anche cosa ha spinto i pm partenopei a dare un’accelerata, con la notifica di alcuni provvedimenti di sequestro a carico di funzionari e manager, di pubblici amministratori della autorità portuale, poi a carico di presunti faccendieri e imprenditori dal volto pulito. Al centro dell’indagine finisce così la relazione di Del Mese, quella legata al periodo che si estende dal 2014 al 2016. Un documento in cui, nero su bianco, l’avvocato ha vibrato una denuncia ora finita al centro delle indagini: «Deve premettersi – si legge nel testo – che l’analisi compiuta risente dell’assenza di collaborazione da parte della dirigenza che, sia pur richiesta e sollecitata, non è stata prestata».

Chiaro il concetto? A cosa faceva riferimento l’avvocato Antonio Del Mese? Stando al testo del penultimo piano triennale, il riferimento esplicito riguarda proprio la necessità di un monitoraggio costante degli appalti, all’opportunità di soppesare di volta in volta le segmentazioni, vale a dire di fare luce sull’eccessivo ricorso a quel sistema che consente di affidare appalti sotto soglia e a trattativa diretta. Eccolo il contenuto delle indagini condotte dai pm Antonella Fratello e Henry John Woodcock, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Filippo Beatrice, che hanno di recente coinvolto ben dodici soggetti a vario titolo impegnati proprio nella storia degli appalti veicolati attraverso accordi ritenuti sospetti. Capitolo somma urgenza, una questione su cui sono state condotte verifiche da parte del nucleo di polizia giudiziaria della guardia costiera e da parte degli uomini della squadra mobile.

Accertamenti in corso, intercettazioni, finanche pedinamenti, che sono stati compiuti anche di notte, a verificare eventuali intrusioni negli uffici chiave buoni a realizzare appalti spezzatino, di quelli da assegnare a trattativa diretta. Ma torniamo alla storia dei piani triennali. È nel penultimo documento (quello che si chiude con la fine dello scorso anno) che il legale della autorità portuale indicava una sorta di bussola, per evitare maneggi o operazioni sospette che potrebbero avvantaggiare una cordata di imprenditori in particolare. Stando a uno dei documenti finiti al centro delle indagini, già nel 2014 segnalava la necessità di dotarsi di una sorta di task force in grado di assicurare uno screening costante. Scriveva così l’avvocato Del Mese, in un capitolo che faceva riferimento proprio alla questione della corruzione: «Verifica e monitoraggio anche economico degli affidamenti effettuati dall’area tecnica ufficio manutenzione».

Una segnalazione legata alle cosiddette «misure da adottare», un capitolo che sembra invece sparito nel nuovo vademecum del triennio in corso. Stranezze, situazioni poco chiare, su cui la Procura ha intenzione di andare fino in fondo. Uno scenario che viene calato dalle accuse rese di recente da un collaboratore di giustizia, vale a dire dal pentito Alfonso Mazzarella, che ha puntato l’indice proprio sui presunti legami tra alcuni imprenditori e un certo sistema criminale.

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