Inchiesta Consip tolta al Noe dei carabinieri. I pm: «Violato il segreto»

Clamorosa decisione della Procura di Roma. Che con una nota annuncia la revoca del mandato, trasferito ora al Nucleo investigativo di Roma. «Ripetute fughe di notizie». Romeo: «Accuse false, io strumentalizzato per lotte politiche». E Tiziano Renzi avvia indagini difensive

Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone

Con una decisione clamorosa e inedita per indagini di così ampio rilievo, la Procura di Roma ha deciso di revocare al Noe il mandato investigativo per l’inchiesta Consip. La grave decisione è stata assunta alla luce delle continue fughe di notizie. O, per dirla con la durissima nota di Piazzale Clodio, per le «ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto». È un passo che rischia di segnare non solo il percorso di questa indagine ma più in generale il rapporto tra attività inquirente e informazione. La revoca avviene, come spiega la Procura guidata da Giuseppe Pignatone, per una «esigenza di chiarezza». A eseguire gli ordini dei magistrati romani sarà d’ora in poi il Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma. Il tutto mentre il principale indagato, l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, interviene per la prima volta attraverso i propri legali, a cui affida una dichiarazione: «In questa vicenda non c’è nulla di vero, mi sento vittima di una strumentalizzazione legata ad una aspra contesa, tutta di natura politica». L’interrogatorio di garanzia per Romeo è previsto per lunedì prossimo, quando sarà ascoltato dal gip di Roma Gaspare Sturzo e dal pm Mario Palazzi. Non è escluso possa decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere. «Sta organizzando e valutando la linea difensiva alla luce degli atti e sotto tutti gli aspetti», fanno sapere i suoi avvocati Alfredo Sorge, Francesco Carotenuto e Giovan Battista Vignola. I quali aggiungono: «Ha una grande forza fisica e morale».

Le tensioni nell’Arma e il trasferimento del “Capitano Ultimo”

Dopo giorni in cui ogni genere di notizia sull’inchiesta Consip è passata con grande fluidità dagli organi inquirenti alle pagine dei giornali, si rompe dunque il rapporto fiduciario tra i pm e il nucleo dell’Arma che conduceva materialmente le indagini. Il comunicato di piazzale Clodio lascia trapelare tutta l’irritazione del procuratore Pignatone: «Gli accertamenti fin qui espletati hanno evidenziato che le indagini del procedimento a carico di Alfredo Romeo e altri sui fatti (poi) di competenza di questa Procura sono state oggetto di ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto sia prima che dopo la trasmissione degli atti a questo Ufficio, sia verso gli indagati o comunque verso persone coinvolte a vario titolo, sia nei confronti degli organi di informazione». È stata insomma consumata ogni possibile forma di violazione del segreto. Un reato penale punito con il carcere fino a 6 anni. Non è affatto da escludere che la stessa Procura capitolina possa aprire un fascicolo per individuare i materiali responsabili delle continue fughe di notizie. Di certo nella struttura investigativa fin qui impegnata sul caso Consip pesano anche alcune tensioni tutte interne all’Arma dei carabinieri. Quando l’indagine era ancora in capo ai pm napoletani, alla guida del Noe c’era il 56enne Sergio De Caprio, il celebre “Capitano Ultimo”, figura che ha ispirato anche produzioni cinematografiche e che è conosciuta per l’arresto di Totò Riina nel 1993. De Caprio è stato trasferito dal Noe ad altro incarico a inchiesta già in stato di avanzamento. E a decidere della sua destinazione è stato il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette, a sua volta indagato proprio nell’indagine Consip. L’iniziale fuga di notizie sull’inchiesta, a fine 2016, ha reso noto tra l’altro proprio il coinvolgimento di Del Sette, ed è avvenuta quando De Caprio era già stato trasferito. Coincidenze che però a questo punto impongono un ulteriore approfondimento da parte della magistratura.

Tiziano Renzi farà indagini difensive

La fuga di notizie permanente è ormai un ordigno piazzato nel cuore dell’inchiesta. Negli ultimi giorni è emerso ogni possibile dettaglio sugli accertamenti che fanno emergere un interessamento di Tiziano Renzi per l’aggiudicazione di un lotto del ricchissimo appalto Consip ad Alfredo Romeo. Adesso la difesa del padre dell’ex premier, affidata all’avvocato Federico Bagattini, ha ricevuto incarico dallo stesso Renzi senior di effettuare indagini difensive ai sensi dell’articolo 391 del codice di procedura penale. Nel’ambito di questa attività parallela a quella inquirente e regolarmente disciplinata dal diritto processuale, il legale di Tiziano Renzi ascolterà l’ad di Consip Luigi Marroni. Il massimo vertice della Centrale di acquisti per la pubblica amministrazione aveva riferito ai pm napoletani, all’epoca titolari dell’inchiesta, di pressioni per far vincere la gara a Romeo subite dall’imprenditore Carlo Russo, amico dei Renzi. Sollecitazioni che secondo Marroni avevano acquisito la configurazione di veri e propri ricatti, esercitati indirettamente da Tiziano Renzi e Denis Verdini. Il contenuto dell’interrogatorio era incredibilmente stato pubblicato due giorni fa dal settimanale l’Espresso. L’ennesima fuga di notizie. Che però adesso, insieme con le altre, rischia di provocare un autentico terremoto nell’Arma dei carabinieri.

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