Inchiesta ”Basso profilo”, nuovi guai per l’ex senatore Caridi?

Inchiesta ”Basso profilo”, nuovi guai per l’ex senatore Caridi?

Alessia Candito 28 Gennaio 2021

Se c’è qualcuno che rischia di non essere per nulla contento dell’arresto di Antonio Gallo, imprenditore legato ai clan del crotonese e principale indagato dell’inchiesta “Basso profilo”, è di certo l’ex senatore Antonio Caridi. E non solo perché di Gallo è amico storico e compare d’anello. Ma soprattutto perché le chiacchierate dell’imprenditore finite agli atti dell’inchiesta non fanno altro che confermare il ruolo e il peso che a Caridi, imputato per concorso esterno nel maxiprocesso Gotha, la Dda di Reggio Calabria contesta.
Per i magistrati della procura antimafia di Reggio Calabria, l’ex senatore è un politico costruito tavolino dai clan e fin dall’inizio della propria carriera “creato” per rappresentarne e curarne gli interessi nelle istituzioni e nelle amministrazioni. Un “riservato”. E un “manuale pratico del riservato, con esercizi ed esempi su come mettersi a disposizione” sembrano tutte le conversazioni di Gallo che abbiano a che fare con Caridi. E non sono poche. Anzi.

La politica via maestra per appalti e lavori
Premessa, l’imprenditore considerato braccio economico dei clan del crotonese inizia ad essere monitorato in un momento molto particolare. Caridi è stato arrestato, non ha più alcun appoggio fra politici di rango che gli consenta “entrature” – così chiama i canali privilegiati per accedere ad appalti e affari – per questo bussa alla porta dell’Udc. Ci arriva scalando tutta la filiera della politica, dai consiglieri comunali 
Tommaso Lorenzo Brutto, passando per l’assessore regionale Talarico – tutti finiti ai domiciliari – fino ad arrivare al segretario nazionale, all’epoca eurodeputato, Lorenzo Cesa, al momento solo indagato. Motivo? Vuole stare nel giro degli appalti che contano, vuole canali preferenziali per arrivare alle grandi partecipate di Stato, nomi da spendere per avere contatti, fissare appuntamenti vis-a-vis, smuovere pratiche come quella che sta su qualche scrivania” a Lazio Innova, la partecipata di Regione Lazio che eroga finanziamenti e a cui Gallo – e lo chiede esplicitamente all’assessore regionale Talarico – vuole arrivare.

Dal Senato alle grandi commesse, Caridi passe-partout
Vedi cosa vuol dire avere un politico al posto giusto… mannaggia ai guai mannaggia” lo sentono lamentarsi più e più volte gli investigatori. Quando Caridi era al Senato e l’inchiesta Mammasantissima ancora non lo aveva travolto, per l’imprenditore – dice Gallo – era tutto più semplice. Io avevo il tesserino del Senato, capito? Entravo uscivo, avevo la chiave del suo ufficio, quindi non… facevo tutto da lì, non è che facevo… mi, mi creavo i contatti avevo fatto un percorso… poi lui era uno che si faceva volere bene pure a Roma” si dispera. Per gli investigatori è chiaro. Quando l’ex senatore era ancora in libertà Gallo si recava autonomamente presso l’ufficio di Antonio Caridi al Senato e fissava appuntamenti importanti accreditandosi o addirittura spacciandosi per il Senatore Caridi stesso (tanto era il livello di confidenza con lo stesso)” si legge nelle carte.E poi – è sempre l’imprenditore a dirlo – “avevo situazioni ancora importanti lavorative, che avevamo creato dei rapporti con lui… il problema è che è dentro (in carcere ndr), questa è la cosa più grave, il lavoro va e viene”. Un esempio? Lo confessa lui stesso mentre parla con l’imprenditore Domenico Chilà, definito dagli investigatori imprenditore operante per conto di alcune ‘ndrine, fra le più forti attive nella città di Reggio Calabria”. È lui a chiedergli ma l’appuntamento tramite Manutencoop l’avete avuto tramite Totò (Caridi ndr)? perché Totò lì conosceva a questi di Manutencoop”. Si tratta di una delle ditte che più ha lavorato per i milionari appalti all’ospedale di Reggio Calabria. “Mi ricordo – dice sempre Chilà – che quando è successo dell’ospedale… a Reggio, Totò… inc… e mi ha detto… inc… c’è nel mezzo Manutencoop… inc… qualcosa da farsi, gli ho detto vedi un po’, e mi disse “Mimmo ora vediamo che cosa succede…” lo hanno arrestato.. era quel periodo che lo hanno arrestato”. E Gallo non solo conferma, ma rilancia “anche a Dussman conosceva… sì all’epoca sì… non è solo quello, c’aveva altre situazioni ancora importanti”. E si tratta di un colosso del facility management da 2 miliardi di fatturato annuo, 500 milioni dei quali soltanto in Italia, in parte messi insieme con appalti e commesse negli ospedali calabresi.

La macchina elettorale di Caridi
Ma Gallo non si limita a “raccontare” il fondamentale ruolo di Caridi nel mondo degli affari e delle commesse pubbliche e para-pubbliche. Dalle sue conversazioni si comprende anche il peso e la macchina elettorale – non esattamente limpida – che a lui faceva riferimento. Anche mentre era dietro le sbarre. Quando l’imprenditore – secondo i magistrati in cambio del coinvolgimento dell’allora segretario nazionale 
Lorenzo Cesa – ha promesso all’assessore regionale Talarico una valanga di voti a Reggio Calabria, è proprio a casa di Caridi che si trova a bussare. Quella reale, contattando lo zio dell’ex senatore, che autorizza Gallo a mobilitare i grandi elettori dell’ex senatore. E quella di ‘Ndrangheta. Perché per i magistrati tale era quella che Antonino Pirrello, giovane imprenditore imparentato con uomini dei Serraino, e Natale Errigo, con zii e cugini fra gli alti papaveri degli “arcoti”, l’élite della ‘Ndrangheta di Reggio Calabria, erano in grado di muovere.

I giovani arcoti “nel gruppo” dell’ex senatore
Del resto, lo “confessa” intercettato lo stesso Errigo, 34enne dipendente di Invitalia con il “pallino” della politica, che anche alle ultime comunali si è fatto notare come sostenitore di De Biase, candidato non eletto della Lega. A Talarico, si presenta in modo chiaro. 
Noi siamo il gruppo… diciamo, che seguiva Antonio (Caridi ndr) dappertutto, andavamo… cioè per dirne una… andammo anche al compleanno di Berlusconi eh”. E gli fa richieste esplicite Franco a noi ci serve… noi abbiamo bisogno di dare una mano a uno e poi di avere un riferimento… inc… non possiamo fare le cose… nella massima trasparenza” e per non lasciare spazio a equivoci chiarisce è un do ut des”. È invece a Gallo che Errigo chiarisce numeri e termini dell’accordo. “Che voti ho?” dice all’imprenditore tutta la mia famiglia Antonio, gli amici stretti… ad Archi”. E quasi a sottolineare il peso dei voti in quel quartiere che è storica roccaforte dei clan De Stefano e Tegano, specifica capito che ti voglio dire?”.

Accordi elettorali, termini e condizioni
Errigo sa già cosa fare. 
Scendo due giorni prima pure… per andare a raccogliere un po’ di voti… la gente mi sta chiamando ‘Natale a chi dobbiamo votare?’. Sabato mattina prima di andare a votare andiamo da Franco Talarico… “io posso garantirti… e ti dico pure i nomi delle sezioni… ad Archi”. Dove io non parlo né di 100, né di 500 né inc… la mia famiglia, ci muoviamo sempre in trenta quaranta… onestamente… poi possiamo stare qui a dirci tutto quello che vogliamo”. Ed ecco quello che Errigo si aspetta io quando mi viene nella testa, mi gira nella testa chiamo a questo e mi presento “Mi ha dato il numero Franco Talarico”… quando mi gira, quando mi pare a me… nel frattempo prendo l’impegno personale di appoggiare tutto quello che gira su Franco Talarico”. Poi la minaccia. Anche questa esplicita “come non ci fa quello che ci deve fare… io vengo da te… io vengo da te”. Gallo sa perfettamente con chi stia parlando, così come sembra consapevole di quanto siano concrete le minacce di Errigo. Anzi gli assicura di aver parlato in modo estremamente chiaro anche con Talarico. “Gli ho detto – assicura ad Errigo – ‘Vedi che io mi sto esponendo a Reggio, non vedere che vinci e ti dimentichi… che prendono e ammazzano me’”.
La pacifica accettazione del patto con i clan
E stando a quanto riferisce, il politico avrebbe capito perfettamente il senso del discorso, avrebbe accettato termini e condizioni e anzi – sembra di capire – messo in conto anche un
 “contratto di lunga durata” con Gallo e gli arcoti, valido anche per una rielezione. C’era anche Tonino (Pirrello)” dice Gallo nel riferire le parole dell’assessore regionale, che – giura – gli avrebbe assicurato “’Datemi una mano che io sarò riconoscente’ perchè i voti voi ce li avete non ce li ho io’ mi ha detto (Talarico ndr) ‘non è che vado la e me ne scappo mi ha detto… che faccio altri 5 anni?’”. Un’allusione, secondo gli investigatori a future tornate elettorali. Perché grazie ai voti promessi Talarico non solo pensava di essere eletto una prima volta in Parlamento, ma di avere un seggio assicurato anche in caso di nuove elezioni. E poco importa che non sia riuscito a centrare neanche la prima. Per orientamento consolidato della Suprema Corte, il reato c’è comunque.

Atti a Reggio Calabria
Tutti atti che – secondo indiscrezioni – adesso verranno trasmessi a Reggio per gli approfondimenti del caso. Al pari di quelli che forse più di altri rischiano di inguaiare ulteriormente l’ex senatore, oggi imputato in Gotha. 
La polizia giudiziaria – si legge nelle carte – ha messo in risalto la circostanza per cui la detenzione del Caridi avrebbe suscitato nel Gallo una certa indisposizione, poiché gli era venuto a mancare un riferimento importante”. E il 26 marzo, giorno della scarcerazione del politico, Gallo – si legge nelle carte – si incontrava con Caridi Antonio all’uscita autostradale di Lamezia. Nel corso dell’incontro Caridi chiedeva a Gallo se stesse lavorando, segno questo che effettivamente il politico si sentiva elemento importante per assicurare al proprio amico rapporti più solidi con ambienti della imprenditoria romana e reggina. Nel prosieguo della conversazione i due parlavano delle elezioni politiche”. Conversazioni di cui allo stato non si conoscono i dettagli, ma che probabilmente i magistrati della procura antimafia di Reggio Calabria saranno interessati ad approfondire.

Fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/309-topnews/81967-inchiesta-basso-profilo-nuovi-guai-per-l-ex-senatore-caridi.html

 

 

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