Inchiesta antimafia sul calcio: trema la serie A, dalla Juve alla Lega Pro

Il Mattino, Giovedì 26 Gennaio 2017

Inchiesta antimafia sul calcio: trema la serie A, dalla Juve alla Lega Pro

La commissione antimafia accende un faro sul mondo del calcio. I parlamentari ascolteranno i presidenti di Figc, Aic, Lega di serie A, Lega di serie B e Lega pro. Obiettivo: fare chiarezza sulle intrusioni di una criminalità organizzata che nel pallone cerca, come spiega Stefano Vaccari (Pd), «un utile volano per acquisire consenso elettorale, economico e finanziario». Nel maggio scorso, d’altra parte, Federcalcio, Leghe e Viminale avevano firmato un protocollo per misure di prevenzione alle infiltrazioni mafiose nel calcio. Ora, nell’ambito del lavoro di indagine dell’ Antimafia, il deputato Angelo Attaguile (Lega) annuncia di «volere iniziare con la Juventus», per poi occuparsi «del Crotone, del Catania e di tutte le società, anche della Lega Pro, che sono finite nel mirino della giustizia».

Ma il presidente del comitato ‘mafia e sport’, Marco Di Lello (Pd), informa che solo fra qualche settimana si deciderà se convocare i vertici del club bianconero. Prima bisogna sentire (il 7 febbraio) i pm della procura di Torino che, nel quadro dell’inchiesta ‘Alto Piemontè sulla ‘ndrangheta nel Nord-Ovest, hanno indagato sul business del bagarinaggio. Un ex capo ultras (che adesso compare fra i 23 indagati per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio) è accusato di avere messo in contatto un componente della famiglia Dominello, considerata una emanazione del clan Pesce Bellocco, con la dirigenza della Juventus. Fu steso, secondo gli inquirenti, un vero e proprio patto: il boss avrebbe fatto da portavoce ad alcuni gruppi della tifoseria organizzata, mantenendo «la pace nella curva», e in cambio avrebbe ricevuto quote di biglietti da distribuire ai supporter o da trattenere per sè e destinare al bagarinaggio.

A carico della società bianconera non sono emersi reati penali. Le carte, però, sono passate alla procura della Figc, le cui indagini si sono concluse con parole d’accusa nei confronti di Andrea Agnelli, citato dal capo ultras: «mi vidi con lui e parlammo della gestione di biglietti e abbonamenti». Dunque, secondo il Fatto quotidiano, nella sua relazione il procuratore Figc parlerebbe di incontri di Agnelli «con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ultras» Mentre lavoravano su ‘Alto Piemontè i pubblici ministeri di Torino hanno interrogato tre dirigenti juventini: l’allora responsabile del marketing Francesco Calvo (poi passato al Barcellona) e i delegati del settore biglietteria e sicurezza Alessandro D’Angelo e Stefano Merulla. Non sospettavano che Dominello fosse legato alla ‘ndrangheta, non presero informazioni specifiche su di lui. Sembrava soltanto una persona in grado di svolgere con «efficacia» l’incarico. In ogni caso, non c’è prova che i dirigenti fossero consapevoli di stare agevolando la criminalità organizzata. «Nessun dipendente o tesserato della Juventus è stato indagato in sede penale», ribadisce dunque oggi la società, precisando di avere «sempre collaborato» con la giustizia, quella penale e quella sportiva.

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