Inaugurazione anno giudiziario, Gratteri: “Grazie ad Orlando rivoluzione a Catanzaro”.UN PROCURATORE CHE,OLTRE A LAVORARE,PENSA ANCHE E PROPONE

Inaugurazione anno giudiziario, Gratteri: “Grazie ad Orlando rivoluzione a Catanzaro”

“Il Ministero della Giustizia ha fatto qualcosa di coraggioso con la riforma della geografia degli uffici giudiziari. Serviva però ancora più coraggio o una maggioranza più forte per fare altre riforme. Bisogna chiudere, per esempio, alcune Corti d’appello e ridurre il numero di magistrati anche in luoghi di grande tradizione perché non è possibile e accettabile che alcuni pm abbiano 50 fascicoli e altri 1.500”. É il grido d’allarme lanciato dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, nel corso della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario. Gratteri ha anche sottolineato “la necessità di riformare il sistema carcerario. Servono quattro carceri da cinquemila posti, inserendo il lavoro per riabilitare e rieducare i detenuti, così come accade per i tossicodipendenti. In questo modo avremmo il Paese più pulito del mondo. Per fare queste cose, però, ci vuole coraggio. C’è anche il rischio di essere tacciati di fascismo, ma io non ho di queste preoccupazioni” “Sono grato al ministro Orlando – ha detto ancora il procuratore Gratteri – perché dopo decenni di parole e false promesse dalla politica nel Distretto di Catanzaro si è vista la luce con l’aumento della pianta organica della Procura e l’arrivo di nuovi magistrati. È stato l’inizio di una rivoluzione. A Catanzaro stiamo cercando di cambiare il modo di approcciarci al lavoro. Quando sono arrivato qui ho trovato magistrati capaci ma spenti, tristi, rassegnati. Abbiamo cambiato mentalità”. “Avevamo un problema con le avocazioni – ha aggiunto il Procuratore di Catanzaro Gratteri – perché ce n’erano circa 100 al mese. Ho pensato di cacciare dai corridoi della Procura di Catanzaro tutti i vagabondi e gli spioni che giravano e ho aperto le porte alle parti offese che avevano bisogno di parlare. Due volte a settimana dedico il pomeriggio ad ascoltare la gente che soffre. In questo modo ho eliminato le richieste di avocazione”. Il Procuratore di Catanzaro ha poi evidenziato come al suo arrivo, nel 2016, ha trovato una mole di fascicoli arretrati. “Alcuni – ha detto Gratteri – risalivano addirittura al 2000. Ora il più vecchio è del 2013”. Gratteri, in conclusione, ha ribadito la richiesta “di istituire i Tribunali distrettuali. È necessaria la specializzazione. Non si possono improvvisare collegi giudicanti che devono processare famiglie di ‘ndrangheta di serie A che hanno interessi in tre continenti. Si tratta di una riforma urgente e seria per evitare pasticci e cadute di credibilità”. “Non bisogna piu’ lamentarsi, la pianta organica delle procure del Distretto di Catanzaro e’ adeguata: si puo’ lavorare con serenita’, basta organizzarsi bene”. E’ quanto ha affermato il procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del capoluogo. “Non piangiamo piu’, altrimenti non siamo credibili. Certo – ha precisato – cosa diversa sono i tribunali. E’ urgente la creazione dei tribunali distrettuali, e’ necessaria la specializzazione, perche’ ci vogliono almeno 4-5 anni per capire cos’e’ la ‘ndrangheta e poi iniziare a lavorare. Ci vuole qualcosa in piu’, ci vuole l’esperienza, che significa anni di lavoro, per giudicare famiglie di ‘ndrangheta presenti in tre continenti contemporaneamente: questa – ha rimarcato Gratteri – e’ una cosa urgente da fare, per evitare pasticci e cadute di immagine”. Secondo il procuratore di Catanzaro “il ministero della Giustizia ha mostrato coraggio con la revisione della geografia giudiziaria, ma forse ci voleva ancora piu’ coraggio o forse ci volevano maggioranze piu’ forti per fare altre riforme come chiudere le Corti d’appello o ridurre il numero di magistrati anche in uffici di grandi tradizioni o perche’ non e’ piu’ accettabile che in alcune Procure ci siano sostituti con 50 fascicoli e in altre Procure sostituti con 1500-2000 fascicoli”. Le piante organiche di tutti gli uffici, requirenti e giudicanti, “sono inadeguate sia in relazione al numero dei magistrati che a quello del personale amministrativo”. E’ questa la situazione del Distretto giudiziario di Catanzaro descritta dal presidente della Corte d’appello, Domenico Introcaso, nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario nel capoluogo calabrese. “Le scoperture di organico – prosegue la relazione – sono ormai endemiche dal punto di vista quantitativo. A stabili percentuali corrispondono solo modificazioni soggettive trasferiti ma invarianza nel numero. Il risultato e’ un movimento migratorio costante in uscita con entrate costituite da magistrati ordinari di prima destinazione che, per vincoli ordina mentali, non possono svolgere funzioni di Gip/Gup. Le dinamiche relative ai trasferimenti – scrive ancora Introcaso – presentano una ricorrenza temporale ormai quadriennale, tale da determinare scoperture prossime al 50% in tribunali medio-piccoli (Vibo Valentia, Crotone). Il fenomeno della mobilita’ ha creato il “paradosso Calabria” per cui in tribunali costituiti in larga maggioranza da magistrati ordinari in tirocinio (Mot) i processi di allarme sociale locale, nazionale e internazionale – aggiunge il presidente della Corte d’appello di Catanzaro – sono celebrati da collegi composti da Mot, con risposte comune di efficacia. Il disagio trova espressione nelle criticita’ dei tribunali di Catanzaro, Crotone, Paola e Vibo Valentia”. La relazione poi rileva come “non minori sono i problemi che affliggono le procure della Repubblica presso i tribunali del Distretto, le cui piante organiche sono state solo di recente razionalizzate mediante redistribuzione dei magistrati e rafforzamento della Procura distrettuale tenuto conto – conclude Introcaso – del crescendo della criminalita’ di stampo mafioso nell’intero territorio”. “Catanzaro può essere un modello virtuoso per i giovani magistrati”. Lo ha detto Luca Palamara, componente togato del Csm, intervenuto a Catanzaroper l’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Solo facendo funzionare tutte le componenti della ‘squadra-Stato’ – ha detto ancora Palamara – si può combattere efficacemente la criminalità organizzata. Il Csm è molto attento alle criticità che emergono dai distretti. È il momento di fare delle scelte per una ridistribuzione dei tribunali. Quanti sono ancora utili? Quali modifiche fare? E sui Tribunali distrettuali bisogna iniziare a riflettere”.

Gli Uffici di procura di Catanzaro – ha detto ancora Palamara – sono stati recentemente impegnati in importanti ed efficaci azioni di contrasto alla criminalità organizzata grazie anche all’efficace copertura dei posti in organico operata dal Csm. Ora va valutato il nuovo assetto della organizzazione degli uffici requirenti e delle procure generali presso le Corti d’appello, anche alla luce della nuova disciplina delle avocazioni, armonizzandola con la nuova circolare del Consiglio sugli Uffici di procura, che impone il dovere di lealtà tra sostituto e procuratore capo” Sguardo vigile del Csm ai luoghi di frontiera e alle realta’ impegnate nella lotta alla ‘ndrangheta, che presuppone un efficace coordinamento di tutte le componenti dello stato, magistratura, forze dell’ordine e istituzioni devono far parte di un’unica squadra: lo Stato”. Lo ha detto il togato del Csm Luca Palamara all’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte d’Appello di Catanzaro. “Negli ultimi anni abbiamo nominato tutti i vertici della magistratura del distretto della corte d’appello di Catanzaro – ha ricordato Palamara – la magistratura, soprattutto al Sud, deve affrontare la sfida della modernita’ e avere dirigenti preparati e qualificati. Se necessario anche valutando meccanismi di modifica alla attuale disciplina della conferma dei dirigenti, anticipandone la valutazione”. Inoltre, secondo il togato, “andrebbero istituiti tribunali territoriali nel distretto, proprio per superare le croniche problematiche legate alla mobilita’ e alla carenza di organico”. “Gli uffici di procura di Catanzaro – ha osservato ancora Palamara – sono stati recentemente impegnati in importanti ed efficaci azioni di contrasto alla criminalita’ organizzata grazie anche all’efficace copertura dei posti in organico operata dal Csm. Ora va valutato – ha aggiunto – il nuovo assetto della organizzazione degli uffici requirenti e delle procure generali presso le Corti d’appello, anche alla luce della nuova disciplina delle avocazioni, armonizzandola con la nuova circolare del Consiglio sugli uffici di procura, che impone il dovere di lealta’ tra sostituto e procuratore capo”. «Al momento la lotta alle mafie è davvero impari perché mentre le criminalità organizzate si muovono senza confini, le Procure e le forze dell’ordine hanno competenza solo sul loro territorio”. Lo ha detto il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Domenico Introcaso, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. “È necessario – ha aggiunto – approfondire le investigazioni sulle articolazioni straniere della ‘ndrangheta per scoprire come cresce e si sviluppa in relazione agli equilibri criminali mondiali. Secondo i dati diramati, a suo tempo, dal Ministero dell’Interno, in Calabria vi sarebbero 160 organizzazioni criminali, per un numero di 4.389 affiliati: di essi 2.086 sono presenti nel territorio del distretto di Reggio Calabria e 2.303 in quello di Catanzaro”. La criminalità «trova collocazione nel distretto in numerosi ‘locali’, distribuiti sull’intero territorio e particolarmente stabilizzati nei circondari di Vibo Valentia, Castrovillari, Paola e Lamezia. Secondo il presidente Introcaso, “la risposta di giustizia è stata severa ed efficace nonostante le piante organiche di tutti gli uffici del distretto (requirenti e giudicanti) siano inadeguate sia in relazione al numero dei magistrati che a quello del personale amministrativo. Le scoperture di organico sono ormai endemiche dal punto di vista quantitativo. A stabili percentuali corrispondono solo modificazioni soggettive dei giudici trasferiti ma invariati nel numero. Il risultato è un movimento migratorio costante in uscita con entrate costituite da magistrati ordinari di prima destinazione che, per vincoli ordinamentali, non possono svolgere funzioni di Gip/Gup”. Inefficace, secondo Introcaso, si è rilevato «il correttivo normativo tanto da suggerire il ricorso ad applicazioni infradistrettuali od endodistrettuali tali da pregiudicare la già carente efficienza degli uffici di provenienza. Le dinamiche relative i trasferimenti presentano una ricorrenza temporale ormai quadriennale in coincidenza con il periodo di maturazione del requisito minimo di permanenza nell’ufficio tale da determinare scoperture prossime al 50% nei tribunali medio piccoli come Vibo Valentia e Crotone. Il fenomeno della mobilità ha creato il ‘paradosso Calabria’ per cui i processi di maggiore allarme criminale locale, nazionale e internazionale, sono celebrati da collegi composti da magistrati di prima nomina, con risposte comunque di efficacia. Il disagio trova espressione nelle criticità dei tribunali di Catanzaro, Crotone, Paola e Vibo Valentia. La scopertura del personale magistratuale trova massima criticità presso il tribunale di Vibo Valentia, privo del 56% dell’organico”. Il procuratore generale Otello Lupacchini ha evidenziato come “sul territorio è stato avviato un contrasto sempre più efficace sul piano investigativo e personale contro la criminalità di tipo ‘ndranghetistico mediante un’azione mirata al monitoraggio costante delle ‘ndrine e dei locali di ‘ndrangheta”. Secondo Lupacchini nel Distretto di Catanzaro “la giustizia costituisce il presidio più forte e solido per la collettività e per il territorio. Prova ne sia l’incremento dei risultati della lotta all’associazionismo mafioso. Ciascuno però deve fare la sua parte: le istituzioni, i cittadini e il sistema delle imprese. Perché qui in gioco non c’è soltanto il destino del cittadini, ma anche l’efficacia risposta dello stato contro la criminalità organizzata”. Soffermandosi sul rapporto tra magistratura e politica, Lupacchini ha dette che “il giudice si è trasformato in interprete dei diritti del cittadino entrando in tensione e in conflitto con rappresentanti politici. Anche perché questi ultimi, ridotti, a causa del restringimento dei margini di iniziativa e di autonomia decisionale conseguente ai processi di globalizzazione e di crisi della politica elettorale, a una funzione sempre più residuale, vicaria e non di rado parassitaria, sono purtroppo tentati talvolta a compensare il loro potere declinante e precario procurandosi rendite illegali”. “C’e’ consapevolezza di un nuovo panorama della dirigenza nel Distretto che lascia ben sperare per la possibilita’ di aggredire con la necessaria determinazione i gravi problemi emersi in questi anni”. Lo ha detto il procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del Distretto del capoluogo calabrese. “E’ nostra responsabilita’ – ha aggiunto Lupacchini – fare di questa congiuntura favorevole una opportunita’ di radicale mutamento nell’approccio alla organizzazione degli uffici, affinche’ gli sforzi dei singoli e delle istituzioni possano dare effettiva risposta alla domanda di giustizia sia l’insanabile sproporzione tra il numero e la qualita’ delle controversie, la complessita’ delle procedure e le risorse a disposizione”. Inoltre, il procuratore generale ha auspicato che “si incrementi l’interlocuzione tra gli uffici, il Consiglio giudiziario, il Consiglio superiore della magistratura, il ministro della Giustizia perche’ – ha sostenuto Lupacchini – si migliori la distribuzione degli organici nel distretto e si eliminino sottovalutazioni talvolta incomprensibili”. Nel suo intervento poi Lupacchini si e’ soffermato sull’importanza di alcune recenti inchieste della magistratura catanzarese che – ha evidenziato – “hanno confermato lo svilimento del ruolo della politica”. Infine il pg di Catanzaro ha fatto un passaggio sulla riforma delle intercettazioni: “Una riforma – ha evidenziato – basata su principi importantissimi che vengono affermati, come la tutela della privacy, la riservatezza, la negazione della possibilita’ di introdurre nel processo elementi che sono irrilevanti. Ma il problema e’ proprio quello della irrilevanza: chi stabilisce cosa e’ irrilevante? La legge garantisce effettivamente questa riservatezza? Tutto questo – ha concluso Lupacchini – implica una necessita’ di meditazione, nel momento in cui la normativa entrera’ in vigore”.

 

Sabato, 27 Gennaio 2018

fonte:http://ildispaccio.it/

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