In ricordo di Gigi Daga, una bandiera della lotta contro le mafie

IN RICORDO DI GIGI DAGA

Più unico che raro.

Gigi Daga è stato un personaggio che sarà difficile ritrovare.

Una vita dedicata, la sua, alla famiglia, alla politica, al volontariato.

Alla generosità che caratterizzava il suo agire sommava la perseveranza tipica dei sardi.

Combattente fino all’ultimo.

Siamo andati a trovarlo al “Fatebenefratelli”, a Roma, pochissimi giorni prima della sua morte.

Non poteva parlare, dopo gli interventi subiti.

Scriveva quello che ci voleva comunicare.

E voleva essere informato sulle attività dell’Associazione e sulla situazione aggiornata sull’occupazione mafiosa della nostra regione.

Era arrabbiatissimo per il comportamento del Prefetto di Viterbo che di recente si è rifiutato di rispondere ad una domanda di un cronista circa la presenza delle mafie nel viterbese.

Quasi a negarne l’esistenza.

“Irresponsabile, attaccatelo ”, ci ha scritto su un foglietto, mostrandoci, orgoglioso, la bozza dell’ultimo numero di “Tarquinia città “ in cui ha voluto che fosse riportata un’intervista al Colonnello dei Carabinieri Giorgio Dino Guida sulla presenza delle mafie nel viterbese.

Un’ennesima smentita alle tesi dei tanti negazionisti ancora, purtroppo, in giro nella nostra regione e nel Paese.

Gente che un governo effettivamente impegnato a combattere le mafie dovrebbe rimuovere immediatamente.

Gigi ci ha voluto regalare quella bozza, con alcune sue annotazioni a mano, perché noi riprendessimo l’intervista al Colonnello e la pubblicassimo sul sito dell’Associazione Caponnetto.

Cosa che noi abbiamo fatto.

Negli anni in cui ha ricoperto la carica di V. Presidente Regionale dell’Associazione, Gigi si è speso, senza preoccuparsi dei rischi che correva, a difendere in mille modi la nostra regione –e, in particolare, il nord di questa- dall’invasione mafiosa.

Puntuale, preciso, instancabile nel seguire ed osservare attentamente le vicende del territorio e nel redigere relazioni e dossier sulla situazione esistente nell’Alto Lazio, tutta documentazione consegnata, poi, agli organismi centrali competenti, negli ultimi tempi si era dedicato ad un lavoro meticoloso di aggiornamento delle notizie raccolte.

Le reazioni a tale suo impegno sono state sempre rabbiose, anche, purtroppo, da quella parte dello schieramento politico che avrebbe dovuto essergli solidale e grata sia per comunanza ideale che per l’opera da lui svolta a difesa del territorio.

I procedimenti giudiziari intentati nei suoi confronti sono stati, infatti, numerosi, molti dei quali, però, da lui vinti.

Ma egli non si limitava ad osservare unicamente la situazione esistente nell’Alto Lazio, consapevole del fatto che le mafie non usano paletti nella loro espansione e che, pertanto, anche nel nord della regione è possibile che operino gli stessi clan operanti nel sud.

Gigi Daga era, insomma, la bandiera di un’antimafia reale, non parolaia, non retorica, vera.

Una vita, la sua, impegnata in politica, egli ha saputo, però, ben distinguere le due dimensioni, mai confondendole, mai creando sovrapposizioni.

“L’Associazione, ci diceva sempre, deve servire a raggruppare tutti coloro che vogliono combattere contro le mafie e i mafiosi stanno in tutti gli schieramenti politici, a destra come a sinistra, come gli antimafiosi “.

L’apartiticità, quindi, della nostra Associazione, un principio che noi tutti, a cominciare da Gigi, abbiamo sempre difeso, con i denti, pagando prezzi elevatissimi.

Ma questa è la vera antimafia.

Grazie Gigi, per quello che hai fatto e ci hai voluto dare.

Resterai sempre nei cuori delle persone oneste.

ELVIO DI CESARE

Presidente Regionale Associazione “A. Caponnetto”

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