In ricordo di Don Cesare Boschin, assassinato il 29 marzo 1995 a Borgo Montello frazione di Latina in prossimità della megadiscarica. Le dichiarazioni di un suo fedele amico, Claudio Gatto”.

L’assassinio di un povero prete di campagna, un assassinio probabilmente ad opera della mafia, come lo è stato per Don Puglisi, Don Diana e tante altre vittime. Su un territorio, quello appunto di Borgo Montello di Latina, del quale hanno parlato alcuni “pentiti”- a cominciare da Carmine Schiavone, il cugino di Sandokan, capo dei Casalesi – vicino, peraltro, a quello dove sono stati confiscati molti terreni alla camorra. Di quell’assassinio non sono stati individuati né gli esecutori né i probabili mandanti. Di questo povero prete, ultraottantenne e gravemente malato, ne sono state dette inizialmente di cotte e di crude. Ingiustamente e vigliaccamente, il tutto probabilmente per non parlare di mafia perché quello dell’uccisione è proprio il periodo – gli anni 90 – in cui era… proibito… parlare di mafia in provincia di Latina. Ti davano subito del pazzo. Forse gli inquirenti di quel periodo se avessero imboccato la pista giusta, a quest’ora autori e mandanti sarebbero stati scoperti e sarebbero a marcire nelle patrie galere. Non è stato così e questo povero prete è stato ammazzato per la seconda volta. Ma quello che sconcerta ancor di più è il silenzio tombale della Curia Vescovile di Latina. La Gerarchia avrebbe un forte interesse a far scoprire la verità in quanto ci sono fondati sospetti che Don Boschin sia stato ucciso per ordine della mafia. Don Cesare almeno da morto riceverebbe gli onori che merita, ma anche la Chiesa, come comunità e come istituzione, potrebbe vantarsi di avere fra i suoi ministri coloro che hanno sacrificato la propria vita per combattere il malaffare e le mafie. Addolora veramente la posizione della Gerarchia pontina su questa triste vicenda.
Noi abbiamo seguito questo evento delittuoso sin dall’inizio in quanto chi scrive era all’epoca impegnato nella comunicazione e nei movimenti ecclesiali. Per rendere onore alla memoria di questo povero sacerdote ed anche per contribuire a fare, come associazione antimafia, un pò di chiarezza sulle nefandezze di una mafia sempre più aggressiva ed invasiva in provincia di Latina, abbiamo ritenuto di fare alcune domande a Claudio Gatto, un amico di Don Cesare Boschin e suo fedele parrocchiano.
Domande e relative risposte sono quelle riportate qua di seguito:

Ass. Caponnetto, Perché Lei continua a mantenere vivo il ricordo di Mons Boschin?
C gatto. Ho vissuto questo delitto come un oltraggio personale, dal momento che il parroco è il padre della fede dei suoi parrocchiani, e poi avevo avuto l’incarico dal suo vescovo Bernini di vigilare e assistere questo vecchio prete malato, che rinunciando alla comoda ospitalità della Curia aveva scelto di trascorrere gli ultimi giorni di vita (era ammalato di tumore ai polmoni) tra i suoi parrocchiani. All’obbiezione del vescovo “Chi l’assisterà dal momento che non è autosufficiente?” aveva risposto: “C’è la Provvidenza, ci penserà. ”
Ass Cap.: Come pensa sia maturato questo delitto?
C Gatto. L’uccisione era inimmaginabile, ma attorno al prete, oltre al fatto religioso, ruotano interssi molteplici, di persone umilissime e nel bisogno più acuto ma anche di potenti. Don Cesare non era don Abbondio: sotto l’aspetto dimesso aveva un temperamento deciso e volitivo, con scatti improvvisi, come fra Cristoforo. Minacce ne aveva avute molte, l’avevano anche spaventato, ma non arretrava di un millimetro anche perché era convinto che la tonaca fosse un’armatura impenetrabile.
Ass cap. Si rimprovera qualcosa?
C gatto. Di non aver capito per tempo la gravità della situazione e dopo la tragedia la quasi paralisi che mi ha impedito di scuotere la comunità religiosa ma anche la politica
Ass Cap. Ha avuto qualche riscontro nel tempo?
C Gatto. Il vescovo Pecile, dopo qualche anno, riconoscendo la forza profetica del martirio, ha voluto la lapide di bronzo scolpita nel muro portante della sua chiesa. Il sindaco Zaccheo ha voluto intitolare la piazza del borgo e la via principale a Mons Boschin. La comunità ha intitolato l’Oratorio. La comunità di Trebaseghe, paese natale di don Cesare, ne celebra quest’anno la memoria.
Libera ha coraggiosamente e controcorrente chiesto la riapertura delle indagini ed è ormai senso comune che la matrice del delitto è la stessa di Don Puglisi (93) Don Diana (94) Don Cesare (95)
Ass Cap: Dunque si metterà l’anima in pace?
C Gatto. Ho già l’anima, in pace sapendo da cristiano che il martirio è un grande dono, doloroso ma prezioso, di cui la comunità già gode i frutti con le splendide figure di preti che si sono succedute in parrocchia

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